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tmw / livorno / Editoriale
Ciao Renzo
domenica 18 maggio 2014, 14:26Editoriale
di Alessandro Volpi
per Amaranta.it

Ciao Renzo

Livorno - “Tutto è compiuto “. Così Don Gino, parroco della chiesa dei Salesiani di Livorno, citando le ultime parole di Gesù sulla croce, dal vangelo di Giovanni, ha officiato, ieri sabato 17, la cerimonia di benedizione delle spoglie di Renzo Marmugi, conosciutissimo cronista sportivo del giornale Il Tirreno, scomparso nella notte del 15 maggio.  Il fatto è che scrivere della scomparsa di un amico fraterno è molto difficile. Le parole del parroco, per i credenti o no, comunque hanno lasciato il segno perché in fondo Renzo lascia un’eredità spirituale notevole, perché lui era notevole. Eravamo coetanei, del 1955 e ci frequentavamo da quando avevamo otto anni, insieme ai miei cugini facevamo interminabili partite a carte, ascoltavamo ore di musica sparata nelle orecchie, con la porta della camera rigorosamente chiusa per non sentire i rimproveri di mamma. Ma i genitori si fidavano di lui, perché lui era saggio, con quel suo aplomb, quel suo modo di parlare e di camminare tutto suo, dall’alto del suo metro e novanta. Poi era un bel ragazzo, facile l’approccio con le ragazze con le quali ha sempre avuto, però, un rapporto molto complicato. Lui credeva molto nell’amicizia come alleanza ed era per sempre.

A dodici anni scrisse il suo primo articolo. Era portato per il giornalismo sportivo, soprattutto, ed è diventato un idolo per gli sportivi. Aveva tante amicizie, tra cui Flavio, Flavione, Carera e Alfredo “Ciccio” Grasselli della Pallacanestro Livorno, che ha anche letto, in chiesa, una pagina del vangelo, insieme al vice questore Paolo Rossi. I suoi pezzi non solo erano perfetti ma potevi immaginarti la partita, all’inizio di basket, quando le pertiche della serie A passavano da Livorno. Poi la crisi che ha sofferto anche lui. Sua l’idea di far ritornare in Italia ed a Livorno, Abdul Jeelani, la “mano di Maometto”una stella del basket NBA americano e diventato un senzatetto, malato e senza soldi. Con una colletta a cui parteciparono i tifosi della Libertas Jeelani fu ingaggiato dal presidente della Lazio Basket per allenare i bambini di due centri della periferia di Roma. Poi passò a curare la pagina del calcio, con la stessa passione. Ora meno male che non ha assistito al declino anche del Livorno Calcio che si spera duri poco. Da quasi un mese non era cosciente. Il tumore l’ha colpito alla testa, quella meravigliosa testa piena di pensieri belli. “Scusa se ho il turbante”, mi disse dopo il primo intervento. L’ultimo nostro Sms è del 9 marzo. Gli ho scritto...ma ti sei fatto prete ? e mi rispose con solo un click, un messaggio vuoto, ma lo voglio conservare. Disegnava cani “palloni” e “salsicciometicci” in un quaderno che conservo gelosamente. Ribattezzava tutti, io ero Volpaciuk o lupo alsaziano e ci salutavamo ululando, con un urlo liberatorio.

La chiesa era piena oltre ogni limite, di semplici amici come noi e di autorità. La bara è poi partita per la cremazione, con il gagliardetto del Livorno Calcio. Lunedì ci sarà la cerimonia presso il Centro Buddista, religione che aveva abbracciato con lo stesso entusiasmo con cui amava tutto e tutti. Lascia due bellissimi figli, Greta e Vittorio, il fratello Roberto e la mamma di 94 anni.