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Abete: "Il commissario tecnico la prima cosa da scegliere. Ma non faccio nomi"TUTTO mercato WEB
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Oggi alle 20:25Serie A
di Ivan Cardia

Abete: "Il commissario tecnico la prima cosa da scegliere. Ma non faccio nomi"

Giancarlo Abete, candidato alla presidenza della FIGC, ha parlato ai microfoni di Sky Sport 24 in occasione della serata dedicata alla Serie A femminile: “È un movimento in crescita, il passaggio al professionismo della Serie A ha comportato una dimensione più impegnativa, però poi c’è tutta la base da rinforzare. Va fatto un discorso dal basso, bisogna ampliare la base e superare una serie di retaggi e storie che non hanno consentito al calcio femminile di crescere come in altri Paesi, non solo del Nord Europa”. Cosa c’è nella sua agenda in vista delle elezioni per la presidenza della FIGC? “Ancora appuntamenti e incontri, anche se la nostra è una campagna elettorale atipica, fatta per blocchi. Da un lato è un’opportunità, dall’altro un problema, perché determina un sistema di pesi e contrappesi e una dimensione di gruppi che non rende facile trovare delle sintesi. Lo testimonia il fatto che il presidente Gravina abbia avuto un consenso molto elevato ma questo non è riuscito a portare a una riforma condivisa”. Serve un cambiamento normativo? “Il cambiamento dovrebbe essere prima culturale e poi normativo. Se non si riesce ad avere il primo, si cambiano le norme. In passato la Federazione fu commissariata perché bisognava avere un terzo dei voti di tutte le componenti, come se in Parlamento per fare una legge servissero voti dall’estrema destra e dall’estrema sinistra. Calciopoli ha portato a cambiare le regole, ora funziona in maniera più democratica. Poi restano i diritti di veto/intesa che determinano criticità e impediscono di intervenire su tanti problemi”. Chi vede per la panchina dell’Italia? “Nessuno. Per il momento c’è Baldini, poi chi sarà presidente federale farà le sue valutazioni. Non voglio danneggiare nessuno, anche perché ritengo che intrattenga questi rapporti chi ne è incaricato dalla Figc. Certo, quando mi dimisi nel 2014 non avrei mai immaginato che saremmo arrivati ad avere il 2030 come orizzonte per il Mondiale successivo”. La prima cosa che farebbe? “Individuare il commissario tecnico. È naturale. La Federazione accompagna questo processo, in attesa del rinnovo delle cariche federali, ma poi bisogna ripartire: la Nations League è alle porte e serve un progetto tecnico. La seconda è cercare di lavorare sul quadro normativo, che è ingessato, e fa sì che al momento essere eletto non equivalga a governare”.