IL TERZO TEMPO - La crisi e una stagione da salvare. Le incognite della rosa. Allegri è ancora l'uomo giusto?
Una vittoria nelle ultime sette gare di Serie A. Poi tre pareggi e ben tre sconfitte. Se non è definibile crisi questa, andrebbe rivista la definizione in tutti i vocabolari in circolazione. Allegri continua a celarsi dietro una classifica in linea con gli obiettivi stagionali. Forse vero, ma di questo passo anche il quarto posto potrebbe sfuggire. Vincere la Coppa Italia, tornare ad alzare un trofeo, potrebbe edulcorare una stagione iniziata benissimo ma che da due mesi a questa parte ha preso una piega deprimente.
Il pareggio contro l’Empoli, complice la follia di Milik, ha rappresentato lo spartiacque stagionale. Da allora la squadra ha perso compattezza e convinzione nei propri mezzi, collezionando risultati pessimi e prestazioni, se possibile, peggiori. Sconfitte contro Udinese e Napoli, due squadre in caduta libera, la vittoria rocambolesca contro il Frosinone, i pareggi contro Verona ed Atalanta. Undici gol presi e solo nove fatti. I numeri della crisi suonano come inesorabili campanelli d’allarme anche ai più ottimisti.
Come detto, conquistare una tranquilla qualificazione in Champions e vincere la Coppa Italia potrebbero rappresentare l’ancora di salvezza della stagione. Uno sguardo al futuro, tuttavia, è inevitabile.
Di quali uomini la Juventus può fidarsi? Szczesny è un punto fermo, così come capitan Danilo e Bremer in difesa. Gatti cresce, ma continuo a non considerarlo tecnicamente degno della titolarità di una maglia così pesante. Il rientro di Huijsen dalla Roma è scontato, ma un ulteriore innesto in difesa sarà necessario visto l’addio, scontato quanto atteso (fin troppo), di Alex Sandro.
Il centrocampo è il reparto che più preoccupa. L’unico che meriterebbe una conferma senza se e senza ma è Andrea Cambiaso. Il tuttofare cresciuto nel Genoa è la sorpresa più lieta di quest’annata: tecnica, duttilità ed intelligenza, senza lesinare impegno e dedizione alla causa ne fanno l’unico imprescindibile della mediana. McKennie se non altro ha garantito continuità di rendimento, corsa e diversi assist vincenti (otto) in stagione. Le note positive si fermano qui. Locatelli continua ed essere un oggetto misterioso, nonostante il posto davanti alla difesa sia stato sempre, indiscutibilmente, suo. Miretti, nonostante qualche sprazzo di talento, si è dimostrato ancora acerbo per certi palcoscenici. Kostic si è involuto in maniera irreversibile. Iling Jr e Weah sono bocciati senza appello. Attenuanti per Nicolussi Caviglia, che ha avuto davvero poco spazio e per Fagioli, mai disponibile per i noti motivi giudiziari. Ad oggi impensabile anche il rinnovo di Rabiot, se le cifre resteranno quelle dell’attuale contratto. Altrettanto folle sarebbe riscattare Alcaraz alle cifre astronomiche previste nell’accordo con il Southampton (circa 50 milioni). La mediana, insomma, ha bisogno di un restyling netto e deciso, ma le risorse per attuarlo dovranno arrivare giocoforza da un sacrificio eccellente.
In attacco Vlahovic, almeno stando ai numeri, sta rispettando le aspettative. Altrettanto non si può dire per Chiesa che non sembra più tornato quello pre-infortunio al ginocchio. Milik non ha dato garanzie di affidabilità né dal punto di vista tecnico, né mentale. Yildiz è l’unico punto fermo, sul quale la società intende costruire il futuro. Probabile il ritorno di Soulè, se non verrà sacrificato sull’altare del bilancio.
Le incognite sul futuro si stagliano fin dal finale di questa stagione così ambigua. Anche perché, a dispetto delle dichiarazioni di facciata, anche la posizione di Allegri non appare più granitica. Max ha dato tanto alla causa, ma probabilmente la sua spinta positiva si è esaurita. Nella sua seconda avventura ha il merito di aver lanciato tanti giovani, molti dei quali saranno i pilastri della Juve che verrà. Ha pagato il fatto di non aver avuto a disposizione mai una rosa all’altezza del suo primo quinquennio. I terremoti giudiziari, quello societario, le vicende Fagioli e Pogba hanno minato irrimediabilmente la rotta di un navigatore pur esperto come il livornese.
Nelle tempeste è stato il miglior condottiero che la squadra potesse ritrovarsi. Ora che la ricostruzione è avviata servono probabilmente nuove idee e nuovi stimoli per rilanciare la Juventus nei posti che le competono.


