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Se bussiamo in sede non c'è nessuno che ci apre: il Milan ha già perso il primo derby anche senza giocare. Svecchiamento panchine? Bello, ma la Serie A arriva ultima anche stavoltaTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 08:00Editoriale
di Tommaso Bonan

Se bussiamo in sede non c'è nessuno che ci apre: il Milan ha già perso il primo derby anche senza giocare. Svecchiamento panchine? Bello, ma la Serie A arriva ultima anche stavolta

Il campionato deve ancora iniziare ma il Milan ha già perso il primo derby. Certo, non sul campo, per quello servirà attendere ancora un po’, ma l’ineluttabile sentenza appare chiara davanti agli occhi. Se paragoniamo il momento storico rossonero a quello dell’Inter, la distanza sembra siderale. Anzi, senza sembrare. Lo è proprio. Non deve essere facile per il tifoso del Milan ultimamente, fuori dalla Champions e con i quadri dirigenziali azzerati. Dall’altra parte, intanto, l’eco di uno scudetto che ancora si fa ben sentire. Vero, quella rossonera non è tra le tre panchine di Serie A che devono ancora annunciare ufficialmente il nuovo allenatore (almeno questo, verrebbe da dire), ma l’arrivo di Ruben Amorim per il dopo Allegri sembra un colpo a salve sparato in mezzo ad una guerra di trincea. Di mercato, ovviamente, non se ne parla nemmeno. Modric resterà? Ci sarà un nuovo centravanti? Leao verrà accontentato? Tutte domande che al momento vanno rispedite al mittente, semplicemente perché se bussiamo a Casa Milan non troviamo nessuno che ci apre. Siamo al 19 giugno – sembra oramai una cantilena - e non ci sono ancora Direttore tecnico e Direttore sportivo, in quello che sembra un vero e proprio film al contrario. Se infatti consideriamo che lo stesso Amorim è stato scelto con il via libera... di un dirigente di un altro club (Krosche, che però non verrà), è proprio il caso di dire che al peggio non c’è mai fine. Ma torniamo al nostro “derby”. In un mercato pressoché immobile in tutta Italia – e anche qui nessuna novità – ecco che l’Inter fa di nuovo la voce grossa. In primis con l’annuncio del rinnovo di Chivu arrivato in queste ore, in secundis (ma neanche più di tanto) con la trattativa per Palestra che si fa sempre più calda. Via Dumfries (impossibile rifiutare il Real), ecco il migliore esterno della passata stagione. Un esborso da 50 milioni, mica poco. Al Milan ci si consola invece con il controriscatto di Camarda, che sicuramente – non ce ne voglia il giovanissimo attaccante al quale auguriamo il più roseo futuro sia con il club che con la Nazionale – non può scaldare neanche in minima parte la Milano a strisce rossonere. Il quesito che ci poniamo adesso è uno solo: il divario è destinato ad aumentare o l’emorragia verrà in qualche modo tamponata? Da un derby all’altro. Mettiamo un attimo in standby quello di Torino e diamo a Carnevali (nella Juventus) e Abate (nuovo tecnico dei granata) il tempo di prendere confidenza con l’ambiente. Spostiamoci piuttosto a Roma, vera e propria cartina di tornasole del calciomercato italiano. Da una parte la Lazio alle prese per il momento con un mercato a saldo zero (non può aumentare il proprio livello di spesa attraverso nuovi tesseramenti senza prima generare risorse tramite cessioni). Dall’altra la Roma, su cui pesa la scure della UEFA: in merito ai target fissati per la stagione 2025/2026 in termini di settlement agreement, il club giallorosso ha leggermente superato l’obiettivo intermedio fissato per l’esercizio finanziario conclusosi nel 2025: da qui l'ammenda di 2 milioni di euro. Avendo inoltre registrato un rapporto tra costo della rosa e ricavi superiore al 70% per l’anno solare 2025, al club giallorosso è stata inflitta anche un’ulteriore ammenda di 4 milioni di euro. Ma i compiti non sono finiti per il club dei Friedkin: rientrerà nel settlement agreement anche il bilancio da chiudere al 30 giugno, ed è il motivo per cui i giallorossi devono realizzare cospicue plusvalenze entro fine mese. Capite bene che, con anche Juve e Napoli ferme al palo, il c’è un altro divario che si fa sempre più marcato. Quello tra il mercato della Serie A e il resto d’Europa. Purtroppo una costante che si ripete di anno in anno. All’immobilismo sistematico del nostro campionato, dalla Premier sono arrivate delle scosse di assestamento non indifferenti - tanto per citarne solo alcune delle ultime ore – come Munoz al Liverpool (40 milioni all’Osasuna) e Van Hecke al Tottenham (60 milioni al Brighton). Così come da Madrid, sponda Real, dove ai 55 milioni spesi per Cucurella si aggiunge anche l’ingaggio monstre da oltre 10 milioni a stagione per Konate (preso a zero). Del Bayern Monaco anche qui non ne parliamo nemmeno. Insomma, la musica non cambia. Ma è anche inutile ribadirlo. Piuttosto, a conferma di tutto ciò c’è un altro dato. La Serie A 2026/27 si presenterà ai nastri di partenza con un’età media degli allenatori inferiore ai 50 anni, un aspetto che la colloca ai livelli più bassi dell’ultimo decennio. Una sorta di ricambio generazionale delle panchine, complici gli arrivi dei vari Abate, Aquilani e Tedesco, ma che deve far riflettere: nei principali campionati europei l’età media degli allenatori – e non solo da quest’anno – è già particolarmente bassa: circa 43 anni in Inghilterra, 44 in Germania, 47 in Spagna. In pratica, l’Italia arriva ultima (o quasi) anche nella prova di svecchiamento delle panchine. Guardando il bicchiere mezzo pieno, però, almeno qualcosa si muove anche da noi.