Mister promozione: l'incredibile storia di Marco Gaburro
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Il calcio non è fatto solo di grandi personaggi, miti, ma anche di imprese che, ai molti, rimangono nascoste. E alla radio di Tuttomercatoweb.com è arrivato il momento di raccontarne una, legata a un tecnico che per ben 5 volte ha realizzato il sogno di portare la propria squadra dalla Serie D alla C, tra i professionisti. Parliamo di Marco Gaburro, che a Storie di Calcio, condotta da Marco Piccari, ha raccontato la sua vita sul campo.
Nato a Verona nel 1973, è cresciuto a Pescantina, dove ha iniziato ad allenare i bambini nel 1992. Successivamente è passato ai settori giovanili di Sona M. Mazza e Poggese F.C. Proprio a Poggio Rusco (Mn) ha iniziato, in contemporanea con il completamento degli studi presso l'Isef, una lunga carriera alla guida di prime squadre a cavallo tra Veneto, Lombardia e Piemonte, che lo ha visto vincere cinque campionati di serie D (Poggese 2001, Gozzano 2018, Lecco 2019, Rimini 2022, Desenzano 2026).
"Nonostante sia la quinta volta mi capiti di vincere un campionato di D, è sempre come la prima volta - ha raccontato Gaburro -. Solo la prima sale di solito, quindi è un campionato davvero difficile da vincere. A Desenzano sono arrivato proprio con questa missione. La società è nata da poco, ma ha grande voglia di arrivare tra i professionisti. E ci siamo riusciti. Ho passato due anni in Serie C ed era a un bivio, tra il decidere se aspettare ancora o rimettermi in gioco, come fatto spesso nella mia carriera. La proposta del Desenzano mi metteva a rischio ma in un contesto che aveva tutte le care in regola per salire. Ci sono riuscito al secondo anno e questa cosa per me è la chiusura di un cerchio".
Poi ha ammesso: "Alla Poggese ero giovanissimo, è stata la promozione che mi ha dato il là per sbarcare a Coverciano. Poi ho affrontato Lecco e Rimini, due realtà che dovevano riprendersi, mentre Gozzano e Desenzano non avevano mai toccato il mondo dei professionisti. E si è fatta la corsa contro due big come Como e Pistoiese. Sono state due promozioni molto sudate, davvero, due vittorie sudate. Quest'ultima è stata molto difficile, perché portata avanti con una corsa a tre dove non puoi sbagliare nulla. Alla terz'ultima, quando abbiamo vinto a Imola con un uomo in meno e le altre due hanno perso, è stata la giornata che ci ha dato la consapevolezza che il sogno poteva diventare realtà. Ci sono stati infortuni pesanti che hanno costretto a ridisegnare la squadra, ci siamo trovati a fare un girone di ritorno in maniera differente e devo ringraziare la forza di questo gruppo".
Gaburro che ha incrociato nella sua carriera diversi giocatori che poi si sono imposti in Serie A. Come Junior Messias, ora al Genoa: "No, non mi aspettavo potesse fare il grande salto. Era un giocatore che era arrivato tardi alla Serie D. E' una storia bellissima però. E' esploso dopo la promozione con me, a campo aperto è riuscito ad esprimere quel motore importante che aveva. Vedevo che aveva potenziale ma non pensavo che a quell'età, e in così poco tempo, potesse fare quel salto".
C'è però un'occasione che rimpiange: "Forse ho fatto degli errori di scelta, come andare a Olbia dopo Rimini. Andare a Gravina dopo che venivo dalla C di Lecco, però bisogna sempre pensare cosa avevo in testa in quel momento. Sono sempre riuscito a riprendere la mia strada comunque. Livorno? Non l'ho rifiutato, ci siamo visti tre volte con il presidente, era una bellissima opportunità, volevo restare in Serie C e forse era meglio andare in D con loro piuttosto che ad Olbia...".
E ha concluso dicendo: "Ho iniziato ad allenatore i bambini del mio paese quando avevo a 18 anni e ho fatto di tutto per far sì che potesse diventare il mio mestiere. Non ho mai pensato a un'altra professione, anche se mi piace molto cucinare, tanto che a fine anno costringo i miei giocatori a venire da me e ad assaggiare la mia paella. E mi piace scrivere anche. La mia storia però è in continua evoluzione. Ho 26 anni di esperienza ormai, 600 partite in Serie D, più di 100 in Serie C, oltre a quelle nelle giovanili. Spero non ci sia stata ancora la consacrazione, vorrebbe dire che ho ancora margini (ride, ndr). Faccio quello che mi piace, mi piace vivere a contatto con i ragazzi e sono davvero sereno".
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