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Da simbolo a freno: per il Portogallo è difficile dire addio alla sua più grande leggendaTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 10:44Calcio estero
di Michele Pavese

Da simbolo a freno: per il Portogallo è difficile dire addio alla sua più grande leggenda

"Se ho pensato di farmi da parte dopo il Mondiale? Sì, rifletto sempre sulle mie decisioni. Penso a tutto". Cristiano Ronaldo ha scelto di proseguire la sua avventura con la nazionale portoghese, spiegando di aver ricevuto la fiducia del presidente federale e del commissario tecnico: "Contano su di me. Penso di poter continuare ad aiutare la squadra, non solo con i gol, ma anche con la mia esperienza". Una scelta comprensibile per un giocatore che continua a inseguire nuovi record, compreso quello dei 1000 gol in carriera, quota che considera raggiungibile ma non un’ossessione. Ma proprio questa decisione apre una riflessione più ampia sul percorso del Portogallo e sulla difficoltà di costruire un vero ricambio generazionale quando il protagonista assoluto della storia recente del calcio nazionale è ancora al centro della scena.

Parafulmine e freno

Ronaldo è stato per oltre vent’anni il volto, il leader e il simbolo della Seleçao. Ha rappresentato una certezza nei momenti difficili, un punto di riferimento tecnico e mentale, un parafulmine capace di attirare su di sé pressioni e critiche. Ma una figura tanto grande e ingombrante porta con sé anche un inevitabile rovescio della medaglia: rischia di rallentare l'evoluzione di chi dovrebbe raccogliere la sua eredità. La selezione lusitana ha sfornato una generazione straordinaria, forse una delle più talentuose della propria storia: da Vitinha a Nuno Mendes, da Bernardo Silva a Rafael Leão, passando per Pedro Neto, Rúben Dias e Gonçalo Ramos, il materiale tecnico non manca. Sono calciatori abituati ai grandi palcoscenici, protagonisti nei migliori club europei, ma che in Nazionale continuano inevitabilmente a vivere all’ombra di CR7.

Un futuro oltre Ronaldo è possibile

La domanda non riguarda il valore di Ronaldo, impossibile da mettere in discussione, ma il momento giusto per lasciare spazio. Negli ultimi due Mondiali e nell’Europeo più recente, il Portogallo ha avuto una rosa profonda e qualitativamente superiore rispetto al passato, ma non sempre è riuscito a trasformare quel talento in risultati all’altezza delle aspettative. E Ronaldo, pur restando una leggenda assoluta, è sembrato spesso lontano dal giocatore dominante che aveva trascinato il Paese al trionfo europeo del 2016 (pur non giocando la finale per infortunio). E così il Portogallo non scoprirà mai fino in fondo cosa avrebbe potuto fare senza il peso, positivo e negativo, della presenza del suo numero sette: una leggenda può indicare la strada, può insegnare, può proteggere. Ma prima o poi deve anche permettere agli altri di camminare da soli.

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