Attaccare Bastoni per colpire l'Inter. Ora basta: errare è umano, perseverare è diabolico
Sgombriamo il campo da equivoci: l'espulsione di Alessandro Bastoni ha inciso sull'esito della finale dei playoff contro la Bosnia, il cui risultato (1-2) è valso il terzo Mondiale consecutivo mancato dall'Italia. L'errore del difensore dell'Inter, intervenuto con i tempi sbagliati su Amar Memic, ha infatti determinato l'inferiorità numerica per gli azzurri al 41', con i successivi 80 minuti trascorsi quasi prevalentemente nella propria area di rigore dalla Nazionale allenata da Gennaro Gattuso.
Se ciò è vero, è altrettanto corrispondente a verità che i reali problemi del calcio italiano non siano minimamente da ricondurre al calciatore azzurro. Assenza di un numero sufficiente di giovani lancianti nelle ultime stagioni, mancanza di strutture adeguate per la miglior crescita dei giocatori italiani, un sistema che disincentiva l'emersione di talenti in grado di saltare l'uomo e creare superiorità numerica grazie al dribbling e all'accelerazione nello stretto: sono questi i problemi atavici che frenano la crescita del nostro sistema calcistico.
Può davvero essere Bastoni il problema del calcio italiano?
Alla luce delle difficoltà che caratterizzano il nostro calcio, da oltre un decennio, appare insensato e irragionevole addossare a Bastoni le responsabilità maggiori dell'ennesima disfatta della Nazionale azzurra. Ciò risulta ancora più evidente se si analizza la vera ragione alla base delle accuse rivolte al difensore classe 1999 da una parte dei tifosi italiani: colpire Bastoni per colpire l'Inter. Dal momento del doppio giallo comminato a Pierre Kalulu, per il contatto accentuato dal calciatore interista nell'ultimo derby d'Italia stagionale vinto dai nerazzurri per 3-2, il mondo anti-interista si è dato la missione di colpire costantemente e senza interruzioni uno degli uomini più rappresentativi dell'Inter. Con una finalità ben precisa: minare le certezze del club meneghino per provocare conseguenze negative alla sua causa in Serie A.
Il momento di dire basta
Quella parte del mondo calcistico ha ora l'impulso per alimentare un clima mediatico ostile all'ambiente nerazzurro, utilizzando nuovamente Bastoni per colpire l'Inter nella sua interezza. Un fatto che avviene nonostante, in questo scenario, a subìrne le conseguenze principali sia un uomo che ha già dovuto leggere minacce di morte a sua moglie e i suoi figli per la vicenda Kalulu. Non deve stupire, dunque, che l'italiano stia pensando al trasferimento al Barcellona: oltre alle ovvie ragioni legate al prestigio, all'autorevolezza e alle ambizioni del club catalano, a contare potrebbe essere anche la volontà di tenere sé e la propria famiglia alla larga da un clima tossico, i cui effetti vanno ben oltre il rettangolo di gioco.
A questo punto, a prescindere da quello che sarà il futuro del difensore nerazzurro, non può mancare una richiesta (doverosa) all'intero mondo del calcio italiano: deporre le armi, nella consapevolezza che l'uomo Bastoni, prima ancora che il calciatore, non possa più rappresentare lo strumento di cui servirsi per arrecare danno all'Inter. Per una questione sportiva, umana ed etica.






