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Lazio | Elisabetta Nervi: "Il Flaminio non può diventare uno stadio di Serie A"
Oggi alle 09:45Primo Piano
di Chiara Scatena
per Lalaziosiamonoi.it

Lazio | Elisabetta Nervi: "Il Flaminio non può diventare uno stadio di Serie A"

RASSEGNA STAMPA - Elisabetta Nervi torna a parlare del futuro dello Stadio Flaminio ai microfoni de Il Tempo, criticando duramente il progetto della Lazio e il modo in cui il Comune ha gestito negli anni la situazione dell'impianto. Secondo Nervi, l'idea di trasformare la struttura per adattarla alle esigenze del club rischia di alterarne la natura originale, mentre l'amministrazione avrebbe dovuto intervenire molto prima, evitando di lasciare il Flaminio nel degrado.

Il punto di partenza, secondo Nervi, è la natura stessa dello stadio, considerato un bene tutelato e un pezzo di storia non soltanto di Roma, ma dell'intera Italia. Per questo ritiene prioritario conservare l'opera progettata da Pier Luigi e Antonio Nervi, individuando una funzione compatibile con la sua forma originale e capace di restituirla alla cittadinanza senza snaturarla. A suo giudizio, il Flaminio non potrà mai diventare uno stadio di Serie A: la strada da seguire sarebbe piuttosto quella di una grande arena civica dedicata allo sport e alla cultura, in linea con la vocazione del quartiere.

Nervi evidenzia anche una differenza importante rispetto al progetto della Lazio sul piano economico. La sua proposta, spiega, potrebbe essere realizzata con una spesa pari a circa un quinto dell'investimento previsto dal club per il nuovo impianto, facendo ricorso in larga parte a risorse pubbliche. In questo modo, inoltre, il Flaminio tornerebbe a essere una struttura al servizio del quartiere.

A deluderla maggiormente, però, è soprattutto il fatto che si sia arrivati a questo punto senza una soluzione. Secondo Nervi, il Comune avrebbe dovuto assumere l'iniziativa molto prima, trasformando il Flaminio in un progetto della città, condiviso con i cittadini, invece di lasciarlo marcire nel corso degli anni. Ed è proprio qui che individua il problema principale: capire quale sia l'intenzione dell'amministrazione comunale nei confronti di un bene della città, monumento tutelato e inalienabile.

Nervi riconosce che la Lazio sta portando avanti con chiarezza le proprie esigenze, ma ritiene che il nuovo progetto non rispetti la struttura originale dello stadio, arrivando a rischio di deturparla. Per questo, insiste, la questione centrale è occuparsi del Flaminio per tempo.

La richiesta finale alle istituzioni è dunque quella di assumersi la responsabilità che compete loro nei confronti di un bene collettivo. Per Nervi, conservare la forma originale del Flaminio e trovare una funzione compatibile non sono obiettivi incompatibili: al contrario, riuscire a conciliarli rappresenterebbe l'unico modo per restituire davvero lo stadio ai cittadini.

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