FIORENTINA, CON JOVETIĆ PUOI SOGNARE
A fine mercato, in Gazzetta decidemmo di scrivere un pezzo che aveva più o meno questo senso: ok, ci hanno portato via Sanchez, Pastore, Eto’o e non siamo riusciti a portare in Italia gli Aguero, ma smettiamola di piangerci addosso. Tanti fuoriclasse sono rimasti e, tra i nuovi arrivati, magari ci sono nascoste pepite d’oro. In fondo, anche Pastore e Sanchez sbarcarono da semi-sconosciuti. In quell’articolo scelsi alcuni protagonisti annunciati e scrissi che Stevan Jovetic avrebbe potuto caratterizzare il campionato 2011-12 come un tempo facevano Zico, Platini e Zidane. Da dominatori, da un gradino superiore. Ne sono convinto.
Talento naturale, tecnica, rabbia agonistica, fame da 21enne: non circola in serie A una miscela del genere. Jo-Jo è, in assoluto, il miglior “acquisto” del campionato italiano. Se la sfiga gli dà tregua, se srotola definitivamente le sue potenzialità di fuoriclasse, avremo un candidato al Pallone d’oro per i prossimi dieci anni. E se la maturazione-consacrazione di Jovetic coinciderà con la crescita del progetto di Mihajlovic, la Fiorentina potrà mirare bersagli che oggi non sospetta, perché questo campionato non ha padroni e offrirà agli outsider corridoi di gloria come mai nel passato recente. Chi saprà imboccarli, si ritroverà molto in alto. Sotto la maschera muscolare pretesa da Conte, la Juve ha lacune tattiche che avversari più spessi potrebbero evidenziare presto: l’esagerata dipendenza da Pirlo; la scarsa protezione che offre il 4-2-4 specie contro avversari che sanno ripartire (Udinese, Napoli…); l’affidabiità a lunga scadenza di una difesa che non ha trovato il rinforzo centrale di cui aveva bisogno; la modesta qualità degli esterni offensivi, fondamentali nel gioco di Conte; la gestione non facile, passata l’euforia iniziale, di giocatori importanti (vedi Vidal) al margine del progetto. Il Milan, anche se recupererà Ibra e il suo potenziale offensivo, potrebbe pagare i limiti di una mediana logorata dagli anni e dalle battaglie e non rigenerata abbastanza. L’ambiziosa Rivoluzione della Roma e l’imbarazzante Restaurazione dell’Inter richiedono tempi non brevi di assestamento. Il Napoli ha dimostrato subito quanto sia difficile gestire euforia e turnover. Difficile, insomma, prevedere una fuga nei primi chilometri di campionato e ancora più difficile oggi immaginare un killer da scudetto che uccida la contesa. Per questo, se Jovetic continua la sua progressione, può imbucare la Fiorentina in un corridoio importante. Ma Jo-Jo non è un tesoro solo di Firenze, è una delizia per tutti i buongustai del pallone, perché porta in sé il fuoco antico dei numeri 10, anche se con le sue gambe forti, i suoi polmoni generosi e la sua anima da battaglia, è l’evoluzione moderna della stirpe. Averlo ritrovato è una gioia per tutti perché quel fuoco si sta spegnendo quasi ovunque. Al Milan il trequartista lo fa, alla sua maniera, il muscolare Boateng. Il Napoli attacca di corsa, senza bisogno, di un ispiratore centrale. Guai a parlare di trequartista a Conte. Ranieri sta per rispolverarlo dopo che Gasperini ha cercato di rieducare Sneijder ad altri compiti. Jovetic non è l’antico 10 che sdottorava, quasi da fermo, alle spalle delle punte. Si muove, si agita, parte largo, ma dell’antico 10 possiede la valigia magica: tocco di velluto, dribbling facile, assist illuminante… Una gioia da buongustai, appunto. Sabato sera si esibirà al San Paolo, dove un giorno, alla festa scudetto di Maradona, un giovane e riccioluto viola, di nome Roberto Baggio, spalancò le bocche finendo in rete in coda a una meraviglia. Maradona, Baggio… Il giovane e riccioluto viola, Stevan Jovetic, è della stessa pasta. Deve solo dimostrarlo al mondo. Pare arrivata l’ora.
Luigi Garlando
Prima firma de La Gazzetta dello Sport


