Non possiamo chiudere le frontiere o far giocare un tot di giovani italiani: lo dice l'UE
C'è voglia di soluzioni per il calcio italiano, dopo la disfatta nello spareggio per qualificarsi ai prossimi Mondiali, la sconfitta degli Azzurri nella serie dei rigori sul campo di Zenica che ha permesso alla Bosnia ed Erzegovina di festeggiare il ritorno alla kermesse intercontinentale e alla nostra Nazionale no.
Tra i suggerimenti per salvare il sistema calcio Italia, viene portata avanti anche la tesi e la proposta di ridurre il numero degli stranieri con tanto di imposizione allo stesso tempo di una certa quantità di italiani in campo. Un percorso che, anche volendo, al momento non sarebbe però praticabile, per via dei regolamenti sovranazionali ai quali risponde anche l'Italia, nello specifico per quanto disposto dall'Unione Europea a proposito della libera circolazioni di persone e merci.
Né la FIGC, né Lega Serie A e neppure il Governo o il Parlamento della Repubblica Italiana hanno la facoltà o il potere di imporre un vincolo del genere e di 'chiudere le frontiere'. Certo, lo facemmo negli anni Sessanta, dopo il tonfo ai Mondiali inglesi del '66 e fino al 1980, ma appunto, allora non c'era l'Unione Europea. E nel frattempo tra l'altro abbiamo vissuto anche la 'sentenza Bosman', per la quale i calciatori professionisti sono lavoratori come tutti gli altri. E appunto, l'UE prevede il principio di libera circolazione dei lavoratori, per il quale nessuna federazione aderente può imporre limiti del genere. Qualche paese europeo che applica simili restrizioni c'è, vedi la Turchia, paese sì geograficamente in Europa ma fuori dall'Unione.
Tanto che questo concetto è trasparso anche dalle dichiarazioni delle scorse ore di Andrea Abodi, Ministro dello Sport: "Penso sia una soluzione da discutere anche con l'Unione Europea. Non ci possono essere vincoli, ma se la mettiamo sul piano delle opportunità per i giocatori giovani, magari anche con incentivi economici, penso se ne possa parlare e si possa fare anche velocemente. La penso come La Russa".
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