Napoli e il ritorno alla realtà. La triste sceneggiata di Spalletti.
Il ritorno alla realtà. Napoli ha riaperto in un colpo solo tutti i dubbi e gli interrogativi che la Juventus, nonostante le otto vittorie di fila, si portava dietro. Un colpo tremendo, non tanto per la sconfitta, ci poteva stare contro i primi in classifica, ma per le modalità. La squadra dopo il 3-1 si è sgretolata, smarrita, è rimasta inerme di fronte all’avversario, perdendo non solo la gara ma anche la faccia. Tutti colpevoli, nessuno escluso, dall’allenatore ai giocatori, da chi ha preparato la partita, male, a chi l’ha interpretata in maniera pessima.
Attenzione però adesso a farsi trasportare dalla voglia di processi sommari, perché la stagione non è ancora chiusa, anzi. Da un lato ci piacerebbe essere già a maggio, con la testa rivolta solo al futuro, ma la realtà dice che siamo appena a metà gennaio e se un obiettivo, quello dello scudetto è pressoché andato, ci sono ancora da difendere il piazzamento in Champions e da giocare Coppa Italia e Europa League. Il tutti contro tutti ora non serve, né all’interno della squadra, e massima attenzione ad alcune crepe che si sono pericolosamente riaperte, né tra i tifosi. A nessuno piace l’idea di abdicare la lotta scudetto a gennaio, a nessuno piace lottare per il quarto posto, a nessuno piace prendere schiaffi come a Napoli, ma la realtà oggi è questa e per invertire la tendenza serve uno sforzo collettivo.
Giugno è lontano, ma tutti si devono sentire profondamente sotto esame. A partire da Massimiliano Allegri, finito sul banco degli imputati per la gestione della partita. Scelte sbagliate e incapacità di motivare la squadra nel momento più difficile. L'allenatore è rimasto passivo, e non ha saputo correggere in corsa quanto di errato c'era nell'impostazione iniziale. Che senso ha Chiesa con compiti esclusivamente di copertura? Che senso ha abbassare Kostic facendolo snaturare? I cambi di modulo in corsa hanno semplicemente aperto maggiori falle in una barca che stava imbarcando acqua da tutte le parti. Chiaro che se pensi di affrontare i big match con questa filosofia, non puoi che ottenere il disastro visto a Napoli. Il confronto che c’è stato nel post gara dovrà portare, piaccia o no, ad un nuovo patto per concludere degnamente la stagione, altrimenti il rischio è quello di affondare, ancor di più oggi con la società che per mille motivi sarà impegnata più fuori dal campo che non sul rettangolo verde. Si vedrà ancora una volta chi tiene alla maglia e chi invece è soltanto di passaggio. Tutti devono portare il loro mattoncino, da Di Maria a Pogba, da Danilo a Bonucci. Serviranno leader dentro e fuori dal campo, servirà maggiore serietà negli allenamenti e durante le gare, perché su una cosa ha ragione Danilo, non è solo un problema di testa ma anche e soprattutto di campo.
Questa sarà una settimana cruciale. Intanto con l’insediamento, domani, del nuovo Cda, un passaggio epocale e magari solo transitorio, per proseguire con il doppio appuntamento allo Stadium, Monza in Coppa Italia e domenica sera con l’Atalanta in una sfida fondamentale nell’ottica qualificazione alla Champions. Due partite che ci faranno capire se il trauma di Napoli potrà essere messo alle spalle, scordato ma certamente non dimenticato.
Cosi come non dimentichiamo la sceneggiata in puro stile napoletano di Luciano Spalletti. Con quella sua “ridicola” rincorsa nel cercare la mano di Allegri a fine partita non ha dileggiato il suo collega, bensì la stessa Juventus. Si ricordi il buon Luciano che prima ancora di essere grandi allenatori, cosa che lui è, bisognerebbe essere uomini soprattutto in campo e soprattutto dopo aver trionfato. La classe, l’educazione e lo stile non si acquisiscono con vittorie o scudetti. Aveva ragione la grande Mina quando cantava “ Piccolo Uomo…”


