SERRA A FV: "ITALIANO, TI SERVE UNA PUNTA. SOTTIL ORA SEGUA L'ESEMPIO DI NICO"
Come vivere e conoscere il calcio a tutto tondo. Katia Serra raccoglie in sé un curriculum di eccellenza che ruota intorno al pallone partendo dal campo, con la sua lunga carriera di calciatrice, per arrivare alle qualifiche di allenatore e direttore sportivo, rivestendo per 17 anni il ruolo di responsabile del settore femminile dell’AIC, per passare poi a fare la commentatrice e opinionista TV e cimentarsi infine con il ruolo di scrittrice. Firenzeviola.it, nel giorno di capodanno, ha scelto pertanto di farle una domanda per ogni sua veste.
Come calciatrice, come centrocampista, cosa ne pensa della seconda giovinezza di Bonaventura e della rinascita di Arthur?
“Bonaventura è sempre stato un calciatore intelligente, mi piace per come interpreta il ruolo, la doppia fase, ha idee giuste per dialogare con i compagni, riesce sempre a trovare l’ispirazione e l’ambiente di Firenze lo ha aiutato a sentirsi un leader. Arthur al momento è un giocatore importante e sta dando un buon contributo alla squadra viola ma è un giocatore discontinuo e lo dico guardando la sua carriera e gli ultimi anni in generale. È un giocatore funzionale ma ho qualche dubbio perché non capisco se questa fase positiva è solo momentanea o la consacrazione della sua carriera”.
Come allenatrice, cosa pensa del suo collega Italiano?
“Mi piace, perché è un allenatore convinto delle proprie capacità, convinto nel saper imporre un’identità alla sua squadra. Nel calcio moderno è importante avere idee innovative, idee di gioco e portarle avanti”.
Come direttore sportivo le chiedo di aiutare Italiano e provi a cercare un attaccante che risolva il problema del gol nella Fiorentina.
“Il mercato bisogna conoscerlo da dentro per dare consigli e quello di gennaio è sempre complicato. Alla Fiorentina credo che serva un attaccante funzionale al gioco di Italiano, che attacca la profondità e sia veloce a sfruttare le occasioni e abile nelle transizioni. Il DS cerca caratteristiche non un nome tanto per fare”.
Essendo stata responsabile del settore calcio femminile, non crede che al momento il movimento abbia avuto una frenata?
“Sicuramente si, purtroppo credo che manchi progettualità per consolidare questo sport appena affacciato ai vertici. Per dare un mio contributo a sostenere e sviluppare il settore, sono diventata anche docente a livello accademico all’Università S. Raffaele di Milano e Roma in “Modelli di gestione del calcio femminile”. È l’unico esempio in materia ma credo sia importante insegnare e far conoscere a 360 gradi questo mondo”.
Come commentatrice TV le chiedo quindi un parere sul cammino della Fiorentina, maschile e femminile.
“Le ragazze stanno sorprendendo con una stagione esemplare e possono ambire a qualificarsi in Champions. È un gruppo che diverte e convince, ricco di spunti stimolanti. La Fiorentina maschile è stata limitata dagli infortuni e il recupero di calciatori come Gonzalez sarà un plus per il futuro. Purtroppo è una squadra che finalizza poco e proprio l’assenza dell’argentino toglie qualcosa, visto che riesce a fare gol. Dovrebbero crescere in questo senso anche Kouamè e Sottil, fare unno step per diventare incisivi come Gonzalez. Devono tutti metterci impegno per migliorare e acquisire una sana ambizione, sposare il calcio H24 per superare i propri limiti. Basta guardare Ronaldo, considerato una macchina, ma se non avesse avuto quella mentalità e determinazione non sarebbe arrivato ad essere il migliore anche se chiaramente dotato per natura”.
Cosa l’ha portata a diventare scrittrice con “Una vita in fuorigioco”?
“Il libro racconta la mia storia e tutte le difficoltà che ho incontrato e vorrei che fosse di aiuto alle ragazze ma anche uno stimolo a conoscere culturalmente il calcio femminile, la sua storia e la sua evoluzione. Mi piacerebbe che questa scrittura diventasse un’opera teatrale per far capire l’importanza e la visibilità che meritano tutti gli sport, anche quelli meno conosciuti e praticati perché lo sport è un grande strumento formativo e deve essere al centro della vita di tutti”.


