16 luglio 1950, il Maracanazo è servito: il Brasile perde il Mondiale contro l'Uruguay
Il 16 luglio del 1950, al Maracanà di Rio de Janeiro, è in programma la finale del Mondiale. Di fronte i padroni di casa, favoritissimi, del Brasile, a cui basta un pareggio per alzare per la prima volta al cielo la Coppa Jules Rimet. L'avversario è l'Uruguay, vincente nell'edizione di vent'anni prima contro l'Argentina, in quel derby rioplatense che portò l'arbitro a scappare subito dopo la fine della partita, oltre a giocare con un pallone diverso per tempo.
Per il Brasile quella partita rappresentava molto più di una finale. Era il simbolo del riscatto di un Paese segnato da profonde disuguaglianze sociali e dall'eredità del passato coloniale. Il calcio incarnava la speranza di un'intera nazione, un sogno che si sarebbe realizzato soltanto otto anni più tardi con il primo titolo mondiale conquistato grazie al talento di Pelé. Alla vigilia della sfida il clima era già quello della celebrazione. La mattina della partita venne organizzato persino un Carnevale fuori stagione e la Federcalcio brasiliana aveva già fatto realizzare orologi d'oro commemorativi destinati ai futuri "Campioni del Mondo".
Quel titolo non arrivò mai. Il Brasile passò in vantaggio con Friaça e sembrò indirizzare definitivamente l'incontro. Il pareggio di Schiaffino gelò il Maracanã solo per pochi istanti: il risultato bastava comunque ai padroni di casa e sugli spalti si continuava a credere che il gol decisivo fosse soltanto questione di tempo. Invece arrivò Alcides Ghiggia. Con una discesa sulla fascia destra sorprese la difesa brasiliana e trafisse Barbosa sul primo palo, firmando uno dei gol più celebri della storia del calcio. In un istante il Maracanã, fino a pochi secondi prima travolto dai cori della torcida, sprofondò in un silenzio irreale. La festa si trasformò in tragedia nazionale, il Maracanazo.
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