Bordocampo. Leonessa domata. Tre su tre, avanti il prossimo
Livorno – Nel secondo anticipo della terza giornata il Livorno capolista ospita in notturna il Brescia del neoallenatore Roberto Boscaglia. La Leonessa si presenta al Picchi con la miseria di un punto in classifica, figlio unico di una sconfitta a Cesena e di un pareggio casalingo con la Salernitana, e quindi famelica di risultati oltre che alla disperata ricerca di un’identità di squadra ancora latitante. Se non fosse stato per la rinuncia del Parma sarebbe retrocessa in Lega Pro ma la società ha avuto tutto il tempo per mettere su una rosa giovane e competitiva. Il Livorno ha preparato la gara sulle ali di un entusiasmo tangibile e legittimo, in una settimana di lavoro iniziata in anticipo e vissuta intensamente su tutti i fronti. Nei primi giorni della stessa gli abbonamenti hanno raggiunto quota 4mila e il catino dell’Ardenza, in una serata fresca ma molto umida, pulsa di ardore e passione. Sono oltre 7mila ad indossare la maglia del dodicesimo uomo e lo fanno con rinnovato orgoglio. Mister Panucci, da uomo di calcio quale è, ha predicato calma e sangue freddo con tutti i mezzi a sua disposizione, imponendo ai suoi ragazzi solo ed esclusivamente di divertirsi senza pensare ad altro. Boscaglia, ai suoi, di dare il sangue.
In avvio il Livorno si dimostra più spensierato e per questo esuberante ma che con il Brescia non sarebbe stata una passeggiata lo si sapeva da tempo. Il pressing è a uomo e il trio delle meraviglie soffoca tra le maglie azzurre; là davanti Vantaggiato non trova l’appoggio dei suoi esterni. Non solo. Sulle fasce Coly e Embalo fanno gli affari loro indisturbati e le loro incursioni lasciano senza fiato i nostri. Proprio da una scorribanda sulla sinistra di Embalo nasce il cross che mette il pallone sulla testa del trascurato Gejo che segna un gol come avrebbe realizzato chiunque, il sottoscritto compreso, il che è tutto dire. Il mister e il suo video analista non dovranno faticare molto per spiegare alla squadra quello che è successo. A Panucci non pende un capello e non si scompone affatto. In maniche di camicia Boscaglia, pregusta le gioie di un risultato positivo e inaspettato. Anche perché la Leonessa mantiene un atteggiamento per niente appagato o remissivo. Anzi, ci crede e ci prova. Giusto per un quarto d’ora, però, almeno fino all’eurogol di Francesco Fedato. Al 32° il 19 si beve un paio di difensori sulla sinistra e poi lascia partire un destro dallo spigolo dell’area che si insacca alle spalle dell’esterrefatto Minelli. Tutti in piedi ad applaudire il carattere e la qualità di questa squadra. In effetti, di questo si tratta.
Nella ripresa, è un film già visto, il Livorno parte alla grande rendendosi pericoloso in diverse occasioni. Il Brescia non sta a guardare ma nell’intervallo Panucci, come ammetterà in sala stampa, ha regolato alcuni meccanismi in difesa cosicché la Leonessa ruggisce ma non morde. Ad ammansirla ci pensa al 67° Calabresi che, sugli sviluppi di un angolo, incorna da attaccante consumato. Da tenere nella dovuta considerazione che non è né l’uno né l’altro. 5’ dopo la doma definitivamente Vantaggiato, sempre di testa, sempre su calcio piazzato. L’entusiasmo sugli spalti sale alle stelle. A questo punto Panucci inizia a preparare l’imminente trasferta di Terni, concedendo spazio a chi ha giocato meno e riposo a chi ha dato di più.
Quando il signor Antonio Rapuano di Rimini fischia la fine delle ostilità è difficile obbedire al diktat di Panucci riguardo al basso profilo, niente voli pindarici, piedi per terra e tutte quelle belle cose. Il Livorno ha giocato una partita con la p maiuscola, vincendo di due lunghezze, di nuovo in rimonta, in undici contro undici e senza rigori, con una squadra che, anche se è una ripescata, non lascia per niente a desiderare sotto nessun punto di vista. Gli scettici hanno su che riflettere, gli altri, la maggior parte degli sportivi, pensano con spavalderia all’immediato futuro. – “Con chi è la prossima?”


