Bordocampo. Così, anche troppo!
Livorno – Il secondo centenario del Livorno Calcio inizia proprio come era finito il primo, con il Pescara di Massimo Oddo. Fu un evento da dimenticare, quel 3 a 0 all’Adriatico su cui si infransero i sogni di gloria della stagione scorsa, ma il ricordo di quella disfatta ci ha tormentato i cuori e le menti per un’intera estate. L’input è quello di resettare e ripartire da capo con un progetto la cui profondità, tenuto conto della campagna acquisti, non può essere considerata a lungo termine ma che, in ogni caso, deve pur avere un inizio. E le premesse imbastite durante i mesi estivi garantiscono, come minimo, un cauto ottimismo.
L’affluenza al Picchi, manco a dirlo, non è quella delle grandi occasioni. E’ un dato che ormai non fa più notizia da tempo ma sotto il sole raggiante il colpo d’occhio è piacevole anche per la presenza di circa duecento tifosi arrivati dalla costa adriatica. Le formazioni, come annunciato, sono ampiamente rimaneggiate per infortuni ed impegni delle rispettive nazionali in giro per il mondo. Sugli spalti le aspettative sono molte e contraddittorie. La curiosità per la nuova squadra prevale su tutte le altre emozioni. E’ tale e tanta da nascondere la speranza che sia quella giusta per un gran campionato.
Già a 6’ dal giuramento dei capitani la partita si indirizza verso il suo esito finale. L’ex Fiorillo atterra Fedato in mezzo all’area; calcio di rigore e Pescara in dieci. Vantaggiato trasforma come da manuale e festeggia sotto la Nord il primo centro della stagione che coincide anche con la prima segnatura della giornata. Il contraccolpo psicologico per gli ospiti è inevitabile, evidenti le sue conseguenze sul gioco e sullo spunto agonistico. Sulle ali dell’entusiasmo per il vantaggio e la superiorità numerica acquisita, il Livorno si riversa nella metà campo avversaria con scorribande che promettono un pomeriggio da incorniciare. Un palo, un gol annullato all’esordiente Morelli e salvataggi in extremis del subentrato Aresti. Il tridente al participio passato è un presente per cui gongolare. Incanta come un sonetto di Shakespeare. Al 32° il Toro di Brindisi diventa Toro Scatenato. Al limite dell’area si libera di prepotenza di tre difensori e piega le mani all’incolpevole portiere. Al 40° Ceccherini corregge di testa un calcio d’angolo dalla sinistra e chiude la partita.
Nell’intervallo, in tribuna centrale, mister Allegri si concede ai suoi estimatori con grande amabilità. I suoi concittadini sognano ad occhi aperti.
Nella ripresa, con Panucci comodamente seduto in panchina, si assiste ad un allenamento defaticante in cui si registra la girandola delle sostituzioni oltre che il quarto gol del Livorno grazie ad un micidiale contropiede di Fedato al 7°. Tutto questo mentre Pinsoglio perfeziona la sua abbronzatura assistendo indisturbato dalla sua area di rigore, beneficiando di 3’ in più per un eccesso di zelo del signor Francesco Paolo Saia di Palermo.
A fine partita i se e i ma sono le congiunzioni più inflazionate riguardo al peso del rigore e relativa espulsione del portiere sul bilancio generale della gara degli amaranto. I più acuti tra gli sportivi si spiegano il tutto con il pressing alto tanto predicato da Panucci ed oggi come non mai tanto applicato alla lettera da costringere l’avversario all’immancabile errore sin dalla prima occasione. In effetti, con questa partita, non è stato possibile valutare al meglio il vero valore della squadra, le sue potenzialità tecnico-tattiche e caratteriali viste le assenze e la piega presa dal match nei primi minuti, questo è chiaro a tutti. Ma ci sarà un tempo anche per quello, molto prima di quanto ci aspettiamo. Intanto è bene gioire di quello che è stato raccolto. Per molti, quelli che ne hanno viste davvero tante e che guardano lontano in un torneo lungo e difficoltoso, anche troppo!


