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100 anni di ricordi da trasformare in una nuova identità JuveTUTTOmercatoWEB
lunedì 24 luglio 2023, 23:10Editoriale
di Antonio Paolino
per Bianconeranews.it

100 anni di ricordi da trasformare in una nuova identità Juve

Con Edoardo Agnelli cominciò l'avventura più speciale e unica per un club di calcio. Una storia che ancora oggi prosegue nel segno della continuità

In tutto sono (saranno?) quattro i presidenti con lo stesso cognome, e che cognome, a ricoprire il ruolo più nobile e strategico del club bianconero. La storia degli Agnelli al timone della Juventus comincia il 24 luglio 1923, esattamente ventisei anni dopo quel 1897 in cui cominciò per davvero una storia di grande amore e passione. Fu allora che venne nominato presidente il cavaliere Edoardo, figlio del senatore Giovanni e padre di colui che divenne poi - per tutti – l'Avvocato. Il “Grande” e inimitabile Avvocato Gianni Agnelli, fratello di Umberto e zio di Andrea con cui si è chiuso, proprio nell'anno della ricorrenza, il cerchio della dinastia in sella alla Juventus. Un anno travagliato e diverso da quello che i tifosi – tutti - avrebbero anche solo immaginato e sperato di vivere oggi, a cento anni da quella scintilla sportiva. Edoardo alimentò il suo primo tricolore appena tre anni dopo l'insediamento prima di raccogliere i frutti del quinquennio d'oro tra il 1930 e il 1935. Il figlio Gianni divenne presidente a 26 anni, nel 1947, col dolore nel cuore per la scomparsa prematura del padre in un incidente. L'Avvocato trasferì tutta la sua passione per i successivi sette anni prima di dedicarsi quasi esclusivamente alle vicende industriali di casa Fiat, ma sempre con un'attenzione particolare alla sua amata Juventus. Nel 1955 salì in carica Umberto e vi rimase fino al 1962. Il quarto presidente, e al momento l'ultimo degli Agnelli, è stato Andrea incaricato a pieno titolo dal 2010 al 2023, con all'attivo i 9 storici scudetti consecutivi e un finale tutto ancora da decifrare prima di essere scritto definitivamente negli annuari sportivi. 

Ricordi - Con gli Agnelli cento anni di successi, di cadute e di rifondazioni. Non ne hanno mai fatto mistero, ma con la loro progettualità hanno sempre guardato avanti più che al passato. E forse per questo, oltre all'aver individuato i migliori dirigenti, sono quasi sempre riusciti ad accorciare i tempi per arrivare ai successi programmati. Alimentando, purtroppo, con questa capacità organizzativa parecchio astio e invidia anche nel ristretto mondo sportivo che cominciava a intravedere importanti fette di popolarità e guadagni. Ecco cosa sono stati gli Agnelli, per me, in questi cento anni tra racconti tramandati ed esperienze vissute nei panni di tifoso prima e di giornalista ora. Peccato solo per gli ultimi scatti sfuocati, dell'ultimo periodo, di questa bella storia in bianconero. Ricordando però «che una cosa fatta bene può essere fatta meglio», come ripetevano spesso in famiglia. 

A come Avvocato Agnelli. L'eccellenza fatta persona. L'intelligenza e lo stile capaci di andare a braccetto senza che nessuno si sentisse offeso. Le vittorie erano le preferite, ma dalle sconfitte l'Avvocato riusciva a trovare le cause – e non le giustificazioni – con cui rimotivare elegantemente i giocatori.

G - gente. La gente juventina. Quella capace di gioire per i tanti successi, ma che con la pancia troppo piena traduce spesso e male il motto che le vittorie sono le uniche cose che contano. Vero. A patto di sapersele godere e di saperle attendere.

N – notte. Stiamo provando ad uscire da un periodo buio dopo anni di successi che hanno portato a sottovalutare qualche aspetto non di secondo piano all'interno del sistema calcio. La battaglia per la Superlega andava gestita diversamente per “evitare di scambiare la discussione delle soluzioni con l'analisi dei problemi“.

E – Elkann. Ovvero l'erede investito direttamente dalle volontà del nonno Gianni. Per quanto riguarda la ex Fiat e la, speriamo, non ex Juve. 

L – linea. Quella linea che dà continuità tra le origini e quello che potrò accadere e che ancora nessuno conosce: una linea ininterrotta, fatta di tenacia e innovazione. Sicuramente nel breve periodo. Con la consapevolezza che quello che accadrà lo si vorrà far accadere comunque per il bene della Juventus.

L – lavoro. La cultura del lavoro – e del risparmio – a cui tornerà ad affidarsi il neo direttore Giuntoli. Un modello che valorizza i giovani e punta a costruire campioni.

I come identità. Anche se per tutti i tifosi la vera identità andrebbe comunque scritta con una J iniziale. Un'identità tutta da ritrovare visto il momento di difficoltà che il club sta attraversando. Un'identità fondata non sui capitali, ma sulle persone e la logica che porta ad aggregarle. Nel rispetto anche delle tradizioni che non potranno mai essere sostituite da semplici rituali di massa o - peggio - riti di condivisioni social. 

Buon 24 luglio, sperando che il prossimo possa essere ricordato con le stesse premesse e magari qualche “vera” sorpresa in più. 

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