Inter, Ausilio: "Cancelo, Hakimi, Dumfries ultimi 3 terzini. Il 4° sarà altrettanto forte e giovane"
Sono tantissimi i temi toccati dal Direttore Sportivo dell'Inter Piero Ausilio, ospite all'interno del Podcast 'Supernova', del noto speaker radio, conduttore e tifoso nerazzurro Alessandro Cattelan. Queste le sue parole, iniziando dalla cessione Dumfries: "Il rapporto tra di noi è sempre stato sincero, tanto che lui aveva già manifestato la volontà di cambiare già in occasione del primo rinnovo e aveva ottenuto una clausola di uscita. Già l'anno scorso forse c'era la possibilità di salutarlo, ora è il momento giusto per tutti di fare qualcosa di diverso".
E' più difficile fare mercato quando si vince?
"Noi quanto pensiamo ai nostri competitor, oggi, pensiamo a quelli fuori dall'Italia ed è per questo che è un mercato molto difficile, considerando la potenza economica che hanno i grandi club stranieri. In Italia le forze si equivalgono, al di là della stagione sbagliata di Milan e Juventus. Il nostro sarà ancora un mercato nel segno della continuità, in cui terremo d'occhio anche la sostenibilità. L'obiettivo è trattenere i giocatori più forti e comprare bene: Dumfries verrà sostituito con un giocatore altrettanto forte e più giovane. L'importante, a prescindere dalla vittoria o meno, è restare sempre competitivi e al top".
Quando fate una trattativa deve convincere le famiglie?
"Sì, anche le mogli… ho in mente una lunghissima trattativa con la moglie di un ex capitano dell'Inter (ride, ndr). No dai, ho un ricordo molto simpatico di Wanda Nara. Purtroppo sono sempre più i momenti in cui un familiare è coinvolto nella gestione di un calciatore. Dico purtroppo perché per me le famiglie dovrebbero pensare più all'aspetto educativo che a quello professionale. Oggi c'è anche troppa mobilità che i giocatori hanno con i propri agenti: li cambiano ogni sei mesi e anche noi facciamo fatica a capire chi sono i riferimenti"
Una personalità come quella che ha Ibrahimovic si concilia con il vostro lavoro?
"Quando sei parti di un team devi confrontarti con tante situazioni. Voglio star fuori dalle dinamiche del Milan, ma essere stati grandi calciatori ti da dei vantaggi perché conosci certe dinamiche, ma non ti rende automaticamente un grande allenatore o un grande dirigente. Ci vuole tanto studio, aggiornamenti, valutazioni, e dialogo costante con i colleghi e i calciatori".
Ha qualche rimpianto?
"Presi Balotelli a 16 anni che giocava già nel Lumezzane e portammo avanti un percorso educativo mandandolo in Under 16. A dicembre dovemmo spostarlo in Primavera per manifesta superiorità su compagni e avversari e anche lì fece benissimo. Lui lasciava pensare di essere il nuovo crack del calcio italiano e in parte lo è davvero stato. Poi non ha mantenuto le aspettative perché ha avuto altre distrazioni… Altri rimpianti: penso a Kovacic o Coutinho. Abbiamo affrontato in questi 10 anni 2-3 stagioni di assoluta difficoltà e dovevamo far quadrare i conti, che ci portarono a dei sacrifici. Kovacic nei nostri piani doveva essere un perno per l'Inter del futuro. Ha fatto una carriera pazzesca".
Su Gabigol cosa è successo?
"Era il periodo in cui arrivò Suning ma non con quella struttura che ha permesso, con il figlio Steven Zhang, di far crescere l'Inter. In quel periodo eravamo in una fase di conoscenza, in cui c'era un via vai di persone tra avvocati, funzionari, amministratori cinesi e agenti molto influenti stranieri. Con onestà dico che in quel periodo feci molta fatica a rimanere perché non riuscivo a fare il mio lavoro come avrei voluto. Noi quell'anno puntammo Gabriel Jesus, che poi andò al Manchester City. Poi ci ritrovammo senza un Gabriel e qualcuno - non l'area sportiva - propose di prendere l'altro…".
L'addio di Lukaku vi deluse?
"Eravamo molto legati a lui, abbiamo fatto la pace recentemente in un evento a Montecarlo (QUI la nostra news). Io le motivazioni del suo addio le conoscevo, per me ha sbagliato a gestire quella situazione. Era arrabbiato di non aver giocato la finale di Champions ma sono convinto che parlandone, sia con me che con Inzaghi avremmo risolto tutto rapidamente, e magari sarebbe ancora all'Inter da protagonista. Invece lui da un certo punto sparì e da lì capimmo che l'avventura all'Inter fosse finita".
Parlando di allenatori, uno che rimase pochissimo fu Gasperini...
"Negli anni ha dimostrato di essere bravissimo, probabilmente all'epoca era un momento sbagliato, non solo per lui ma per l'Inter. La nostra idea era quella di costruire con Leonardo, ma lui decise di andare al PSG e ci ritrovammo a fare le cose velocemente".
Qual è l'operazione di cui va più fiero?
"Come plusvalenza senza dubbio Onana, arrivato a parametro zero e venduto a oltre 50 milioni. Operazioni che mi hanno 'gasato' sono quelle di Lautaro, Thuram, Calhanoglu, Mkhitaryan... tutti presi a zero, Lautaro meno di 20 milioni. Sono operazioni belle. Anche Hakimi fu preso benissimo. Gli ultimi tre terzini comprati sono Cancelo, Hakimi, Dumfries, il quarto speriamo vada bene come loro. I flop? Quando un giocatore non va bene ti senti responsabile. Detto ciò spesso quando le cose vanno bene i meriti sono condivisi da tanti nei vari club, quando le cose vanno male si punta il dito con il direttore sportivo, ma in genere è tutto condiviso".
Quali sono i calciatori che hanno tendenzialmente una mentalità vincente?
"Penso ai calciatori slavi: faccio fatica a non ricordarne qualcuno che non ha questa mentalità. Croazia, Serbia, Bosnia, sono Paesi piccoli che danno tanta qualità al calcio. Se pensiamo quanti talenti escono ogni anno dai vari Stella Rossa, Partizan Belgrado, Dinamo Zagabria... Noi in Croazia abbiamo fatto tanti affari: da Kovacic, a Brozovic, ora c'è Sucic, un altro che ci lascia intravedere un dna di quel tipo. Un calciatore sopra la media è Mkhitaryan, che resterà all'Inter".
Quali sono stati i pensieri sulle due finali di Champions perse?
"Sia Manchester City che PSG erano due giganti, soprattutto dal punto di vista di valori tecnici. Noi con il PSG arrivammo male, perché avevamo perso uno Scudetto alla fine e mentalmente non avevamo le energie giuste per affrontare un colosso di quel tipo. Magari avremmo perso lo stesso, ma così è stato brutto. Tutti siamo rimasti molto delusi, perché la sensazione è stata quella di non giocarla. E un'Inter più matura poteva fare un'altra prestazione. Per me i valori, seppur fossero più forti i francesi, non fossero così diversi. Sono mancate proprio le energie mentali e alcuni giocatori acciaccati dal punto di vista fisico. Ripartire è stato difficile, c'era anche grande depressione nell'ambiente, un allenatore da cambiare, il Mondiale per Club che è servito a Chivu per conoscere la rosa. Pio Esposito, ad esempio, volevamo mandarlo in prestito in Serie A e invece dopo il torneo abbiamo deciso di puntarci. Da questo percorso è arrivato un doblete storico e magnifico".
Qual è il problema del calcio italiano?
"Non si lavora da sistema. Tante volte si è parlato di ridurre le partecipanti alla Serie A, ma non è stato mai fatto. Un campionato a 18 squadre a mio parere consentirebbe di avere qualche partita in meno in cui potrebbero crearsi delle finestre di cui potrebbero beneficiarne la Nazionale e gli stessi giocatori, che hanno bisogno di riposo".
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