Malinovskyi saluta il Genoa: "Orgoglioso di aver giocato qui. Ai tifosi posso solo dire grazie"
Domenica scorsa il saluto del "Ferraris". Un saluto commovente, uno stadio in piedi per lui. Ruslan Malinovskyi lascerà il Genoa dopo tre anni e approderà in Turchia al Trabzonspor: "Pensavo di non piangere, mi dicevo all’inizio della partita - esordisce il centrocampista rossoblù dal centro sportivo "Signorini" di Pegli -. Già quando il Genoa ha fatto il post mi scrivevano tutti, mi ha toccato. Ho sempre ricevuto il massimo sostegno, ho dato tanto alla maglia del Genoa, lo stadio poi ha un’atmosfera incredibile. E’ un grade onore aver ricevuto questo tributo, significa quanto di buono ho fatto qua e quello che è arrivato a me dai tifosi è stato una cosa incredibile. Sono molto orgoglioso di aver giocato qui, anche con un infortunio brutto ho sempre dato il massimo. Potevo fare di più, ma ho sempre dato il massimo e posso dire ai tifosi solo grazie".
Lascerai a parametro zero.
"Vi dico una cosa: a me è arrivata l'offerta, ci ho pensato qualche giorno, una settimana, e poi ho accettato. Voglio bene al Genoa, voglio che la crescita prosegua perché lo meritano anche i tifosi. Quello che sta a casa, rimane a casa. Io voglio parlare solo di cose belle. Non voglio parlare del rinnovo. Ero in scadenza di contratto, è arrivato un club interessante e si è mostrato interessato a prendermi".
TMW - Ti chiedo cosa ti ha dato Genova e il Genoa?
"Ho ricevuto grande sostegno amore da tutta città. Sono sempre stato libero di girare, di andare al supermercato con tutta la gente che mi salutava, come una persona normale. Secondo me in tutta la carriera, ma soprattutto qui, ho trovato un ambiente e una squadra che mi ha voluto così bene. Ho trovato un grande gruppo di bravi ragazzi, già con Gilardino, tra cui giocatori che sono qui da tempo come Sabelli, Ekuban, Mesias, Badelj, Strootman e Bani. C’era una base dove tutti lavoravano al 100%. E’ un grande gruppo, avrò per sempre un ricordo meraviglioso di questo periodo qui".
Lasci un Genoa che può crescere ancora dopo una salvezza comoda?
"Non è stata comoda (ride ndr). Come dice il mister, contro il Verona, quando eravamo 0-1, eravamo ultimi. Il mister ha riunito il gruppo e con il suo stile di gioco abbiamo visto che siamo cresciuti tantissimo anche a livello individuale. Abbiamo visto come abbia tenuto tutta la squadra insieme e chi entra in campo non cambia nulla".
Il più bel gol o il più importante?
"Contro il Bologna di quest’anno. Era una partita complicata, c’era un po’ di pressione. Mi ricordo le emozioni di quel momento e ho detto: ‘La vinciamo’. Se i tifosi hanno spinto la palla in gol? La spinta dei tifosi qua non manca, basta un episodio e poi esplodono".
Quando sei stato infortunato hai mai pensato a lasciare?
"Siamo tutti uguali. Ci sono periodi difficili. Ricordo qua che arrivavo col sorriso, una battuta con i ragazzi, lasciavo il telefono e mi allenavo. I primi due mesi, con stampelle e viti, sono stati un po’ complicati. Smettere no, quando sei infortunato guardi due settimane alla volta e quando fai un un passo alla volta ti dà la carica. Quando giocavo all’inizio dava un po’ fastidio, è stato un episodio sfortunato".
Cosa ti mancherà di Genova? E quale è stato il ricordo più bello?
"Il mare splendido, lo stadio, tifosi e anche il centro sportivo. Il ricordo più bello qui è che mio figlio Christian è nato qui. Abbiamo un genoano in più".
Sei arrivato da Marsiglia ed è scattata la scintilla.
"Prima del Genoa ho avuto altri interessamenti ma io ho scelto il club rossoblù perché era un progetto serio, concreto e conoscevo i tifosi. Amo il calcio come loro, non mi piace giocare in uno stadio vuoto ma pieno. Il primo anno abbiamo fatto un buon campionato, con un po’ di fortuna potevamo finire vicino alla Conference, il secondo anno un po’ di sfortuna ci sta. Quest’anno ho iniziato a giocare poco poi il mister De Rossi mi ha dato fiducia e grazie a lui ho fatto la seconda parte di stagione".
Cosa dirai ai tuo compagni?
"Ci sono tanti ragazzi che hanno esperienza. L’unica cosa che ho detto è che hanno poco tempo, la vita di un calciatore passa velocemente e di divertirsi. Un giorno sei il top e un altro hai la concorrenza che ti fa crescere. Ho detto anche ai giovani di porsi obiettivi minimi. Ragazzi che magari hanno giocato 10 partite devono puntare a giocare 15".
Questo Genoa può puntare a qualcosa in più come l’Europa?
"I tifosi lo sono già. Lo stadio secondo me è bello anche se un po’ da rimodernare. La concorrenza è molto alta, è importante tenere quei giocatori che possano mettere le basi. Se cambi tanti giocatori ogni anno non è facile. Spero che il Genoa possa fare tante cose, io non guardo obiettivi a lungo termine ma partita dopo partita".
Hai giocato in Belgio, Francia e Italia: c’è differenza nel calcio di questi tre paesi?
"In Belgio per me è il miglior posto per far crescere il giovane. Perché i belgi sono molto disciplinati e lì c’è solo il calcio. E in campionato fanno giocare i giovani anche se in campo dovessero sbagliare. Non c’è tanta tattica ma dopo 60 minuti diventa tipo ping-pong: attacchi da una parte e dall’altra passando il centrocampo. Noi abbiamo vinto il campionato perché abbiamo fatto più gol dopo il 65° minuto. In Francia sono andato in un grande club dove c’è molta pressione, secondo me tatticamente non è come in Italia dove undici giocatori devono sapere il suo ruolo sul campo. In Italia nella fase difensiva è molto disciplinata".
Il calcio di Gasperini e quello di De Rossi sono quasi similari?
"Il loro modo di fare calcio è diverso. Forse fate riferimento ad alcuni dettagli. L’unica cosa di simile è quando mister De Rossi e Gasperini fanno la seduta video, anche se non parli italiano, capisci subito. Quando il mister fa i video sembra che alleni da tanto tempo, è molto rilassato e spiega benissimo i concetti. Gasperini è uguale. E questa è la base più importante perché poi tutti e undici sanno quello che si deve fare per ottenere il risultato. Ma sono modi diversi".
L’andare uomo su uomo?
"Anche con Gasperini si dice così. Ma non è sempre così".
Andrai in Turchia. La Turchia va al Mondiale con Montella, l’Italia no. Il calcio turco è migliorato?
"Tanti giocatori ora giocano in Europa e fa la differenza. Secondo me anche l’Ucraina può fare questo passo. La Turchia ha giocatori forti, vedi Yildiz e Guler. Io con la mia Nazionale ho giocato in Bosnia, è un campo più piccolo, non è bellissimo ma intorno c’è tanto entusiasmo e per giunta in una partita secca. Un po’ come a Marsiglia, poi se vai forte chiunque mette in difficoltà chiunque. Se vai forte fisicamente e giochi verticale diventa difficile".
Il Genoa può arrivare in Europa con De Rossi?
"Certo. Io penso di sì. Come allenatore farà una grande carriera, è un allenatore forte ma vediamo chi rimane il prossimo anno e chi arriva come giocatori. Penso sia importante avere quelle caratteristiche per fare il calcio che vuole lui, non solo dal punto di vista tecnico ma anche come intensità, velocità e intelligenza sul campo".
Cosa ti ha dato De Rossi?
"Mi ha dato tantissimo, soprattutto più libertà sul campo. Secondo me è molto bravo a lavorare con giovani, trova sempre la parola giusta. Anche se un ragazzo è timido trova sempre le giuste parole per migliorare".
Farai l’allenatore?
"Non so ancora. Ho ancora voglia di giocare. Tutto dipende dalla salute, come si dice in Italia. Un giocatore importante che non gioca è inutile".
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