Come provare a ricostruire la Juventus che non esiste più?
FALLIMENTO. Difficile pensare e pronunciare altro. Come volevasi dimostrare, le due vittorie consecutive in campionato sono state un fuoco di paglia, un’effimera illusione, dove i problemi non erano risolti ma dove si poteva pensare di aver iniziato ad essere una squadra.
La Juventus è indietro in campionato e non ha passato il girone di Champions League perché non merita. Pur con una rosa di qualità in grado di poter arrivare agli ottavi di finale, la disfatta di Lisbona - solo mitigata dai 3 gol segnati in circostanze da analizzare con onestà - è la fotografia della società, dei giocatori e dell’’allenatore, tutti in balia degli eventi. Si chiede una scossa, si invocano le dimissioni del tecnico, ci si domanda il perché non giochino i giovani.
Tutte considerazioni più o meno condivisibili ma il vero quesito è: come provare ricostruire la Juventus che non esiste più?
Partendo da questo interrogativo si può provare - senza essere depositari della verità - a cercare delle risposte che possono aiutare l’analisi.
Detto che dal mio punto di vista ho ripetuto a più riprese che non avrei ripreso Allegri sulla panchina bianconera, il tecnico è indifendibile e non più presentabile sulla panchina della Juve, anche se vincesse campionato ed Europa League (a patto che riesca ad arrivare al terzo posto nel gruppo, cosa tutt’altro che scontata). Sembra un allenatore totalmente distaccato dalla realtà, irritante nel modo di (non) proporre calcio ed indisponente nelle dichiarazioni. Ad Allegri che non vuol sentire parlare di fallimento in Europa - i giornalisti si guardano bene dall’incalzarlo e fare domande scomode - cosa bisognerebbe rispondere? Che il Benfica, che ha cambiato più di mezza squadra e l’allenatore, costa molto meno di quella bianconera, la rosa più costosa della Serie A? Che il tedesco Roger Schimdt, appena arrivato in Portogallo, propone un calcio moderno, di qualità anche con alcuni interpreti che difficilmente giocherebbero da noi, migliore di quello del tecnico di Livorno?
Per non parlare della pessima gestione tattica - con moduli di gioco cambiati nonostante sia stata chiesta e fatta una campagna acquisti per un sistema di gioco diverso (CLICCA QUI) - con l’imbarazzante la fase difensiva proposta in questa Champions League, della pessima gestione del gruppo e degli infortuni, che abbraccia anche staff medico e dei preparatori atletici.
Grandi responsabilità anche per i giocatori, molti imbolsiti e non più degni di indossare la maglia della Juventus, alcuni ancora non pronti per indossare la pesante maglia a strisce bianconere. L’alibi dell’imminente inizio del Mondiale non regge più perché non sono solo i giocatori bianconeri a dover giocare la Coppa del Mondo.
Chi segue il sottoscritto su questo sito e su Radio Bianconera sa benissimo che, in tempi non sospetti, avevo preannunciato delle crepe all’interno del gruppo e nel rapporto tra giocatori e allenatore. Purtroppo, credo che tutto questo si sia visto in terra lusitana, dove tra errori, discussioni e poca voglia di combattere tutti insieme, c’è l’impressione che molti calciatori stiano “scherzando” con la storia di un club glorioso come quello bianconero, badando solo ai propri interessi. In molti vogliono vedere i giovani, che hanno cambiato la caotica gara con il Benfica. Ma è davvero così? Siamo sicuri che questi ragazzi abbiano le qualità tecniche, morali e di personalità per risollevare le sorti della Juventus? E siamo certi che Allegri, artefice di questo disastroso inizio di stagione, sia l’uomo giusto per costruire la Juve su questi giovani nei prossimi mesi?
Ultima riflessione sulla società. La Juventus ha bisogno di essere ricostruita praticamente sotto tutti i punti di vista. Le decisioni non saranno facili ma dovranno essere obbligate, più per il prossimo giugno che per gennaio (CLICCA QUI), dove generalmente è più complicato intervenire in maniera massiccia. A mio parere, un nuovo allenatore in panchina, diversi senatori che dovranno salutare e lasciare il posto a gente con più qualità e possibilmente più “fame”. Non un compito semplice per la dirigenza, ma servono scelte nette e decise, anche della proprietà se necessario.
Perché la Juve merita di più, di ritornare ai posti che le competono e, soprattutto, merita rispetto. E fino ad oggi, di rispetto per appassionati e tifosi ce n’è stato ben poco…


