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Palmisani, parla l'ex all. Marsella: "Un anno da protagonista col Frosinone per aspirare l'anno prossimo alla Juventus. Lo feci esordire sott'età, vi dico in cosa mi stupiva..."

autore
Mirko Di Natale
per Tuttojuve.com
Oggi alle 11:30Primo piano
autore Mirko Di Natale
30.09.2026 11:30Primo piano
Luigi Marsella racconta Palmisani: dalle qualità mostrate in Primavera fino alla crescita in Serie A e all’interesse della Juventus per il giovane portiere.
www.imagephotoagency.it
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La redazione di TuttoJuve.com ha contattato, in esclusiva, l'ex allenatore di Lorenzo Palmisani ai tempi della Primavera del Frosinone, Luigi Marsella, per parlare approfonditamente del suo pupillo e non solo:

Palmisani è una delle note più belle del calcio italiano in questo avvio di stagione. O sbaglio?

"Le qualità di Lorenzo erano evidenti già quando l’ho allenato, sinceramente pensavo potesse arrivare a giocare a questi livelli poiché aveva qualcosa di diverso, soprattutto per personalità, freddezza e capacità di trasmettere sicurezza alla squadra. Aveva inoltre una qualità che oggi è diventata fondamentale per un portiere: sapeva giocare molto bene con i piedi e leggere le situazioni, quindi non era soltanto chiamato a difendere la porta, ma partecipava già attivamente al gioco della squadra".

Ti aspettavi un impatto così importante in Serie A, fin da subito?

"Forse sorprende la rapidità con cui si è adattato alla Serie A, ma quando un ragazzo possiede qualità tecniche importanti accompagnate da una personalità del genere, ci sono tutti i presupposti per arrivare ad alti livelli".

L'interesse della Juventus

La Juventus continua ad essere molto interessata al portierone del Frosinone. Se decidesse di investire su di lui, sarebbe già all'altezza di giocare per un top club il prossimo anno?

"La Juventus rappresenta un livello altissimo e per un portiere quella maglia comporta responsabilità enormi. Deve avere la voglia di aspirare ai bianconeri, poi credo che sia un vantaggio fare una stagione da assoluto protagonista a Frosinone. Lui sarà un anello importante per un club che vuole giocare per salvarsi, e questo lo solleciterà parecchio. Per cui, con l'esperienza acquisita quest'anno, può già fare il salto di qualità".

E poi parliamo del club che ha sempre avuto una grande tradizione italiana e che è stato di leggende monumentali come Zoff e Buffon.

"Quando parli di Juventus e di portieri vengono inevitabilmente fuori nomi come Zoff e Buffon. Parliamo però della storia del calcio e credo sia ingiusto caricare un ragazzo giovane di paragoni così importanti. Lorenzo deve essere Palmisani. Ha caratteristiche moderne, una grande freddezza, sa giocare con i piedi, legge bene le situazioni e soprattutto possiede una solidità mentale che personalmente avevo notato già quando era molto giovane".

La forza mentale di Palmisani

Qualcuno lo ha già accostato a Buffon. Quando lo allenavi hai mai pensato che potesse assomigliare a qualcuno?

"Non amo particolarmente i paragoni. Posso però dire che Lorenzo aveva qualcosa che difficilmente si insegna: la naturalezza con cui viveva il ruolo. Era freddo, reattivo, sapeva leggere le situazioni e aveva già una buona qualità nel gioco con i piedi. Ma ciò che mi impressionava maggiormente era la sua risposta mentale alle difficoltà. Se sbagliava, non vedevi un ragazzo condizionato dall’errore. Lo archiviava. E magari nell’azione successiva faceva una grande parata. Quella capacità di rimanere dentro la partita, secondo me, è uno dei segnali che distinguono un buon portiere da uno che può ambire a livelli molto importanti".

Sottolinei nuovamente che non vedevi un ragazzo condizionato dall'errore nel momento in cui sbagliava. Ricordi una circostanza in particolare?

"Mi ricordo che anche quando era molto giovane poteva commettere un errore, come normale potesse accadere, ma aveva per l'appunto una capacità sorprendente di archiviarlo immediatamente. Voltava pagina e magari, pochi minuti dopo, tirava fuori la parata decisiva. Per me questa è una delle qualità più importanti in assoluto per un portiere, perché il ruolo ti espone continuamente e non ti permette di rimanere mentalmente dentro l’errore".

L'esordio da sotto età

Era già sopra la media in Primavera 2? Come era all'epoca?

"Assolutamente sì. E credo ci sia un fatto che lo dimostri meglio di qualsiasi aggettivo, visto che Lorenzo l’ho fatto esordire tre anni sotto età. Lui era un 2004 e giocava in una Primavera nella quale c’erano ragazzi del 2001 e del 2002. Insieme al preparatore dei portieri dell’epoca, Domenico Costantini, decidemmo di far giocare lui. Non fu una scelta fatta per caso".

Quindi ci fu un bel ragionamento alle spalle.

"Nonostante fosse molto più giovane, Lorenzo ci dava garanzie. Ci trasmetteva sicurezza per la sua personalità, la sua freddezza e la capacità di leggere le situazioni. Fu una scelta anche coraggiosa, perché mettere un ragazzo tre anni sotto età in porta significa affidargli una responsabilità enorme. Ma noi eravamo convinti che potesse sostenerla. A distanza di anni posso dire che fu una felice intuizione. Il percorso che ha fatto successivamente ha confermato ciò che avevamo intravisto: Lorenzo è diventato un portiere di standard elevatissimi".

Dove lo vedi migliorato rispetto a quando era più giovane?

"È diventato sicuramente più completo. Ha migliorato la gestione della partita, la comunicazione con il reparto difensivo e la capacità di interpretare le diverse situazioni. Il portiere moderno, come dicevo, deve essere praticamente un giocatore aggiunto nella prima costruzione e Lorenzo aveva già questa predisposizione. Oggi la esprime con una consapevolezza e una maturità decisamente superiori. Ma la cosa interessante è che, crescendo, non ha perso quelle caratteristiche che possedeva naturalmente da ragazzo: freddezza, personalità e capacità di reagire immediatamente all’errore".

Il futuro in azzurro

Palmisani può diventare il futuro della Nazionale?

"La Nazionale italiana ha una tradizione enorme nel ruolo e oggi ci sono portieri di grandissimo livello. Sarebbe quindi prematuro mettere addosso a Lorenzo un’etichetta del genere, però posso raccontare quello che ho visto personalmente: quando aveva tre anni meno degli altri abbiamo deciso di metterlo in porta perché ci dava sicurezza. E per un allenatore questa sensazione conta tantissimo. Dove arriverà lo stabilirà il campo. Ma se continuerà questo percorso, credo abbia tutte le caratteristiche per poter ambire ai livelli più importanti come, per l'appunto, l'Italia".

Si ringrazia Luigi Marsella per la cortesia e la disponibilità dimostrata in occasione di questa intervista.

per Tuttojuve.com

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