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Genoa, malumori nello spogliatoio: il caso Razvan Rat agita l’ambienteTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 08:00Serie A
di Ivan Cardia

Genoa, malumori nello spogliatoio: il caso Razvan Rat agita l’ambiente

La presenza dell’ex calciatore in dirigenza è diventata tema di divisione interna. La frecciata di DDR nasconde tensioni
Il pareggio contro il Vicenza, nell’amichevole che ha chiuso il ritiro di Moena, ha lasciato sullo sfondo un tema ben più delicato per il Genoa. Le parole pronunciate da Daniele De Rossi nel post-partita hanno evidenziato la preoccupazione del tecnico per una programmazione che procede a rilento: “Non basta poi cambiare un allenatore dopo dieci giornate per riprendere la situazione”. Dietro il nervosismo dell’allenatore, però, non ci sarebbero soltanto i ritardi sul mercato.

Il doppio ruolo di Razvan Rat

Nelle ultime settimane sarebbe infatti emerso un crescente disagio nello spogliatoio legato alla figura di Razvan Rat, consigliere di amministrazione rossoblù e uomo di fiducia del presidente Dan Șucu. Rat ricopre contemporaneamente un incarico dirigenziale anche nel Rapid Bucarest, altra società controllata dall’imprenditore romeno. Una doppia posizione che starebbe alimentando interrogativi, soprattutto alla luce delle operazioni in corso tra i due club. Il Rapid avrebbe infatti definito l’arrivo dei giovani Latif Ouedraogo e Bebel Doumbia, entrambi classe 2007. Proprio su Doumbia, De Rossi aveva lasciato intendere di voler continuare a lavorare, considerandolo un elemento interessante per il proprio progetto tecnico. Il principale motivo di attrito riguarderebbe però la quotidianità degli allenamenti. Secondo quanto appreso, alcuni giocatori della prima squadra non avrebbero gradito la presenza costante di Rat sul terreno di gioco e la sua partecipazione attiva alle sedute insieme al gruppo. Una commistione tra ruolo dirigenziale e attività sul campo ritenuta poco opportuna da una parte dello spogliatoio. Il malumore, sommato alle difficoltà sul mercato, contribuirebbe a spiegare il campanello d’allarme lanciato da De Rossi.