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Quell'aggressione stravolta e oscurata
sabato 23 febbraio 2008, 15:25Calcio
di Marco
per Amaranta.it

Quell'aggressione stravolta e oscurata

Ercole De SantiEsattamente sei anni fa, il 17 febbraio 2002, alcuni giornalisti livornesi vennero prima offesi e provocati, quindi aggrediti a più riprese e colpiti nelle aree riservate alla stampa dello stadio di Pisa, infine fatti passare pe
Livorno - Quando sei anni fa venni a conoscenza degli insulti e delle aggressioni subite da alcuni colleghi livornesi, degli amici, allo stadio comunale di Pisa, la mia mente effettuò immediatamente un volo a ritroso nel tempo e mi riportò alla fine degli anni Settanta nella terra che mi ha visto nascere e vivere fino all'etá di vent'anni, il Venezuela. Allora, appena maggiorenne, abitavo a Caracas, la capitale, e mi interessavo di sport scrivendo piccole note e considerazioni sulle partite di calcio dei campionati locali. Avevo un maestro, un salernitano da oltre cinquanta anni in Sudamerica, di nome Nunzio, un innamorato del futbòl. Non potevamo essere simpatici a quelli che si occupavano di baseball e forse procuravamo qualche disturbo ai sostenitori dello sport nazionale venezuelano. Un giorno il mio amico e maestro Nunzio venne avvicinato da alcuni balordi, malmenato e consigliato di lasciare stare il calcio, nel senso di non occuparsene più. In questo modo, forse, credevano di addomesticarlo al baseball. Io non riuscii a trattenere la rabbia e corsi da un giornalista "vero" per cercare di rendere pubblico l'accaduto e per portare gli aggressori davanti ad un tribunale. Mi sentii rispondere che eravamo in Venezuela, e questo lo sapevo, e che era meglio lasciar perdere in quanto la democrazia ed i diritti erano un optional. Amareggiato urlai che non vedevo l'ora di andare in Italia, la terra dei miei genitori, la terra "della grande civiltá", la nazione dove c'era la democrazia e venivano rispettati i diritti di tutti. Ma una volta in Italia ho fatto presto a capire che le cose anche qui stanno diversamente. Ed il caso dei fatti di Pisa, l'aggressione subita dal nostro direttore e da altri giornalisti e tutto il resto, lo stravolgimento della realtá, il silenzio che colpevolmente o meno é stato calato su quanto accadde quel giorno, l'indifferenza di tanti colleghi e in definitiva del mondo giornalistico locale, tutto ciò mi ha confermato e mi conferma ancora una volta che anche l'Italia ha le sue sacche di Venezuela. Anche i miei conoscenti, come fece Nunzio, come feci io, si sono dati da fare. Hanno denunciato l'accaduto, sono passati sei anni ed aspettano ancora l'esito delle indagini, la Magistratura non si é fatta sentire, ma intanto hanno dovuto prendere atto del fatto che il loro caso é stato prima stravolto e poi praticamente oscurato, almeno dai media, perchè quando hanno chiesto di dire la loro, di avere il diritto di replica, é stata loro negata la possibilitá di esprimersi. "Siamo stati offesi, ingiuriati e fatti passare per quello che non siamo", mi ha detto una volta uno degli sfortunati protagonisti. Io aggiungerei anche calunniati, diffamati e derisi, sicuramente non aiutati da molti colleghi che avrebbero potuto farlo, che avrebbero dovuto farlo, e da tutto l'apparato intorno. Molti, invece di parlare a sproposito, invece di prendere per oro colato una versione dei fatti che pare essere stata fornita ad arte per appropriarsi della ragione, avrebbero potuto quantomeno verificare quei fatti, accertarsi di quello che si accingevano a dire o scrivere, insomma avrebbero potuto tentare di raccontare la veritá. A distanza di sei anni, il mio dolore é ancora vivo ed il mio rammarico é enorme nel vedere oggi un episodio gravissimo come quello dell'aggressione di Pisa, all'interno del quale c'é stato evidente, secondo me, anche il reato di diffamazione a mezzo stampa da parte di alcuni colleghi, rimasto impunito. Si é infatti arrivati all'archiviazione. Così come si é arrivati al "congelamento" degli esposti presentati all'Ordine dei giornalisti della Toscana verso coloro che hanno scritto e parlato senza ben sapere come quel giorno si svolsero i fatti. E sono, queste, una di quelle cose che rovinano la professione di giornalista e segnano con macchie indelebili non tanto il corpo quanto lo spirito degli uomini onesti e giusti quali sono coloro che il 17 febbraio 2002, una domenica pomeriggio, a Pisa furono prima provocati ed offesi, quindi aggrediti e colpiti, infine diffamati con evidente stravolgimento della veritá per tentare di giustificare un episodio di violenza e di aggressione invece ingiustificabile. I nostri amici aspettano ancora giustizia ed é giusto che l'abbiano. E' soprattutto per questo, io credo, che tutti noi, soprattutto noi giornalisti, dovremmo fare più attenzione a come si trattano i fatti, a come si raccontano, perchè talvolta la fretta e la superficialitá possono diventare involontari alleati della colpevole malafede. (Ercole De Santi)