Ode a Brozovic (e una cosa su Marotta)
autore
Fabrizio Biasin
Fabrizio Biasin
per Linterista.it
sabato 10 dicembre 2022, 18:04Editoriale
autore Fabrizio Biasin
10.12.2022 18:04Editoriale
Prima Marotta. In questi giorni si sono moltiplicate le voci e quando si moltiplicano le voci c’è chi legittimamente va in panico: “Marotta torna alla Juve!”, “L’hanno scritto in tanti!”, “Elkann chiama, Beppe risponde!”, “Povera Inter” e così via.
In questi casi chi fa il mio mestiere può fare una cosa sola: verificare come meglio riesce. Ecco, rispetto a queste voci e alla precisa domanda “tornerai alla Juve” il diretto interessato ha risposto “assolutamente no”. Tanto vi dovevo.
E ora Brozovic.
Quando Marcelo Brozovic - centrocampista croato - ha calciato in Arabia Saudita un pallone cruciale a pochi minuti dal termine del quarto di finale Croazia-Brasile, ai suoi ammiratori è venuta una sincope: “Porca miseria, ’sto tiro ti è venuto proprio male, ora daranno la colpa a te che in realtà sei stato gigantesco”. Poi è andata come è andata e, quindi, possiamo serenamente ignorare i detrattori e dire quello che pensiamo (e avremmo pensato anche in caso di sconfitta e relativa eliminazione).
Marcelo Brozovic è un calciatore unico. Badate bene, non abbiamo detto “il più forte”, abbiamo detto “unico”, nel senso che come lui non ce ne sono. Ed è una questione di totale e manifesta serenità (dagli la palla al limite della su area con cinque avversari addosso e stai tranquillo che non si farà prendere dall’ansia), è una questione di resistenza (è nettamente il giocatore che ha corso di più al Mondiale; con oltre 16 km tritati nell’ottavo di finale contro il Giappone, ha battuto il record dei Mondiali), è una questione di eccentricità (la bomba tatuata sul collo, le mutande rosse, il coccodrillo, l’abbinata birretta+sigaretta, l’apparente distacco dalla realtà), è una questione di pensiero (sa sempre dove e a chi dare il pallone), è una questione di scelte (ha preferito rinnovare il suo contratto con l’Inter nonostante i numerosi corteggiamenti, perché sa che star bene in un posto conta più che incrementare lo stipendio altrove) e, sì, è anche una questione di “chi ti trovi di fianco”. Nell’Inter i compari si chiamano Calhanoglu e Barella, mica due pirla, in Nazionale hanno i volti di Kovacic e del Pallone d’Oro Modric, un lusso vero.
Ecco, Barella. In una bella intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, il nerazzurro ha detto così del suo compagno di squadra: “Davanti alla difesa Brozo è il migliore del mondo. Ci sarebbe anche Casemiro, ma lo interpreta in maniera diversa. Nessuno è come Marcelo”. Non ci crederete, ma noialtri siamo stra-d’accordo con lui.
Ps. E poi c’è Lautaro, reduce da partite che a definirle “complicate” gli fai un complimento. Per ora non è il suo Mondiale, ma quel rigore lì, calciato per ultimo, pesante come una tonnellata di ghisa, vale tanto, tantissimo. Evviva il Toro.
In questi casi chi fa il mio mestiere può fare una cosa sola: verificare come meglio riesce. Ecco, rispetto a queste voci e alla precisa domanda “tornerai alla Juve” il diretto interessato ha risposto “assolutamente no”. Tanto vi dovevo.
E ora Brozovic.
Quando Marcelo Brozovic - centrocampista croato - ha calciato in Arabia Saudita un pallone cruciale a pochi minuti dal termine del quarto di finale Croazia-Brasile, ai suoi ammiratori è venuta una sincope: “Porca miseria, ’sto tiro ti è venuto proprio male, ora daranno la colpa a te che in realtà sei stato gigantesco”. Poi è andata come è andata e, quindi, possiamo serenamente ignorare i detrattori e dire quello che pensiamo (e avremmo pensato anche in caso di sconfitta e relativa eliminazione).
Marcelo Brozovic è un calciatore unico. Badate bene, non abbiamo detto “il più forte”, abbiamo detto “unico”, nel senso che come lui non ce ne sono. Ed è una questione di totale e manifesta serenità (dagli la palla al limite della su area con cinque avversari addosso e stai tranquillo che non si farà prendere dall’ansia), è una questione di resistenza (è nettamente il giocatore che ha corso di più al Mondiale; con oltre 16 km tritati nell’ottavo di finale contro il Giappone, ha battuto il record dei Mondiali), è una questione di eccentricità (la bomba tatuata sul collo, le mutande rosse, il coccodrillo, l’abbinata birretta+sigaretta, l’apparente distacco dalla realtà), è una questione di pensiero (sa sempre dove e a chi dare il pallone), è una questione di scelte (ha preferito rinnovare il suo contratto con l’Inter nonostante i numerosi corteggiamenti, perché sa che star bene in un posto conta più che incrementare lo stipendio altrove) e, sì, è anche una questione di “chi ti trovi di fianco”. Nell’Inter i compari si chiamano Calhanoglu e Barella, mica due pirla, in Nazionale hanno i volti di Kovacic e del Pallone d’Oro Modric, un lusso vero.
Ecco, Barella. In una bella intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, il nerazzurro ha detto così del suo compagno di squadra: “Davanti alla difesa Brozo è il migliore del mondo. Ci sarebbe anche Casemiro, ma lo interpreta in maniera diversa. Nessuno è come Marcelo”. Non ci crederete, ma noialtri siamo stra-d’accordo con lui.
Ps. E poi c’è Lautaro, reduce da partite che a definirle “complicate” gli fai un complimento. Per ora non è il suo Mondiale, ma quel rigore lì, calciato per ultimo, pesante come una tonnellata di ghisa, vale tanto, tantissimo. Evviva il Toro.
per Linterista.it
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