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Il bomber girovago che tutti hanno amato: la storia di Aldo SerenaTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 18:50Storie di Calcio
di Daniele Petroselli

Il bomber girovago che tutti hanno amato: la storia di Aldo Serena

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Il mondo del pallone è pieno di racconti particolari, di calciatori, di campioni, ma soprattutto di uomini. E a Storie di Calcio, trasmissione condotta da Francesco Tringali, è il momento di raccontare quella di Aldo Serena, ex bomber attivo tra gli anni Ottanta e Novanta, che ha incrociato la sua carriera con quella di un giornalista come Franco Vanni, autore del libro I miei colpi di testa insieme all'ex calciatore. Ci sono campioni che diventano leggende per i trofei che vincono. E poi ce ne sono altri che, guardandosi indietro, finiscono per raccontare molto di più. Uno spogliatoio, un'epoca, un modo di vivere il calcio che oggi sembra appartenere a un altro mondo. Questo è il ritratto di Aldo Serena, che non parla soltanto di gol e vittorie, ma anche di un ragazzo timido e riservato che si ritrova improvvisamente dentro il calcio più grande del mondo. Perché Aldo Serena non è il classico fenomeno che da bambino sa già di essere destinato alla gloria. La sua è una crescita fatta di dubbi, di cambiamenti, di continue ripartenze. Dal Montebelluna alle grandi del calcio italiano, in un'epoca in cui spesso erano le società a decidere il destino dei giocatori e le valigie si preparavano più in fretta dei progetti. Eppure, stagione dopo stagione, Serena riesce a costruire qualcosa di straordinario attraverso città, maglie, rivalità storiche senza perdere se stesso. E mentre il calcio italiano vive la sua età dell'oro, lui si ritrova al centro di un mondo irripetibile. Quello degli anni '80 e '90, il campionato più bello del pianeta, gli stadi pieni ogni domenica, le coppe europee, i grandi derby, gli spogliatoi popolati da campioni che oggi sembrano personaggi di un romanzo: Platini, Zico, Falcao, Matthaus, Van Basten, Baggio, nomi che hanno contribuito a rendere la nostra Serie A il punto di riferimento del calcio mondiale. Serena ha legato la sua carriera principalmente all'Inter, squadra nella quale ha giocato per sette stagioni; ciò nonostante è uno dei sei calciatori italiani (insieme a Filippo Cavalli, Giovanni Ferrari, Sergio Gori, Pierino Fanna e Attilio Lombardo) che hanno vinto lo scudetto con tre diverse società, nel suo caso Inter, Juventus e Milan. "Il primo ricordo che ho di Aldo Serena è di quando avevo sei anni - racconta Vanni -. Mio nonno aveva una casa alla Pinetina dove si allena l'Inter. La Pinetina è anche un complesso residenziale legato al golf. Nessuno di noi ha mai giocato a golf in famiglia, mio nonno tanto meno, ma l'aveva presa per gli anni della vecchiaia. Allora c'era la possibilità di andare a vedere i campioni che si allenavano, se li si aspettava ai cancelli non scappavano, tanti all'ora si fermavano a chiaccherare. Io ricordo nitidamente quando ero bambino e andavamo a vedere gli allenamenti dell'Inter, che erano vicino a casa di mio nonno, erano tutti gentili ma Aldo un po' di più. Aveva una gentilezza spontanea molto bella, era accogliente per usare la parola corretta. Era al di là delle performance in campo, lì l'Inter vinse lo scudetto dei record '88-'89, però era proprio quello che tu vedi e dici 'Cavolo vorrei essere come lui'. I bambini sono molto sensibili alla gentilezza, lo vedo anche con i miei figli. Quando mi sono trovato tanti anni dopo a passare dalla cronaca nera giudiziaria allo sport, una delle prime cose che ho voluto fare è stato proporre al mio capo un'intervista ad Aldo Serena. Abbiamo fatto questa lunga intervista in cui ho trovato conferma del bene che pensavo di Aldo, ma con gli interessi, nel senso che mi immaginavo una persona eccezionale, avendolo visto giocare a pallone, avendo goduto delle sue telecronache con Piccinini soprattutto, ma anche con tutti gli altri telecronisti a cui si è associato negli anni". E nel libro Serena si è raccontato a 360 gradi: "Aldo aveva scritto tantissimi diari, tante pagine di diario scritte veramente bene, che necessitavano solo di essere riprocessate in formato libro, però il racconto è tutto suo, nel senso che Aldo oltre ad avere una buonissima tecnica di racconto, e chiunque abbia sentito una sua telecronaca lo sa, ha anche altre due caratteristiche che lo rendono un buon narratore. Prima di tutto legge tanto, lui è un cliente affezionato della libreria Zanetti di Montebelluna, che è una bella libreria che c'è nella città di origine di Aldo, e chiunque voglia scrivere deve prima aver letto molto, ecco Aldo ha letto molto e legge molto, e la seconda cosa è che è onesto con se stesso, questo secondo me è molto evidente a chiunque lo veda anche solo parlare adesso in televisione su Sky, cioè dice quel che pensa e pensa quel che dice. L'altra enorme forza di Aldo è di non temere di dimostrare le proprie fragilità, c'è l'idea che dietro al campione, dietro all'eroe, dietro all'uomo capace di vincere lo scudetto con tre maglie diverse, può esserci una persona che non si fa problemi ad ammettere anche i suoi momenti di dubbio, i suoi momenti di difficoltà". E Vanni ha aggiunto sulla carriera di Aldo Serena: "Prima della sentenza Bosman i calciatori non erano pienamente, o potremmo dire non erano, per fermarci qui, registi della propria carriera. Nel senso che le squadre che ne detenevano il cartellino, potevano spostarli più o meno a piacimento. C'era chiaramente un piccolo margine di manovra, per cui in qualche misura col calciatore si parlava, però Aldo Serena è stato per tanti anni mandato, questa è la parola giusta, dall'Inter a giocare in altri club. E la cosa particolare è che ha fatto benissimo ovunque, nel senso che è l'unico calciatore italiano ad avere giocato i derby di Milano e Torino con tutte e quattro le casacche, per dire. Se ci sono dei giocatori oggi che sono molto in controllo quando si tratta di decidere le proprie traiettorie di carriera, i propri trasferimenti, Aldo era l'esempio del calciatore stoico. Lo stoicismo in filosofia si basava sul principio che la felicità sta nel desiderare ciò che accade. Aldo è riuscito nella sua carriera non solo a innamorarsi di ogni piazza in cui ha giocato, ma anche di far innamorare i tifosi. Anche il posto in cui è andato via nella maniera più truculenta, che è stato Torino, perché passare da Torino alla Juventus è un passaggio non banale, ha dimostrato però l'enorme amore che i tifosi del Torino avevano nei suoi confronti, che poi ovviamente come tutti i grandi amori quando finiscono producono grandi emozioni anche di senso contrario. Però Aldo è proprio l'esempio di come un giocatore, in un calcio in cui i presidenti erano ancora i padroni del circo, non i calciatori e i loro procuratori, sia riuscito però a lasciare un segno anche dal punto di vista umano nelle piazze che ha visitato". Vanni che ha raccontato anche un episodio particolare di Aldo Serena: "C'è un episodio che racconta di Platini, per cui trovandoselo come avversario a un certo punto Serena si illuse di potergli togliere il pallone con una certa facilità e Platini gli fece un tunnel e dopodiché lo guardò e gli disse ragazzo chiudi le gambe in italo-francese e Aldo ha detto 'da lì ho deciso di dare una bella legnata, di quelle che si potevano dare nel calcio prima del VAR' ma che dopodiché aveva trovato così simpatica quella reazione e così luminosa la classe in campo di Platini che aveva rinunciato all'idea di prendersi la sua piccola vendetta nel corso della partita".