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Frattesi: “Sento una responsabilità verso la Lazio e Gattuso, pronto a tutto”TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 12:40In evidenza
di Michele Cerrotta
per Lalaziosiamonoi.it

Frattesi: “Sento una responsabilità verso la Lazio e Gattuso, pronto a tutto”

È Davide Frattesi il primo protagonista di MySkills in questa stagione. Il centrocampista della Lazio viene intervistato da Hernanes ai microfoni di Dazn. Il Profeta inizia l’intervista mostrando a Frattesi la carta su FC27: “Va bene dai, mi sarei messo qualcosa in più su fisico e velocità ma non ci possiamo lamentare. Ora tocca a me rialzarla”.

L’ESULTANZA - “Era un pinguino, poi è diventato quello di Madagascar. Una cosa davvero brutta. Una capriola come la tua non riuscirei a farla, mi spaccherei in due (ride, ndr). Con le capriole anche da bambino non ci facevo tanto”.

L’INSERIMENTO - “Io da piccolo facevo l’attaccante, pensavo sempre positivo e questa cosa mi è rimasta. Ogni volta che vedo un uno contro uno o un passaggio che potrebbe portare a un cross inizio a fare una corsettina non tanto forte. Poi mentre lui sta per fare l’ultimo passo provo a vedere bene dove sono i difensori e da lì andare a prendermi lo spazio. Ma questo dipende anche dai movimenti dei compagni: per esempio a Udine non ricordo chi è rimasto con i difensori: il difensore dell’Udinese si è staccato e per me si è aperto lo spazio in cui andare ad attaccare. Col Genoa stessa cosa, poi bisogna anche essere bravi chi fa il cross. Non è facile. Con Nuno ogni tanto ci guardiamo e ci facciamo segnali con le braccia per dare soluzioni. Quando sono marcati bene io provo sempre ad anticipare il difensore perché è l’unica palla che riesce a mettere bene. Mentre se hanno più spazio provo sempre a fare un contro movimento: far finta di andare avanti e poi andare dietro al difensore o il contrario. Poi è più facile fare un cross rasoterra davanti, anche quando il compagno non guarda: è più facile la palla arrivi lì se non c’è tempo per guardare o minore coordinazione. Non è facile colpire in corsa, arrivi veloce e devi essere svelto con i piedi per arrivare a colpire bene la palla. Appena capisci che ti arriva dal passo lungo devi passare a uno velocissimo per arrivare a colpire. Provo sempre a rimanere un po’ di più durante l’allenamento per migliorare dove posso”.

LA FAMIGLIA E IL RITORNO - “Ha avuto un peso importante nella mia scelta di tornare. Da quando mia nonna è venuta a mancare ho sempre avuto il desiderio di tornare a stare in quella che era stata casa per tanti anni. Sono andato via a sedici anni e sono tornato a ventisei: dieci anni fuori casa sono stati bellissimi ma lunghi. Questo ha influito molto. Sono voluto venire io qui, anche parlando col mister sapevo ci fosse una situazione particolare e sto provando a dare una mano tutti i giorni in ogni modo possibile, anche con delle stupidaggini. La sento una cosa molto mia, anche il risultato mi cambia a livello umorale. È una cosa che mi pesa. Giocare per la Lazio è come difendere qualcosa di famiglia: andavo allo stadio con papà e fantasticavamo ogni tanto sulla possibilità di arrivare a giocare in prima squadra allo Stadio Olimpico. È una cosa che è partita tanto tempo fa ed è stata la chiusura di un cerchio per noi, per me, per la mia famiglia e per tutti i miei amici laziali. È stata una cosa molto bella”.

IN CAMPO - “Quando vado in progressione parto quasi sempre da centrocampo: vuol dire che ho ancora spazio sulla linea difensiva. Penso sempre che se mi sposto la palla e la spingo in avanti arrivo prima del difendente. E spesso mi tirano la maglietta e prendono il giallo. Non serve che gli vada tanto addosso, basta spostarla un po’: lui verrà verso di me e quando arriva me la spingo in avanti e gli taglio la strada. Poi puoi guardare se non c’è nessuno e lo aspetti per farti fare fallo o se c’è gente davanti e hai spazio per continuare”.

I VIDEOGIOCHI - “Me la cavo, ma non gioco online: non mi diverto, devo giocare con qualcuno accanto, devo prenderlo in giro. Spesso gioco con mio cognato e ogni tanto con qualche compagno in Nazionale. Devo fare battute, prendere in giro qualcuno. È quello il divertente. La modalità nuova è un modo per tornare bambini, a quando giocavi al campetto sotto casa. Io ho fatto due-tre anni ogni giorno a Castel Giubileo sulla Salaria dove c’era un campetto in cui andavo sempre con mio papà. Non mi faceva usare il destro ma solo il sinistro e mi arrabbiavo sempre, alla fine piano piano ho imparato a usarlo. Chi sfiderei uno contro uno? Non Luca Pellegrini, è troppo forte. Qualcuno scarso (ride, ndr). Sul campetto Nuno, mi diverto”. 

GLI ASSIST - “Nella mia carriera ho sempre segnato tanto ma non ho fatto tantissimi assist. Per completare il cerchio bisogna iniziare a incrementarli, anche se poi se non fanno gol assist non te lo danno. Senza Maignan avremmo segnato col Milan”.

GATTUSO - “Ha influito tanto. Ho già lavorato con lui in Nazionale e ho sempre visto che aveva tanta fiducia nei miei confronti. Anche perché l'anno scorso ho giocato poco o niente all’Inter e lui, nonostante questo, continuava a convocarmi in Nazionale, perché vedeva qualcosa in me. Ho pensato che potesse aiutarmi a tirar fuori qualcosa in più dopo un anno in cui non ho giocato e ho iniziato a dubitare un po’ di me stesso ance se non sono fatto così, ma uno anno è lungo. Ho pensato potesse aiutarmi a tirare fuori qualcosa che finora era mancato, soprattutto a livello mentale. È stato molto influente per quanto riguarda la scelta. Quando ti fidi di me e mi dai in mano qualcosa la difendo fino alla fine e faccio tutto il possibile per ripagare quanto mi hai dato. Per questo sento un legame con la Lazio, ma anche un sentimento di gratitudine e responsabilità per l’allenatore che si è fidato di me nonostante non giocassi da un anno. Questo senso di gratitudine mi spinge a fare più di quello che posso”. 

LO STILE DI GIOCO - “A me piace fare costruzione, soprattutto in un 4-3-3 che è un modulo che mi diverte. Il portiere dà palla al centrale, poi al terzino e da lì si apre un mondo. Se vengono a uomo hai tre o quattro giocate possibili. Preferisco quella con la palla che va alla mezzala, poi all’esterno e io vengo sotto a riprendere l’uno-due. Quelle sono cose che mi divertono. Il tiki-taka in generale non mi fa impazzire, perché almeno non sei il Barcellona dei bei tempi lo trovo un po’ noioso. Ma il Como per esempio gioca benissimo ed è bella da vedere perché una volta uscita poi va dritta in porta. E per questo fa bene: se in Serie A continui a girare la palla l’avversario si mette dentro l’area e o sei l’Inter che ha due attaccanti che fanno da soli o diventa difficile. Io sono più per una via di mezzo: ok il tiki-taka ma poi bisogna andare dritti”.

IL RUOLO - “Al Sassuolo ho gicoato a due con Maxime Lopez e mi sono divertito tanto, avevo spesso la palla e c’erano tante giocate anche con il trequartista. Ma mi trovo meglio da mezzala a destra, dove è più facile giocare all’esterno. Se viene dentro e giochi col sinistro vuol dire che sei più libero e puoi ragionare di più con il piede non tuo. A destra mi trovo meglio. A Sassuolo ero in una squadra molto offensiva, nei primi sei mesi ho anche fatto qualche gol poi dopo il Covid ero a pezzi e si è spenta la vena realizzativa. Ma c’era gente forte, giocavo con Berardi ed è stata una delle mie cose preferite in campo. Ti dava la palla perfetta, mi sono divertito molto nei due anni”.

L’INTER - “Mi porto tanto. Ti alleni con dei campioni e poi provare a raggiungere un livello che poi riporti anche in campo. A livello di mentalità è una delle squadre che è più abituata a vincere. All’Inter non è contemplato il secondo posto o il pareggio. C'è una mentalità globale nella squadra che va dall'alimentazione alle cure prima e dopo l'allenamento che cerco di portarmi dietro. Poi qualcuno mi prende in giro, altri iniziano a bere il brodo di gallina perché c’è il collagene. Sono tutte stupidaggini che alla fine per quanto mi riguarda possono fare la differenza”.

MANCINI - “Con il mister avevo parlato prima del trasferimento alla Lazio e il suo consiglio è stato quello di andare a giocare. È normale che se arrivi in Nazionale che hai novanta minuti sulle gambe e sei in forma è una cosa, arrivare lì che hai fatto dieci minuti a partita è un'altra. Io cerco di aiutare la squadra al massimo e se poi queste prestazioni mi permettono di ritornare in Nazionale, ben venga".

IL TIRO - “Si sente dal rumore se si calcia bene. Inter-Barcellona? Quella è stata forse una cosa irripetibile. Io penso di essere andato a dormire alle dieci di mattina per l’adrenalina, ero completamente fuori di testa. Non sentivo la fatica, poi dopo l’esultanza ho avuto un po’ di giramenti di testa perché avevo urlato troppo. Non ricordo chi aveva buttato la palla fuori, fece un tiro e poi mi sono buttato per terra. Un dottore mi ha dato un gel energetico e mi sono ripreso, ma dopo l’esultanza ho avuto due minuti in cui vedevo le stelle. Poi Acerbi fa un gol con il destro, che non usa neanche per salire sul pullman, pazzesco. È stato tutto speciale. Spero in nuove gioie, anche che vadano vicino a quelle. Il record di Milinkovic di 12 gol? Non dico niente se no porta sfiga (ride, ndr)”.

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