La scelta della Juventus
È giunta l’ora di scegliere, di fare delle scelte, e per chi non lo sapesse, poter scegliere è ancora un lusso. Non è più il tempo di restare a piangersi addosso e a riflettere senza agire positivamente: “se fosse rimasto Sarri”, “se non fosse mai arrivato Ronaldo”, “se Marotta fosse rimasto”, “se Allegri non fosse ritornato”, “se Pogba e Chiesa avessero evitato di infortunarsi”, e “se gli Agnelli avessero festeggiato felici, vincenti e presidentissimi il loro prossimo centenario a Villar Perosa con una Juve campione d’Italia…” Quanti altri mille “se” potremmo aggiungere, ma non è il caso, toglieremmo solo tempo al futuro da ricostruire. Sappiamo bene che con i se e con i ma la storia non si fa. Gli eventi sono determinati da ciò che è stato compiuto e non da ciò che sarebbe potuto succedere se fosse stata fatta una scelta piuttosto che un'altra.
I dirigenti bianconeri, quelli che hanno il potere di decidere (e metter mano al portafoglio!) devono al più presto scegliere per forgiare il miglior futuro per la Juventus. Prendere la parte migliore da un insieme di cose separandola dalla parte meno buona, o più scadente, o inutile: questo significa scegliere. E se qualche dirigente ama il sommo poeta sicuramente ricorderà questo verbo nell’accezione riportata quando Dante, nel XXVIII Canto del Purgatorio, entrando nel giardino dell’Eden vede la bellissima Matelda: «e là m'apparve, sì com' elli appare/subitamente cosa che disvia/per maraviglia tutto altro pensare, /una donna soletta che si gia/e cantando e scegliendo fior da fiore/ond' era pinta tutta la sua via».
A ogni essere umano è stata donata questa grande virtù di esser capaci di scegliere. Chi non la utilizza, la trasforma in una maledizione e altri sceglieranno per lui. Non si può restare a rimuginare sul recente passato, abbozzando un barlume di futuro. Il domani deve essere brillante, accecante di storia e di vita. Tutt’al più il passato prossimo o altri errori “storici” possono essere di monito e d’insegnamento. La non scelta, l’elucubrare inutilmente, è non a caso severamente condannata: le anime degli ignavi son poste nell’Antinferno, perché considerate immeritevoli non solo del Paradiso ma persino dell’Inferno stesso.
Bisogna decidere su cosa puntare e scegliere programmando, cioè a dire definire alla meglio “prima” il percorso per raggiungere un determinato obiettivo, tenendo conto delle risorse disponibili, delle condizioni al contorno, delle attività da intraprendere e dei tempi necessari per realizzarle. L’obiettivo, diciamolo tutto, è ritornare ad essere protagonisti non solo in Italia ma soprattutto in quell’Europa che pare al momento coalizzata contro l’armata (o quel che resta) bianconera.
Abbiamo in squadra un mezzo lazzaretto tra crociati (e non mi riferisco ai soldati che combattevano in Terra Santa gli infedeli!), clavicole, muscoli lesionati, e sofferenti di antiche ferite. Chiesa ancora a mezzo servizio, Pogba mai visto se non in qualche filmato in VHS, De Sciglio, per quel che può servire, con una lesione del legamento crociato anteriore, Kaio Jorge con un tendine rotuleo del ginocchio destro rotto, Fagioli con la frattura della clavicola destra, oltre ai lesionati storici quali Milik che diede alla “patria” entrambi i crociati, come lo sfortunato e bravissimo Perin.
Vecchi e giovani. Di senatori purtroppo ormai è rimasto ben poco. A sfogliare la rosa credo solo Bonucci che di certo non fa più parte di quella leggendaria BBC, bensì di qualche emittente radiofonica amatoriale. Di giovani ce ne sono tanti, forse anche troppi. E sappiamo benissimo che sono lì per puro caso, grazie agli infortuni degli altri, altrimenti mai avremmo conosciuto il signor saltatutto Illing, il giovin prodigioso piangente Fagioli, l’altalenante Miretti, il muchacho Soulè copia sbiadita di Dybala, la moderna mezzala di Cordoba tal giovanotto Enzo Barrenechea, e il centravanti ex giovane Kean. Mi scuso se ho dimenticato qualcuno. Largo ai giovani, per carità, ma che non diventi lo Zecchino d’Oro! Poi ci sono i reduci, Zakaria, McKennie e Arthur… di questi eventualmente ne parleremo nelle prossime puntate.
Non mi azzardo a far previsioni, né pendolini moschiani, non so quale sarà il mercato della Juve in entrata, ma temo quello in uscita. Che piaccia o no, ad oggi Adrien Rabiot è difficilmente sostituibile, come Federico Chiesa a restauro completato e Dusan Vlahovic che da centravanti tra i migliori del mondo fino a qualche mese fa non è possibile sia diventato un brocco! Questi tre nomi, ascolto e leggo, sono sulla padella del calciomercato. La società avrebbe anche già pensato ai sostituti? Che Giuntoli arrivi presto!
Una squadra è fatta da una ossatura ben salda e precisa, se si cominciano con scoliosi varie la strada non sarà di certo dritta. Gli intoccabili, o meglio quelli che è meglio non toccare per mancanza di serie alternative, evitando dismorfismi della colonna vertebrale, a mio giudizio sono: il portiere Szczęsny, i difensori Bremer e Danilo, i centrocampisti Cuadrado, Kostic, Rabiot, Fagioli e Pogba, e gli attaccanti Chiesa e Vlahovic. Il tutto gestito a quanto pare ancora da mister Allegri, blindato da un contratto d’acciaio e da un palmares che per quanto un po’ ingiallito, dà ancora credito. Ce ne faremo una ragione, del resto tutto si può dire tranne che sia un perdente con 6 scudetti, 3 Supercoppe, 4 Coppe Italia, oltre alle famose 2 finali Champions che a nulla contano ma fanno capire che sin là ci sa (almeno ci sapeva…) arrivare.
La società, come la bella Matelda, deve saper scegliere il meglio, fiore da fiore, calciatore da calciatore, campione da campione, per creare di nuovo una grande Juventus e ricominciare programmaticamente un ciclo vincente. Che ad inizio campionato non si dica “Niente di nuovo sul fronte bianconero”, sarebbe alquanto triste. Le novità figlie di ottime scelte ora più che mai sono doverose. Augurandomi che i miei sogni, e quelli di ogni tifoso bianconero, siano anche quelli della società, a lei mi rivolgo: "Non fare dei tuoi sogni un desiderio, fanne una scelta. Fa' la differenza".
Roberto De Frede


