L’augurio del tempo e il romanzo senza fine della Juventus.
S’alza il sipario… tra poche ore via al primo foglietto del calendario! Oggi ultimo giorno dell'anno non costituisce una fine, né un inizio, ma una continuazione che porta con sé tutta la saggezza di cui l'esperienza ci ha fornito: proseguire nel secolare segno vincente per la Juventus è un augurio imprescindibile, insito nella sua stessa storia. L’anno che verrà deve esser visto come una nuova opportunità per cambiare e migliorare; un cantautore indimenticabile esortava - scrivendo al suo caro amico - a non avere paura del futuro e a guardare innanzi con coraggio e speranza, facendo tesoro del passato e imparando dai propri errori per non ripeterli più. Verrà sotto i nostri balconi un cieco venditore d’almanacchi a persuaderci di vivere meglio, di sorridere, di emozionarci. Crediamogli, abbiamo il diritto di credergli sempre, nonostante tutto… e ieri sera la Juventus ha dimostrato che le emozioni non finiranno mai fino a quando rotolerà un pallone su un prato verde.
L’ufficiale, l’artigliere allegriano Rabiot, così come nel 1809 il maresciallo dell’Impero napoleonico Soult conquistò la città di Porto, ha abbattuto la Roma e i suoi baluardi portoghesi, il portiere Rui Patricio e il sempiterno corrucciato don Josè. L’Inter ormai è a un tiro di schioppo, e la sfida per la conquista dello scudetto è più che mai viva.
Emozione e rinnovato spettacolo di anno in anno, dal 1897 ad oggi, la Juventus dona al gaudente tifoso, che l’ammira meravigliato fuggendo l’esistenza quotidiana, desideroso di nuovi quadri, nuovi personaggi, nuove vincenti emozioni. Che l’anno bianconero sorgente regali un ardore d'estasi addirittura esemplare per un innamorato. La Juventus è un romanzo senza fine, nonostante siano stati scritti capitoli gloriosi. È la Comédie humaine del calcio mondiale. Balzac disse una volta: «È un genio colui che sa sempre tradurre in azione i suoi pensieri. Ma il genio veramente grande non spiega continuamente questa attività poiché somiglierebbe troppo a Dio». S'egli avesse potuto finire tutti i suoi romanzi e chiudere il cerchio delle passioni e delle vicende, la sua opera sarebbe divenuta incomprensibile. Sarebbe divenuta troppo prodigiosa, spaventevole per tutti i posteri, perché sarebbe stata inarrivabile, mentre così, paragonabile ad una bellissima statua incompiuta è il più grandioso esempio, il più meraviglioso incitamento ad ogni energia creatrice verso l’irraggiungibile, proprio come l’anima della Juventus proiettata oltre, col viso rivolto sempre verso il sole così le ombre cadranno sempre e soltanto dietro.
Domani, Capodanno, tra il cielo e la terra inizia l’armonia, almeno così descriveva il primo giorno dell’anno Masaoka Shiki, uno dei quattro grandi maestri della poesia haiku. E con spirito armonico cari Lettori vi auguro tempo, sì avete capito bene, il TEMPO. Non è un dono qualsiasi, bensì un qualcosa che i più non hanno o non riescono a comprenderlo e viverlo. Il tempo, per divertirsi e per ridere, per fare e pensare, non solo per se stessi, ma anche per donarlo agli altri. Il tempo non per affrettarsi a correre, bruciando le tappe della vita illudendosi di viverla, ma tempo per essere contenti, non soltanto per trascorrerlo, ma per guardarlo negli occhi affinchè ne resti dentro ad ognuno di noi per averlo vissuto realmente; tempo per meravigliarsi, per fidarsi, per incontrarsi, nulla a che vedere con quello scritto dalle lancette dell’orologio. Tempo per guardare le stelle, per rimanere con la testa all’insù tra le stelle, e tempo per crescere, per maturare. Vi auguro tempo per sperare nuovamente e per amare. Tempo per non rimandare mai più nulla. Tempo per trovare se stessi, per vivere ogni giorno, ogni ora come un dono. Tempo per emozionarsi. Vi auguro, amici bianconeri e di ogni squadra del mondo, di avere tempo, tempo per vivere sul serio la vita. Permettetemi che questo augurio si estenda anche a me.
Tra poche ore sarà notte e l’anno finirà tra esplosioni di spumanti e di petardi. Forse di bombe o peggio, ma non qui dove sto, - scriveva Eugenio Montale -. Se uno muore non importa a nessuno purché sia sconosciuto e lontano. Cominciamo ad importarcene, altrimenti tutti i cristalli che brinderanno alla mezzanotte si disintegreranno, come la speranza della pace sotto i bombardamenti. Immaginate, cantava John Lennon, tutta la gente che vive la vita in pace, si potrebbe dire che io sia un sognatore, ma io non sono l’unico. Immaginiamolo un 2024 così, affinchè la parola dell’anno 2023 scelta dalla Treccani sia per sempre cancellata da tutti i dizionari del mondo: femminicidio.
Ed ora, tra un valzer di Strauss, un tacco di Vlahović e un gol di Rabiot diamo il benvenuto al nuovo anno colorato di bianconero e vincente.
Vi abbraccio calorosamente.
Roberto De Frede


