Cinquina Juve al NEC: il festival del gol non risolve il rebus della punta
Cinque a zero, come non si vedeva da un pezzo.
Certo, tutto va considerato a partire dalla pochezza dell'avversario: ma giudicare a posteriori è sempre comodo e, comunque, pur sempre si tratta di un avversario di caratura europea, dati alla mano.
Contro il NEC c'è l'aura di Luciano Spalletti, quella dipinta da Nick Woltemade nelle sue prime dichiarazioni all'arrivo a Torino. Ecco, partiamo proprio dal tedesco, messo là davanti a fare la prima punta. Ruolo che probabilmente non è: lui pasticcia su un paio di occasioni ghiotte e per cercare un bomber vero durante il primo tempo, tanto vale cambiare col telecomando al canale 34 e godersi l'ennesima replica dell'intramontabile film con Bud Spencer. Ironia della sorte e dei numeri, proprio al minuto 34 la Juve ottiene il rigore che consente al tedescone di sbloccarsi. Attenuante dell'attaccante: nella manovra che al solito avviluppa l'avversario, recapitare una palla dentro l'area di rigore a chi dovrebbe entrare di diritto nel tabellino è cosa rarissima.
Manovra o no, la Juve si trova spalancata la porta dopo dieci minuti su rilancio del proprio portiere: Kamil Grabara è bravo, pronto, integratissimo e sicuro. Meno bravo il suo dirimpettaio, che pasticcia fornendo a Nico Gonzalez la promenade per il vantaggio. Copertina di una serata tragicomica della fase difensiva olandese: Alajbegovic dybaleggia in mezzo ad avversari quasi mai compatti, segna il raddoppio, sforna la palla che porta al già citato rigore di Woltemade. Il ragazzino non ha paura di provare la giocata e quando nella ripresa lascia il campo a Kolo Muani è ancora una volta tra i migliori in campo.
A proposito, il francese. Attesissimo dopo lo zero in campionato, si muove più da esterno e da lì entra per far male: un assist per Celik, poi il gol del sigillo tutto suo. Chiaro: difficile se non impossibile trovare in Italia una difesa così permissiva, ma portar numeri buoni per le statistiche, in questo momento, è fieno in cascina.
Il resto? Pape Sarr ancora da inquadrare, Kalulu da rivitalizzare, McKennie da preservare.
Ma è cinque a zero, come non si vedeva da un pezzo.


