Il Frosinone Cannibale non si ferma: gruppo e mentalità per chiudere al top
Non si ferma questo Frosinone cannibale. Nemmeno la terza promozione in Serie A, conquistata aritmeticamente un turno fa, ha placato l’appetito dei giallazzurri. Il tris rifilato ieri al Pisa è lì a dimostrarlo in modo diretto, tra l’altro con una valenza speciale visto che ha permesso alla squadra di Grosso di eguagliare il record di punti del Leone di Pasquale Marino stabilito nella stagione 2016/17. Nelle prossime due partite, Lucioni e compagni avranno la possibilità di superarlo e affermarne uno nuovo spingendosi fino a quota 80. Chapeau per un ruolino di marcia incredibile che merita di arrestare la propria corsa al comando della classifica dinanzi a tutti, senza se e senza ma. Lo scontro diretto col Genoa dello Stirpe in programma sabato, chiaramente, dirà molto in tal senso. Nel frattempo, ai tifosi non resta che continuare a godersi questa grande bellezza.
MENTALITÀ - In Toscana i presupposti per una sconfitta c’erano tutti. Soltanto lunedì scorso allo stadio e lungo le vie della città esplodeva la festa per la A, eppure il Frosinone è sceso in campo come se nulla fosse accaduto. Determinato, ordinato e a tratti incontenibile a suon di qualità nelle giocate. Questione di mentalità, quella con cui Grosso è riuscito a plasmare un gruppo che sembra davvero non conoscere limiti. Il buon Fabio si è ormai rivelato assai moderno sul campo, oltreché abile nella comunicazione, tattico duttile e perfezionista, portatore puro di un calcio offensivo orientato al dominio. Ma anche motivatore e psicologo, pronto a tirare fuori il massimo dai suoi. Per vincere ovunque, a prescindere dall’avversario. I rivali nerazzurri di D’Angelo se ne sono accorti, provando sulla loro pelle questo atteggiamento famelico.
CHE FEROCIA - Il gol di Gliozzi dopo appena 1’ sembrava potesse divenire l’atto iniziale di una gara con epilogo “dolente” in chiave ciociara, ma col Frosinone niente è come sembra. Gli uomini di Grosso, con una formazione priva di interpreti rilevanti, hanno comunque dettato legge e portato a compimento il ribaltone. Dall’autorete di Rus al sigillo di Caso (giunto al nono centro stagionale) con la zuccata di Borrelli (seconda marcatura consecutiva) ad intervallare, segni tangibili di un Leone voglioso di ruggire ancora. E fra i vari dati di fine match, ne emerge uno che fotografa con nitidezza quanto descritto. Il riferimento va ai 70 contrasti vinti, col Pisa che invece si è imposto soltanto in 38. Ferocia cannibale di chi prosegue a lavorare sodo per consacrarsi come la squadra più forte del torneo cadetto. A un passo dalla perfezione.
GRUPPO - Perché, poi, la questione di fondo è questa. Miglior attacco (57 reti) del campionato e miglior difesa (22 gol concessi insieme al Genoa), un primato rivestito da 25 giornate consecutive e tanto altro. I numeri legittimano la straordinarietà del Frosinone di Grosso, però la sensazione è che non esista cifra in grado di quantificare il valore umano del gruppo. Lo spessore interiore di questi ragazzi, ognuno dei quali sta contribuendo a scrivere una pagina di storia memorabile per il club presieduto da Maurizio Stirpe. Lo spirito con cui ieri Oliveri è entrato in campo da terzino destro meriterebbe i migliori elogi, idem Kujabi che ha finalmente compiuto il suo esordio ufficiale dopo la turbolenta vicenda della cittadinanza italiana. Senza dimenticarsi di Borrelli che, per movimenti e incisività, pare un veterano ma in realtà all’Arena Garibaldi ha collezionato la terza presenza da titolare nell’intera stagione. E loro sono soltanto alcuni dei volti rappresentativi di un autentico capolavoro. È il capolavoro giallazzurro.


