Per la Nazionale di Mancini non c'è altro modo: ben vengano gli esordienti. Il Como e la banalità del "così ci riescono tutti"
Un attacco poco creativo, il gol che manca (soprattutto nei primi tempi), quella spada di Damocle che pende incessantemente sulle spalle di Goncalo Ramos, una difesa un po’ troppo ballerina. Ma non solo. La fotografia del Milan attuale ha una patina che infastidisce, non tanto per la classifica in campionato (che resta buona), quanto per la contrapposizione a cui si è arrivati rispetto a qualche settimana fa. Dal "mercato da 10", dopo gli ultimi due risultati che comprendono anche il primo bruttissimo ko stagionale in Europa League, si è passati rapidamente ad una "rosa parzialmente inadatta". Al centro c’è Ruben Amorim, che evidentemente nel parlare ha ingigantito prima oppure esagerato dopo.
Se ci sei batti un colpo
Fatto sta che, restando in tema fotografia, in attesa di rimuovere nel giusto modo la patina di cui sopra, in casa Milan un filtro anti-opaco lo ha messo Cardinale. Più certezze, meno turnover. Che poi, banalmente, vuol dire meno esperimenti. Non è il momento. Si va avanti con Amorim – impossibile per il proprietario rossonero sconfessare una scelta fatta in prima persona dopo così poco tempo – ma serve subito un segnale. Non tra un mese, subito. Domenica contro il Lecce, prima di una lunghissima sosta che altrimenti diventerebbe assai pesante. Forse troppo. Parallelamente, chissà, come già si ipotizza potrebbe davvero servire l’arrivo di una nuova figura esperta, un dirigente capace di aiutare il tecnico non solo nella quotidianità ma anche nella comunicazione.Fabregas cresce anche fuori dal campo
Chi invece problemi di comunicazione non ne ha, decisamente, è Cesc Fabregas. Il quale paradossalmente riesce a migliorare non solo il gioco della sua squadra, ma anche il come e il quando dire le cose. Perché dopo la qualificazione europea della passata stagione, l’ottimo inizio di campionato di quest’anno e la prima storica vittoria in Champions, sarebbe quasi scontato mollare un po’ la presa e lasciarsi andare. E invece no. Arriva la citazione di Mourinho (“Io sono un allenatore con zero titoli, devo fare ancora tantissima strada per dimostrare di essere un buon allenatore”) che calma subito i bollenti spiriti. E dire che, a ragion veduta, ce ne sarebbero eccome di temi per cui elogiarlo.La banalità del "così ci riescono tutti"
Perché al netto dell’inflazionatissima moda di puntare il dito sui soldi spesi dal Como sul mercato (della serie, così ci riescono tutti), una banalità che in quanto tale non può avere logici riscontri, la verità è piuttosto un’altra: nell’ultima gara del campionato prima di una sosta infinita, Fabregas guiderà il suo Como a Frosinone dopo aver guardato in TV Roma-Inter, il tutto con la possibilità (pur non scontata) di chiudere questo primo mini campionato appaiato ad entrambe le squadre in testa alla classifica. Un'ipotesi che può tranquillamente non verificarsi, ma che nel caso lascerebbe il Como comunque lassù, nella solidità e lucidità nel rimanere agganciato al treno di testa. Come fa una grande squadra, insomma. Si creano i presupposti per competere, si coltiva il terreno perché risulti florido al momento giusto. Aspettando, chissà, il passo falso di qualcuno.Italia senza stelle, ma ben vengano gli esordienti
Usciamo infine per un attimo dalle dinamiche del campionato, vista la pausa infinita che ci accompagnerà fino ad ottobre inoltrato. La Nazionale non scalda più come un tempo, i (non) risultati che tutti conosciamo hanno allontanato il tifo dalla maglia azzurra. In più la Nations League interessa il giusto (da sempre). Ma in tutto questo, l'Italia deve ripartire, o provare a farlo. Così, passando in rassegna le prime convocazione di Roberto Mancini, ci viene quanto meno da dire che ben venga il taglio col passato. Nove esordienti assoluti, tanti (tantissimi) giovani, sorprese di questo campionato, conferme di alcuni senatori che restano comunque indispensabili, molti giocatori che arrivano dai campionati stranieri (9). Una ventata di aria fresca che come di consueto già dalle prime ore si scontra con le critiche e i dubbi di milioni di allenatori, ma che allo stesso modo si era resa necessaria. Al di là dei nomi, dei singoli, la Nazionale deve gettare una base per far ripartire il motore. Senza il big in rosa, senza la stella internazionale, ma puntando sul gruppo. Dal quale, chissà, magari potrà crescere il leader che non ti aspetti. A chi critica le scelte, ricordiamo che non esiste altro modo o altra strada per iniziare. "C'è tanto lavoro da fare", dice giustamente Mancini. Da qualcosa bisogna iniziare, e queste convocazioni sono il primo passo.Articoli correlati
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