Come al solito tante idee, pochi soldi e tempi lunghi per il mercato Juve
Seduti in poltrona è tutto più facile: fantasticare nel silenzio dei propri desideri, condividere o criticare un obiettivo di mercato e sorridere al primo intoppo. Succedeva una volta, quando almeno si vinceva e c'era la coda per venire alla Juventus, figuriamoci adesso che la Serie A non è più attraente. Le squadre non si costruiscono in poco tempo e quando si riesce si parte sempre da una base già ben collaudata o si possiede una buone dose di fortuna. Il percorso, meglio chiamarlo “progetto”, ha bisogno degli incastri giusti, tra entrate e uscite, alla luce delle limitazioni imposte dal Fair Play finanziario e per evitare di peggiorare la situazione esistente. Ecco spiegato il grado di difficoltà con cui dovrà operare Carnevali e con cui dovrà fare i conti – in silenzio - anche mister Spalletti. Cambiare troppo, a volte, è come cambiare niente. E i tifosi sono i primi a saperlo, soprattutto quando gli obiettivi cambiano in base al prezzo e senza basarsi sulle reali necessità.
Cessioni – Se è difficile acquistare lo è forse di più anche vendere. I giocatori in ballo sono davvero tanti e i principali hanno al momento poco mercato. Ma non illudiamoci perché anche dopo i Mondiali sarà difficile piazzare Openda, David, Zhegrova, Arthur, e forse anche Koopmeiners, senza scendere a patti con la solita formula del prestito pur di abbassare di un anno la durata del loro contratto. Le scelte sbagliate, se non azzardate, restano tali fino all'ultimo giorno. Il mercato passerà dai soldi che si riusciranno ad incassare, invece, rinunciando invece a quei giocatori che qualcosa di buono hanno fatto e potrebbero ancora fare come Kelly, Gatti e Thuram. Tutti e tre hanno estimatori anche in Inghilterra dove converrebbe cederli, anche se alla fine per Gatti e il figlio d'arte saranno i legami con Allegri e la Francia a deciderne le sorti. In attesa poi di trovare la giusta collocazione per il dissidente (nella forma, non nella sostanza) Di Gregorio e di uno tra Bremer e Cambiaso anche se si aspettano le migliori offerte per decidere.
Acquisti – Al momento resta il solo nome di Ekhator tra quelli in entrata e un appunto su quello di Muharemovic. Troppo poco per non voler credere che si sia voluto cominciare proprio dalle trattative più facili e tenute sotto traccia da Ottolini, sempre più centrale nel lavoro con Carnevali. Mancano ancora certezze sul portiere, difensore, centrocampista e attaccante. E non è una barzelletta, ma la reale situazione in cui galleggia ancora la Juventus. Come si diceva all'inizio tutto dipende dal prezzo e non dal nome. L'argentino Martinez servirebbe come il pane per l'esperienza e la personalità. Tutto questo non basta se a giorni alterni salgono e scendono altri nomi. Attenti alla sorpresa Carnesecchi perché il sacrificio varrebbe l'investimento a patto di convincere l'Atalanta a rivitalizzare il Di Gre. E poi c'è il capitolo attaccante dove è impensabile credere di non riuscire ad arrivare a Kolo Muani. Lo sa anche il Psg che potrebbe al massimo accettare l'obbligo di riscatto senza altre condizioni. E attenti poi a Douglas Luiz perchè potrebbe ritornare utile per necessità. Insomma, un mercato ancora troppo “fai” e “disfa”. Molto simile per certi versi agli ultimi. Forse leggermente più ragionato. Sempre che possa bastare per alzare l'asticella senza grattacapi per Spalletti.


