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Vanoli Atto II: Identità, pressing e quel giglio tatuato sul pettoTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca 2026
Oggi alle 07:21Altre Notizie
di Redazione TMW

Vanoli Atto II: Identità, pressing e quel giglio tatuato sul petto

C’è un filo invisibile, colorato di viola, che unisce il Paolo Vanoli che correva sulla fascia nei primi anni Duemila a quello che oggi guida la Fiorentina dalla panchina.
Ci sono amori che non si dimenticano, ma che scelgono semplicemente di fare dei giri immensi per poi tornare a bussare alla porta del cuore. Quello tra Paolo Vanoli e la Fiorentina non è un semplice rapporto professionale: è una storia di carne, sudore e quel senso di appartenenza che, all'ombra del Cupolone, vale più di qualsiasi ingaggio. Il tecnico di Varese, fresco di ritorno sulla panchina viola dopo la parentesi lampo di Fabio Grosso, rappresenta l’essenza di chi sa cosa significhi stringere tra le mani quel giglio rosso sul petto. Lo sapeva da calciatore, quando nel 2001 alzava al cielo la Coppa Italia in una Firenze ferita ma orgogliosa, lo ha riscoperto da allenatore, quando nel novembre 2025 ha preso in mano una squadra all'ultimo posto, trascinandola a una salvezza capolavoro e ai quarti di Conference League. "Ci è dispiaciuto undici su dieci lasciarlo andare a giugno", sussurravano i dirigenti al Viola Park. Ma il destino, si sa, ha più fantasia di noi.

L’università della Laguna: dove nacque il "Miracolo Vanoli"

Per capire da dove nasca la fame di questo allenatore, però, bisogna riavvolgere il nastro e spostarsi di qualche chilometro più a nord, tra i canali di Venezia. È il novembre del 2022 quando Vanoli sbarca in Laguna. Trova una squadra depressa, un Venezia FC penultimo in Serie B e con lo spettro del fallimento sportivo negli occhi. Lì, Paolo compie il primo grande miracolo della sua carriera. Non solo salva i lagunari, ma l'anno successivo mette in piedi un'orchestra sinfonica che travolge la cadetteria fino alla storica promozione in Serie A del giugno 2024. Il gioco di quel Venezia stupisce l'Italia intera, non era calcio, era una tempesta di ritmo e idee. Un 3-5-2 fluido, europeo, fatto di un gegenpressing feroce che toglieva il fiato agli avversari e di una spinta laterale incessante. In cabina di regia Tessmann e Busio sembravano danzare, mentre davanti Joel Pohjanpalo si trasformava nel totem assoluto di un calcio totale, fatto di sponde feroci e gol da cineteca. Quella squadra non vinceva, dominava il campo con una bellezza estetica rara, che fece innamorare i puristi del pallone. Questo contrasta con molti opinionisti e tifosi viola che criticano Vanoli per il gioco, giudicando Vanoli per la scorsa stagione dove doveva solo fare il miracolo della salvezza, e lo ha fatto.

L'ora del riscatto viola

Oggi quella stessa identità di gioco, quel calcio verticale e coraggioso fatto di pressing alto e appartenenza, Vanoli è pronto a trapiantarlo definitivamente nel motore della Fiorentina. Non ha voluto una seconda chance per riconoscenza o per i vecchi ricordi da spogliatoio. È tornato perché c'è un lavoro da finire, una promessa fatta a una curva che non ha mai smesso di cantare il suo nome.Il Franchi è pronto a ruggire di nuovo, consapevole che in panchina non siede solo uno schema tattico, ma un uomo che sente la maglia viola come una seconda pelle. La caccia all'Europa è ripartita, e Vanoli ha di nuovo il timone tra le mani, per una nuova impresa sposrtiva.

Alla scuola di Conte: dove si forgia l'acciaio

Dietro gli occhi di fuoco di Paolo Vanoli e la sua idea di calcio totale, si staglia l’ombra imponente di un maestro assoluto: Antonio Conte. Se Venezia è stata la consacrazione e Firenze è il palcoscenico del cuore, gli anni passati al fianco del tecnico leccese sono stati l’università del calcio, la forgia dove si è plasmato l’acciaio del Vanoli allenatore. Tra il 2017 e il 2021, Vanoli è stato molto più di un semplice assistente, è stato la spalla silenziosa, l'ombra tattica e il confidente di Conte in due delle sue avventure più logoranti e vincenti. Prima a Londra, sponda Chelsea, dove sotto il cielo grigio d'Inghilterra impara a masticare la pressione del calcio d'élite internazionale, sollevando una FA Cup. Poi a Milano, all’Inter, dove diventa uno degli architetti invisibili della macchina da guerra perfetta che scucirà lo scudetto dal petto della Juventus per conquistare il diciannovesimo tricolore nerazzurro. Da Conte, Vanoli non ha semplicemente "copiato" lo spartito del 3-5-2. Ne ha assorbito l'ossessione per il dettaglio, la sacralità del lavoro quotidiano e quella ferocia agonistica che non ammette repliche. Chi lo vede urlare e sbracciarsi oggi sulla linea laterale del Viola Park ritrova lo stesso identico rifiuto della sconfitta. Ma Paolo ci ha messo del suo, stemperando la durezza contiana con una gestione umana più moderna, empatica, capace di far sentire ogni giocatore al centro del villaggio. Quel gegenpressing che ha fatto innamorare Venezia e che ora scalda i cuori di Firenze è nato lì, tra i video della Pinetina e i campi d’allenamento di Cobham. Una scuola di vita e di pallone che ha trasformato un ottimo collaboratore in un tecnico di primissimo piano.

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