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Abodi: "Malagò? Se la FIGC farà riforme cambiando solo il presidente sarò felice di stupirmi"TUTTO mercato WEB
Oggi alle 08:22Serie A
di Ivan Cardia

Abodi: "Malagò? Se la FIGC farà riforme cambiando solo il presidente sarò felice di stupirmi"

Il Ministro per lo Sport e per i Giovani in vista delle elezioni federali: "Malagò? La bontà della scelta dipende dall'efficacia delle risposte"
Andrea Abodi, ministro per lo Sport e per i Giovani, si è sempre dichiarato scettico sull’opportunità di ripartire dalle elezioni federali, anziché dal commissariamento che ha sempre indicato come strada maestra: “Sono scettico nella misura in cui io non credo che le responsabilità siano solo in capo al presidente - ha detto a margine degli Sky Inclusion Days di ieri -. Se la Federcalcio dimostrerà che, cambiando il presidente, ma mantenendo l’assetto e quindi il consiglio federale, cambi la capacità del consiglio e verranno fatte le riforme che non sono state fatte finora, sarò felice di sorprendermi”. Quali sono le riforme da fare? “Intanto, il tema dei controlli finanziari l’abbiamo risolto con qualche pregiudizio, anzi con molti pregiudizi, con la Commissione indipendente che sta facendo il suo lavoro in modo discreto e impenetrabile. Farà anche proposte di avanzamento degli indicatori per l’iscrizione al campionato. Poi ci sono due grandi temi”. Quali? “Il primo è il tema degli assetti dei campionati, i calendari, dell’assetto anche del sistema professionistico. Questo sistema è al tempo stesso corporativo e consociativo. È in gioco anche la partita per l’ammodernamento del calcio. Serve anche un meccanismo nel quale le componenti non abbiano la capacità di porre veti allo sviluppo del sistema nel suo complesso. Dalla base a chi si confronta in Europa, ognuno deve essere messo nella condizione di fare bene il suo mestiere”. E poi? “Il secondo tema è quello della giustizia sportiva, non solo calcistica. Con lo stesso spirito della commissione indipendente sui conti, la giustizia sportiva deve avere un suo profilo di indipendenza. È sempre stato così, ma gli organi non devono giudicare i soggetti che li hanno designati. C’è una relazione che non rende comunque, almeno all’apparenza, e poi vediamo purtroppo anche nella sostanza, indipendente il giudizio. C’è una relazione stretta tra il soggetto che designa e chi deve valutare i designati. Stiamo lavorando con il CONI, mi aspetto entro giugno in giunta il primo modulo delle riforme, relativo alle procure federali e a quella generale presso il CONI”. Che pensa della possibile riduzione della Serie A a 18? “Lo valuteranno in relazione non solo ai costi dei club professionistici, che poi è sempre questione di scelte, perché non è che ci sia il vincolo di indebitarsi, ma è anche un tema di calendario. La questione non è che si giochi troppo, all’estero si gioca anche di più. Però i calendari domestici e internazionali devono trovare una sintesi, altrimenti i secondi soffocano i primi. Io credo che serva una scelta di fondo: infrasettimanale per le partite internazionali e fine settimana per i campionati nazionali. Credo che sarebbe il caso, a livello europeo, di avere una disciplina comune almeno tra i cinque grandi campionati. Questo si assocerebbe a un discorso legato a promozioni e retrocessioni, soprattutto tra A e B. In B ogni anno cambia più del 30% di squadre: c’era un vecchio accordo di tanti anni fa, disatteso, per una simmetria tra promozioni e retrocessioni. Sono piccoli accorgimenti che si potevano fare”. Sono cose che ha proposto anche Gravina… “Ha fatto tante proposte ma, come ha scritto, questo sistema non riesce a garantire lo sviluppo. Ognuno rimane prigioniero di interessi particolari”. E poi ci ritroviamo senza tre Mondiali… “Anche le quattro Olimpiadi. Non è un fatto secondario: che l’Under 21 non si qualifichi per le Olimpiadi è un ulteriore indicatore: nonostante buone prestazioni con le giovanili, non riusciamo a partecipare”. C’è stato l’incontro con Abete e Malagò? “No, nessuno me l’ha chiesto. Sono pronto a rispondere come ho sempre fatto”. Malagò è in vantaggio, sarebbe una scelta corretta? “Ogni scelta è corretta. Quello che determina la correttezza della scelta è l’efficacia dell’azione. Non è una questione di nome: ogni nome si porta il suo vissuto, la sua storia. Sia Giovanni Malagò sia Giancarlo Abete hanno storie nel calcio, ma sono differenti”.