Ci risiamo con le notti (var)europee
Che il VAR così come adoperato ignobilmente dall’arbitrucolo portoghese e da decine di suoi pari sia l’anticalcio è ormai palese. Quell’elettrodomestico travestito da giacchetta nera spesso e volentieri con la Juventus si sbizzarrisce, creando giurisprudenza (come se non bastasse quella vera…) senza fondamento di diritto. Di certo se fosse stato inventato alla fine del ‘500, Francesco Bacone non l’avrebbe inserito accanto alle tre invenzioni che a suo giudizio mutarono l’assetto del mondo: l’arte della stampa, la polvere da sparo, la bussola. Vladimir Dimitrijević, nel suo meraviglioso libretto edito venticinque anni fa dal titolo La vita è un pallone rotondo già scriveva: “Perciò io sono per l'arbitro che decide, che impone, che non indice un referendum prima di stabilire se c'è o non c'è fuorigioco, se il gol è valido o no. Dicono che bisognerebbe piazzare telecamere ovunque, e sorveglianti dietro ciascun palo delle porte. Perché allora non commissioni dell'ONU, gruppi di esperti, qualche avvocato newyorkese e i carri armati della "comunità internazionale”, per correggere un errore volontario o involontario (umano) dell'arbitro? Accettare l'errore umano, ribellarsi con dignità alla giustizia spietata delle macchine o degli uomini-macchina!”Ma qui parliamo di un uomo, l’intellettuale slavo, che ha trattato di pallone con una libertà e incisività letteralmente fuori dal comune, senza paura e senza compromessi. Il calcio come visione del mondo, partendo dai danni del calcisticamente corretto e passando per la sclerosi democratica che annichilisce le partite, rendendole noiose perché schiave della paura; il tutto in una continua analisi umana e sociale dei grandi protagonisti di questo mondo e dei processi che governano la fabbrica del pallone, dominata già allora, e sempre di più, da banchieri e uomini d’affari. Ad avercene oggi di questi Vladimir, uomini che per le idee darebbero la propria stessa vita, ma questa è un’altra storia.
Intanto, tornando al calcio giocato (si fa per dire), paradosso dei paradossi, stavolta proprio quelli alla macchina infernale avevano visto giusto; la frittata l’ha confezionata il signor Joao Pedro Pinheiro, che anche in patria lusitana pare ne abbia combinate più di Carlo in Francia: chissà se per la sua totale incapacità ad arbitrare o perché allergico, come qualche signorotto, alla famigerata e quasi già stantia Superlega e ai donchisciotteschi superleghisti!
Ciò detto, gli è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare, avrebbe esclamato il grande Gino Bartali. La Juventus ai sedicesimi di finale della competizione europea cadetta, all’Allianz Stadium, contro il Nantes, tredicesima nella Ligue 1, non può, non deve attendere l’ultimo secondo, afferrandosi ad una improbabile decisione arbitrale, per cercare di vincere la partita. Ormai Allegri deve farsene una ragione: il corto muso non è più di moda, perché gli abiti non sono più quelli di una volta. La difesa granitica formata da Buffon tra i pali e dalla BBC garantiva l’inviolabilità della porta, pertanto dopo essere passati in vantaggio con un golletto, bastava attendere il triplice fischio finale e la vittoria era assicurata. Oggi per portare a casa il risultato la Juventus deve faticare, sputar sangue, sudare sette camicie, ne deve fare intanto almeno un paio di gol, visto che uno lo può subire purtroppo all’improvviso in qualsiasi momento per uno svarione, una dimenticanza, una ingenuità all’ordine del giorno. Nulla è cambiato dai famosi “ottavi champions” del SarriLione, PirloPorto, AllegriVillareal: una Juventus non solo priva di quella spinta emozionale necessaria in ogni competizione, ma anche senza un centrocampo degno di quella maglia. La difesa soffre e l’attacco non esplode proprio a causa di quel buco nero in mezzo al campo, da anni incerottato, arrabattato senza cuciture, improvvisato; ad aggiustare le cose sicuramente ci penserà il prossimo mercato estivo, che con la nuova amministrazione sarà indubbiamente più solerte e attento rispetto a quello degli anni scorsi.
I tifosi nonostante tutto siano ottimisti. Non bisogna mai dire, neanche per gioco, che si è scoraggiati, perché può accadere che ci pigliamo in parola: teniamoci ben stretto questo pensiero di Cesare Pavese, prendendolo come una sorta di incoraggiamento, anche se dopo la prima notte europea torna difficile, soprattutto per il sopraggiungere di una strana sensazione, la noia.
Che noia! Ci risiamo… altro che notti magiche o belli di notte (chi ha vissuto gli anni di Platini, ricorderà anche Zibì Boniek…)! Semplicemente serate noiose, un’uggia che parte dal campo, dai calciatori che scendono per fare un compitino, senza voglia, senza emozione, contagiando i poveri tifosi sugli spalti dello stadio e sui divani di casa. La noia, la più sterile delle passioni umane, quella che mai dovrebbe nascere dove c’è un pallone che rotola e un trofeo da vincere. Com'ella è figlia della nullità, - scriveva Leopardi - così è madre del nulla: giacché non solo è sterile per sé, ma rende tale tutto ciò a cui si mesce o avvicina.
Van Gogh in una lettera al fratello annunciava il compimento di una nuova opera, divenuta uno dei suoi capolavori, Notte Stellata: “Spesso penso che la notte sia più viva e più riccamente colorata del giorno”. La Juventus deve ritrovare nelle prossime notti europee quelle d’un tempo ormai lontano, dove espugnava il Santiago Bernabeu, l’Old Trafford, il Camp Nou, riassaporando quel sapore dell’infinito colorato, affinchè forza, coraggio ed emozione siano pozioni magiche per nuove prestazioni indimenticabili.
Oggi c’è lo Spezia, ma siamo obiettivi, tra carte processuali, classifiche virtuali e Napoli campione d’Italia, il pensiero è al ritorno contro i canarini allo Stade de la Beaujoire, tentando di andare fino in fondo, vincere la coppa e almeno teoricamente entrare in Champions, giudici permettendo.
Il motto della città di Nantes "Favet Neptunus eunti", che tradotto vuol dire Nettuno favorisce il viaggiatore oppure Nettuno sorride a coloro che osano, sia di buon auspicio per i bianconeri all’assalto che giovedi prossimo viaggeranno verso la Francia occidentale, obiettivo la capitale storica della Bretagna. E se proprio non saranno pronti per le notti stellate europee, stiano tranquilli: la partita si giocherà in tardo pomeriggio e a ponente si sa, il sole tramonta con molta calma (o alma, fate voi) e la notte trapuntata di stelle indugia ad arrivare!


