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La Serie A ha una sola via d’uscita: un braccio di ferro già perso è solo un’altra figuracciaTUTTO mercato WEB
Oggi alle 18:03Serie A
di Ivan Cardia

La Serie A ha una sola via d’uscita: un braccio di ferro già perso è solo un’altra figuraccia

“Serve buon senso”. È l'auspicio di Ezio Simonelli, presidente della Lega Calcio Serie A, che poi però chiude rinnovando l'invito a trovare una soluzione condivisa a Prefettura e tennis: risposta entro sera, o ricorso al TAR. Non è un aut aut, nel senso che la Lega ritiene di aver seguito l'indicazione di Piantedosi e di aver fatto un passo indietro. Ma non sembra contemplare l’unica via d’uscita onorevole, per il massimo campionato, da un pasticcio che nessun altro ha creato. È vero che la decisione degli organi di pubblica sicurezza non tiene conto del fatto che, oltre al derby di Roma, siano coinvolte anche altre quattro partite. Come pure che è difficile accettare che una città come Roma non riesca a organizzare due grandi eventi sportivi nello stesso giorno e nella stessa area. Sta di fatto, però, che il problema l’ha creato la Lega, l’ha ammesso lo stesso Simonelli: sarebbe bastato evitare che il derby di Roma coincidesse con la finale degli Internazionali di tennis. C’erano altre 18 giornate a disposizione, bastava inserire un paletto in più al sorteggio del calendario. Adesso, è tutto un grande braccio di ferro. Tra il calcio e le istituzioni, tra il calcio e il tennis. L’ultima proposta della Serie A, anticipare di mezz’ora il derby e posticipare dello stesso tempo la finale del singolare maschile, è un modo un po’ bislacco di salvare capra e cavoli. La data della finale di tennis, in fin dei conti, è nota da due anni, e la Federazione Italiana Tennis e Padel c’entra fino a un certo punto: a organizzare la competizione è l’ATP. È un po’ come se il basket italiano chiedesse alla UEFA di posticipare di mezz’ora una semifinale di Champions League pianificata da diversi mesi. Cosa risponderebbero da Nyon? Ecco, appunto. Il grande braccio di ferro riguarda anche i rapporti di forza tra quello che è sempre stato lo sport più amato nel nostro Paese e quello che lo sta diventando. Forse il tennis non prenderà mai il posto del calcio: ci siamo appassionati allo sci con Alberto Tomba, alle moto con Valentino Rossi, e via dicendo. Ora tocca a Jannik Sinner, mentre il pallone è sempre rimasto. Però intanto, allo stato attuale se la giocano, a livello di interesse. E il calcio - che pure sovvenziona tutti gli sport italiani, questo va ammesso - non può pensare di fare la voce grossa. Almeno, non se il problema nasce da un suo errore. La stessa decisione di aspettare entro sera una risposta o ricorrere al TAR nasconde una potenziale figuraccia: davanti alle indicazioni di Prefetture e Questure, e quindi a questioni di ordine pubblico, il calcio (come ogni altro sport) ha storicamente quasi sempre perso. Cosa dovrebbe cambiare stavolta? E poi, ci sono i tifosi. Simonelli ha fatto appello all’interesse dei circa 300.000 sostenitori che, di lunedì sera, dovrebbero andare allo stadio. Vero, per carità. Però il vero problema del pallone sono le TV, perché il lunedì sera è sgradito per questioni di palinsesto, anche se ci si potrebbe interrogare su quanto sia appetibile il mezzogiorno della domenica. E, ancora: se davvero la Serie A ricorresse al TAR, pur con la richiesta di un decreto d’urgenza, i tempi sarebbero brevi ma potenzialmente fino a 48 ore. Vorrebbe dire non ufficializzare il calendario se non a ridosso delle partite. E certificare che, dei tifosi, non importa davvero a nessuno.