La giustizia non è uguale per tutti, l'ossessione è per chi non ha una storia da raccontare
Tra giocatori acquistati ma che non hanno mai giocato per infortunio, decisioni sbagliate, macumbe, rapimenti e blocchi psicologici; passando per crisi di spogliatoio, chiarimenti a metà, gogna sotto la curva, sconfitte a iosa in Champions, fino a sentenze strampalate con 15 punti senza una ragione o un calcolo logico, questa stagione è da Teatro dell'assurdo per la Juventus. L'ultimo capitolo lo regala una Giustizia Sportiva che (e questo lo scopriamo oggi grazie al giudice Mario Luigi Torsello) necessita di "tempestività e speditezza " e quindi "la certezza assoluta comporterebbe un rallentamento del procedimento sportivo, diversamente da quanto prevede il principio di tempestività".
A leggerla così fa quasi paura, perché sembrerebbe che non conta se sei colpevole oppure no, visto che io devo decidere in fretta e non ho tempo di provare senza ragionevole dubbio la tua eventuale, reale, responsabilità. Ti punisco perché credo tu sia colpevole. Punto. Ripeto: a leggerla così, fa paura.
E così siamo passati dal famoso processo per le Plusvalenze bocciato in primo e secondo appello perché illegittimo visto che un valore oggettivo ad un calciatore non si può dare, a un terzo filone aperto sempre da Chinè per "sistemasticità di una cosa che si poteva fare". Nel frattempo la Giustizia Sportiva (che aveva fretta) ha tirato giù la sua scure punendo la Juventus prima che la stessa possa difendersi da una sentenza che fa acqua da tutte le parti. E si è passati dal Presidente della Figc, Gravina, che prima parla di "norme da rispettare" per poi specificare che in effetti "nel mercato certi valori non sono oggettivi"; un ballo cui ha partecipato anche il Ministro dello Sport, Abodi, che prima parlava di necessità di individuare una seconda parte in una colpa per plusvalenze (del resto lo suggerisce la logica) e poi ha specificato che "bisogna avere rispetto verso chi ha fatto scelte sane". In che senso [cit. Verdone]? Se le plusvalenze non sono una norma e non sono punibili, e visto che anche la manovra stipendi, che non ha prove di pagamenti in nero né di necessità di operazioni di plusvalenze per mantenere inalterato l'indice di liquidità della Juventus che ha rispettato tutti i parametri stabiliti dalla FIGC, non dimostra una manovra legalmente "insana", perché voler accontentare qualcuno dicendo una cosa inutile che poggia sul nulla?
Risposte credibili a tutte queste domande, francamente, non ce ne sono. Ma noi dobbiamo restare vigili e continuare a farle e farcele, perché questo balletto sta svelando tutte le carenze di un processo mediatico che, questa volta, non passerà inosservato come nel 2006, questa volta il popolo bianconero è unito, solido, preparato, consapevole e vuole e pretende risposte. Altrimenti userà (e lo sta già facendo) le sue democratiche e civili armi per rispondere e colpire un sistema che, senza Juventus, crollerà. E qui non è questione di voler esercitare una sommossa per scavalcare le regole, i tifosi della Juventus sono prima di tutto degli sportivi ma sono stanchi di vedere la Juventus che paga colpe di tutti o colpe che non esistono. E sono stanchi di sentirsi dire che sono rappresentati nel Palazzo, dopo aver scoperto che quel fantomatico Palazzo pullula di anti-juventini; e sono stanchi di sentirsi dire che hanno la stampa dalla propria parte quando un ex vice direttore della tv di Stato che per anni ha fatto "imparziale" informazione, ora sventola pubblicamente i vessilli della sua squadra del cuore. E non è certo la Juventus. E no, non è vittimismo è solo voglia di raccontare come stanno davvero le cose. Si chiama onestà. E appartiene a chi sa vederla, raccontarla, recepirla, ammetterla.
Due paroline le dedico a chi, a Napoli, nella mia splendida città di cui mi sento fiero rappresentante, anche nel momento in cui possono festeggiare lo scudetto con 4 mesi d'anticipo, non fanno altro che parlare di Juventus, della famiglia Agnelli, di fantasie lugubri, accuse gravi. Fino a qualche giorno fa, onestamente, mi sentivo ferito e non capivo. Ma ora so. Si parla e mette in discussione la storia degli altri perché non se ne ha una propria da raccontare. Quindi, in fondo, quelli che devono rammaricarsi sono coloro i quali neanche davanti ad uno scudetto vinto in carrozza si sentono soddisfatti ecco perché vorrebbero fosse radiata, perché puoi solo sperare che non esista qualcosa che non potrai mai avere.


