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L’Inter riparte dal via, ma sono le altre a dover inseguire. La Juventus e la banda degli invendibili. I Mondiali XL non cambiano la geografia del calcio. Maldini e un’Italia fuori dagli schemi. Chi chiede scusa a Rocchi?TUTTOmercatoWEB
Oggi alle 00:00Editoriale
di Ivan Cardia

L’Inter riparte dal via, ma sono le altre a dover inseguire. La Juventus e la banda degli invendibili. I Mondiali XL non cambiano la geografia del calcio. Maldini e un’Italia fuori dagli schemi. Chi chiede scusa a Rocchi?

La fascia destra nerazzurra è maledetta, ma c’è chi sta peggio. In America vince chi ha già vinto, in Italia tanti indizi portano a una scommessa
Non c’è due senza tre? Nella Milano nerazzurra si augurano che la saggezza popolare possa sbagliare, una volta tanto. Dopo Marco Palestra, l’Inter saluta Anan Khalaili: nel primo caso se la prende con il diretto interessato, nel secondo con le regole italiane. Sta di fatto che, a ritiro ormai imminente, Cristian Chivu non ha un pezzo essenziale della sua squadra, cioè il post-Dumfries, e potrebbe persino dover rispolverare Benjamin Pavard per sistemare una delle falle in difesa. Marotta, Ausilio e Baccin ripartono dal via e, per questo, non possono affondare su altri colpi - Curtis Jones, per esempio -, dato che la priorità è evidentemente un’altra. Lo stallo dell’Inter non deve però ingannare le concorrenti. A inseguire sono le altre: non si può ignorare la circostanza che in Serie A ci sia una sola squadra che da nove stagioni si qualifica regolarmente alla Champions League, anche al netto del fatto che in questo lasso di tempo avrebbe potuto vincere più scudetti. Prima fra tutte, la Juventus, lontana dalla vittoria come poche volte lo è stata nella sua storia, che ha messo la prima pietra per rifondarsi davvero. Ecco, Giovanni Carnevali dovrà esercitare una delle skill in cui è comunque più versato. Deve vendere: al Sassuolo gli chiedevano di farlo bene, a Torino di farlo e basta. Ha trovato un’autentica banda di giocatori invendibili: anche prescindendo dalle responsabilità di chi li ha comprati - Comolli, per esempio, ne ha più di Giuntoli -, è proprio l’andamento isterico della Juve nelle ultime stagioni ad aver complicato tutto. È impossibile ambientarsi in un contesto che non funziona: forse un fuoriclasse assoluto ci può riuscire, forse nemmeno lui. Sta di fatto che il parco giocatori della Juve ne ha forse uno, e cioè Kenan Yildiz, con tanti altri giocatori, nel migliore dei casi discreti, che sono affogati nella tempesta. Ora devono uscirne: i vari Di Gregorio, Douglas Luiz, Koopmeiners, David e Openda, e via dicendo, sono il primo ostacolo a un mercato complicato anche per quanto riguarda le entrate. Da Torino al Nord America, il Mondiale lo vincerà sicuramente chi l’ha già vinto almeno una volta. Nessuna novità nella geografia iridata e, del resto, non ce l’aspettavamo. L’edizione XL, fortemente voluta da Gianni Infantino per aumentare il proprio consenso planetario, ci ha regalato qualche bella storia e un paio di biscotti di troppo. Non ha cambiato nulla nei rapporti di forza internazionali, ha solo dimostrato che l’Europa aveva ragione a lamentarsi di un sistema di qualificazioni che la penalizza. E forse sarebbe anche da far presente alla UEFA che, negli anni, ha, come l’Unione Europea, raccolto nazionali ben poco europee… Ma questo è un discorso fin troppo ampio. In vista della prossima edizione, tutto sommato, un ulteriore allargamento non sarebbe così malvagio. Almeno avremmo qualche chance in più di qualificarci. Con quale commissario tecnico? Dall’istante in cui Malagò e Maldini hanno annunciato la presenza di Leonardo - che nessuno aveva immaginato, neanche per sbaglio: chapeau - chi scrive è convinto possa toccare ad Andrea Pirlo, a meno che davvero non si trovino i soldi per Pep Guardiola. Maldini lo stima da sempre e avrebbe più senso in un contesto nel quale un decisionista come Antonio Conte non toccherebbe palla su troppe questioni, idem Roberto Mancini. Sarebbe una scommessa, ma lo è tutto il nuovo corso federale, basato sul presupposto molto manageriale che il dirigente di riferimento non sia eletto per questioni politiche, ma scelto per quello che ha fatto in campo. Poi, Malagò non si inganni: senza Mondiali sarà travolto pure lui, non sarebbe giusto il contrario. Ma speriamo che il problema non si ponga mai. Viaggia spedita verso l’archiviazione l’inchiesta della Procura di Milano su Gianluca Rocchi, basata sul nulla. Nelle precedenti puntate avevamo già sottolineato come la vicenda avesse ottenuto il solo risultato di demolire il lavoro - positivo o negativo, questo è tutto un altro discorso - dell’ex designatore e di minarne il futuro, togliendo all’Italia una sua eccellenza. Adesso che la questione dovrebbe risolversi in un buco nell’acqua - detto che poi se ne occuperà la giustizia sportiva, se riterrà di riaprire un fascicolo, visto che il primo l’ha chiuso all’istante -, la domanda è una sola: ci sarà qualcuno che gli chiederà scusa?