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Già a metà settembre resta un solo posto Champions? "Spalletti straordinario" ancora una volta: Carnevali conferma la strada dell'immunità

Già a metà settembre resta un solo posto Champions? "Spalletti straordinario" ancora una volta: Carnevali conferma la strada dell'immunità TUTTOmercatoWEB
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Raimondo De Magistris
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Raimondo De Magistris
Oggi alle 00:00Editoriale
Nella serata di ieri Como, Roma e Inter hanno confermato di essere un passo avanti rispetto a tutte le altre big della Serie A

Il grande classico 'calcio d'agosto non ti conosco' quest'anno già a metà settembre ha esaurito le sue argomentazioni. Almeno se si guarda in alto, almeno se si posiziona il mirino sulle prime posizioni della nostra Serie A, quest'anno le prime verità sono emerse e l'hanno fatto in fretta perché forse per capire chi sul podio ci salirà quattro turni posson bastare. Poi ai prossimi 34 il compito di dargli anche un ordine. Ma a cosa ci riferiamo? A Inter, Roma e Como. Tra un Allegri già in difficoltà e un Amorim alla ricerca dell'assetto giusto emerge tutta la solidità di tre progetti già rodati e consolidati. Campioni d'Italia e giallorossi ancora a punteggio pieno, lariani a -2 ma anche gli unici a regalare spettacolo pure in Champions. E che spettacolo col Lipsia...

Como e Roma le anti Inter

Dopo il 4-1 alla squadra della Red Bull Cesc Fabregas l'aveva detto: "Cinque minuti di festeggiamenti e poi testa alla prossima". E infatti il Como visto col Parma sembra non aver mai lasciato il terreno di gioco del Sinigaglia. La stessa attitudine, la stessa determinazione, la stessa voracità anche dopo il vantaggio. L'undici iniziale recitava 24.3 anni di età media, anche meno dei giovanissimi avversari. Ma oggi questo Como ha anche la maturità della grande squadra, ha tutte le carte in regola per aprire un ciclo vincente lungo e duraturo.
Un passo avanti alle altre anche la Roma di Gian Piero Gasperini. La coppia Dybala-Malen non ha nulla da invidiare a Lautaro-Thuram. Tanto, tutto dipenderà da quante partite riuscirà a giocare la Joya argentina ma con un tandem così parti sempre 1-0. E' successo anche ieri sera, sul campo di un Torino schiacciato dalla pressione di Mancini e compagni. Il Gasp matura ma non invecchia, continua a fare scuola anche a 68 anni senza perdere smalto e lucidità.

Ma i favoriti sono sempre loro

Cosa gli manca? Forse un po' di profondità di rosa, quelle due prime scelte per ogni ruolo su cui invece può contare l'Inter campione d'Italia. I nerazzurri in campionato riescono a vincere anche concedendo due gol, anche se sono sotto 2-0 senza Lautaro Martinez, Federico Dimarco e Hakan Calhanoglu. Ieri sera dopo il siluro di Carlos Augusto la squadra di Chivu aveva deciso che bisognava rovesciare la partita e l'Udinese ha potuto solo assistere allo spettacolo. Poi qualcosa da rivedere c'è, il Real Madrid insegna che sotto di due gol rimonti in Italia ma molto più difficilmente in Europa. Però quattro giornate posson bastare per dire che l'Inter anche quest'anno sarà lì in alto, si giocherà il campionato con Roma e Como.

Milan e Napoli indietro

E le altre? Uno, due anche tre passi indietro. Il Milan di Ruben Amorim sta ancora studiando sé stesso, è alla ricerca dei suoi titolari e anche dell'assetto giusto. Di un'amalgama che non si compra al mercato. Il campo fin qui ha dato tante risposte ma non troppe certezze, ha detto che il Milan è una squadra viva ma ancora troppo lontana dal livello raggiunto dalle prime tre.

Decisamente meno entusiasmante il Napoli a cui oggi manca anche il brio e la vivacità dei rossoneri. Allegri non sta riuscendo in alcun modo a nascondere i difetti di una squadra probabilmente a fine ciclo, ha strappato una vittoria contro il Bologna in un momento già delicato dopo tre sconfitte consecutive e a metà settembre ha già iniziato a navigare a vista. Sabato scorso ha già sdoganato la frase 'conta solo il risultato', l'ha fatto dopo che il Napoli è stato messo sotto da Como, Inter e Arsenal. Peggio: ha accettato passivamente la superiorità degli avversari e ha provato solo a limitare i danni.

Il caso Spalletti

E poi c'è la Juventus. Ieri mattina l'amministratore delegato Giovanni Carnevali ha detto: "Abbiamo creato un gruppo di lavoro molto buono con Spalletti che è un allenatore straordinario, fra i più bravi che ci sono". Peccato però che in dieci mesi e mezzo di Juventus il manager di Certaldo non l'abbia dimostrato, nonostante una fiducia sempre e comunque incondizionata. In Primavera mentre proprietà e dirigenza erano sotto processo a Spalletti veniva rinnovato il contratto, un accordo ricco sottoscritto prima ancora di una qualificazione in Champions poi fallita.

Finita la stagione l'allenatore bianconero ha poi vinto il duello con Comolli, ha spodestato il dirigente francese e ha guidato per filo e per segno le scelte di Carnevali. Quando non gli andavano bene - come nel caso del portiere - le ha anche criticate apertamente. La Juventus ha rivoluzionato la rosa seguendo la sua indicazioni, ha riportato a Torino Randal Kolo Muani anche perché l'allenatore era convinto di lavorare con lui come fatto in passato con Victor Osimhen. Non è così, non sta funzionando. Così come non sta funzionando la fase difensiva.

La classifica recita sette punti nelle prime quattro giornate, il campo conferma gli stessi dubbi di un anno fa. Solo che allora Tudor era costantemente sul banco degli imputati, mentre oggi sono tutti colpevoli tranne l'allenatore: fino a quando durerà questa immunità confermata anche ieri da Carnevali?

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