Abodi: "Inaccettabile che non si vada al Mondiale. Guardiola non è un sogno impossibile"
Andrea Abodi, ministro per lo sport e i giovani del governo Meloni, è intervenuto ai microfoni di Sky Tg24, parlando anche dell'esclusione dell'Italia dal prossimo Mondiale: "Sembra un secolo fa, invece nel 2006 vincemmo il Mondiale e io ero lì con mia figlia e mia moglie, ci manca tremendamente. Cercheremo disperatamente le maglie azzurre e l'Italia nel prossimo Mondiale… Mi auguro che questo determini uno shock della coscienza, nel senso che non è accettabile, anche se sono le regole dello sport, che non si vada al Mondiale per la terza volta. Non è accettabile che, dopo due volte, ci siamo ritrovati ancora a giocarsi tutto in un playoff che è sempre una roulette russa dove c'è un avversario, che magari qualche anno fa sarebbe stato più comodo, che dimostra di avere più voglia, di aver avuto un approccio diverso. Stiamo entrando in una specie di sortilegio, dobbiamo trovare il metodo giusto, non penso si sia perso il talento, si è soltanto addormentato, lo stiamo trascurando, fino ad arrivare a negarlo. Credo che la priorità delle priorità riguardi i giovani. La politica, l'assetto della FIGC, il format dei campionati, la Giustizia Sportiva… Sono tutti importanti, devono contribuire alla credibilità del sistema, ma tutto ruota intorno al modello tecnico, alla ricerca e all'allenamento del talento, che è stato spesso mortificato sull'altare del metodo di gioco. Ci sono tanti ragazzi che hanno un rapporto non così familiare e amichevole con il pallone come si dovrebbe avere, non sempre si ha la sensazione che un giocatore sia libero di saltare l'uomo. Se non succede più che vinciamo i Mondiali, una ragione è anche questo. È troppo facile cercare il talento all'estero, forse è più semplice a livello burocratico, costa meno, dobbiamo cercare delle forme che consentano di avere più competitività nel mercato interno".
Guardiola è un nome che circola per il futuro della Nazionale. Che ne pensa?
"Bisogna capire se lui vuole permettersi l'Italia, ce n'è tanta nel suo percorso di vita e credo nei suoi sentimenti. Fa parte delle opzioni possibili, non è certamente un sogno impossibile. È un allenatore molto importante, il ct è un mestiere diverso e bisogna capire se uno straordinario tecnico sia e voglia diventare anche uno straordinario ct, per me è una sfida che prima o poi vogliono fare. Non credo sia un tema di soldi, ma di ambizioni, sogni. Un allenatore da solo non fa una Nazionale, bisognerà associare un progetto di alto livello, dovrebbe fare emozionare oltre che responsabilizzare. Dovrebbe essere uno stimolo per recuperare il filo dell'eccellenza che abbiamo sacrificato all'incapacità della classe dirigente, sia dei club che delle leghe e della FIGC. Bisogna lavorare in modo integrato per raggiungere obiettivi e collaborare, non basta aprire i cancelli per riempire gli stadi".
Platini al posto di un politico potrebbe andare bene per la FIGC?
"Per il momento non c'è, nel senso che ci sono due contendenti e non c'è stato nessuno che abbia voluto e saputo fare un passo in avanti. È successo con Albertini, con Tommasi, ma evidentemente non è stato fatto un salto di qualità da entrambe le parti, nella proposta, ma anche da parte dei club, che non sono pronti ad avere un presidente che abbia esperienza di colpa. Però non è importante chi abbia più colpa, l'importante è che non siamo riusciti ad avere un concorrente in campo capace di raccontare le cose che ha vissuto. Ci sono dei dirigenti che hanno una conoscenza del calcio molto differente, dobbiamo sperare che, non soltanto chi vincerà, ma che il contesto sia maturo per una riflessione definitiva dalla quale uscire con soluzioni che ci sorprendano senza dover inventare nulla, sono tutte sul tavolo".
Perché i club non vogliono un presidente con esperienza di campo?
"Ritengono che i calciatori non siano in grado di gestire, è un limite nella proposta e nell'incapacità di riceverla. Quando Baggio presentò il dossier ero in consiglio federale e la cosa impressionante che mi sorprese è che non ci fu un dibattito all'altezza della proposta, non ci fu corrispondenza all'attenzione. Era probabilmente troppo rivoluzionario, il calcio è molto tradizionalista nel senso meno nobile del termine, convivono il consociativismo e il corporativismo. Se prevale questo modello, non c'è Nazionale che tenga".
Nel 2032 riusciremo a presentarsi con stadi rinnovati agli Europei?
"Si sta procedendo, avrei voluto essere più tempestivo, ma, ancora una volta come è stato per Milano-Cortina, saremo pronti per le valutazioni che potrà fare l'UEFA. Roma, Milano e Torino hanno già il loro destino, ne mancano 2, ma ci sono cantieri aperti e cantieri progettuali che stanno andando avanti. L'ingegner Sessa sta lavorando a pieno ritmo, sono stati sottoscritti i primi atti per lo stadio della Roma, vedrete un'accelerazione nei prossimi mesi che consentirà di dire che ce l'abbiamo fatta ancora una volta, ma non sarà un evento. Sarà la stabilità di un modello di stadio che darà all'Italia una maggiore competitività almeno in questo ambito. Se ne aggiungerà uno di riserva forse per Euro 2032, c'è uno stadio che a Venezia sta nascendo in silenzio, scopriremo la qualità del lavoro di una squadra".
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