Bordocampo. Il vento è cambiato
Brescia – E’ buona anche la seconda di Panucci, così come lo era stata la prima e la maggior parte del suo mandato di quest’anno, iniziato il 6 settembre e terminato anzitempo senza un motivo ragionevolmente plausibile. E’ buona perché il Livorno torna al successo dopo tre mesi di digiuno pericoloso e deprimente e, soprattutto, a seguito di un lunghissimo periodo di non calcio che ha fatto disamorare la maggior parte della tifoseria. Con Panucci in panchina, è solo un modo dire, la squadra di oggi dimostra entusiasmo e convinzione, lo ha fatto anche durante la settimana, e in campo sembra resuscitata. Il 4-3-3 diretto da Tarroni espugna il Rigamonti ancora inviolato e conquista la vittoria esterna a distanza di un girone preciso.
In sede di presentazione mister Boscaglia aveva messo le mani avanti e, dall’alto delle sue duecento panchine da professionista, aveva intuito che non c’era da fidarsi della nostra classifica. Dopo un avvio in cui i tifosi non smettono di stropicciarsi gli occhi, il Livorno passa con un tiro non convenzionale di Vantaggiato al 21°, il cui destro fulmina Minelli e ammutolisce gli spalti nascosti dalla nebbia. Poco dopo la squadra rimane a guardare il tap in dello spagnolo Geijo imbeccato dalla sinistra ma rientra negli spogliatoi lasciandoci piacevolmente stupiti per quanto espresso nella prima frazione, come gioco, impegno e condizione mentale.
Nella ripresa si rivede lo Jelenič dei tempi migliori, quello che corre, combatte su ogni pallone e segna. Lo fa al 56°, recuperando un pallone vagante all’interno dell’area bresciana. Se lo mette sul sinistro, prende la mira e segna il gol del sorpasso. 3’ più tardi il signor Fabio Maresca di Napoli, uno di quelli dal rosso facile, applica alla lettera il regolamento e manda sotto la doccia il numero 28 Martinelli. Sul conseguente calcio franco i 197 centimetri di Martino Borghese, due su due per lui, umiliano la difesa di Boscaglia e chiudono i conti. Nell’ultima mezz’ora, da remoto, Panucci gestisce, amministra e fa qualche esperimento in vista dei prossimi impegni.
Senza neanche sedersi in panchina il mister di ritorno raccoglie più punti in una partita di quanto Mutti in nove. Essendo un comune mortale, non ha fatto nessun miracolo. Ha potuto soltanto restituire al gruppo la voglia di fare bene e l’autostima, gli stimoli giusti e le motivazioni più efficaci. E non è roba da poco. Il resto, anche questo non è roba da poco, lo ha fatto il vento, che oggi ha soffiato nella nostra direzione. Si è trovato il gol della domenica, quante volte lo abbiamo cercato; i rimpalli, quelli che hanno propiziato il secondo e terzo gol, ci hanno favorito, quante volte è successo il contrario; gli arbitri, ci eravamo rassegnati, hanno iniziato a eccedere nello zelo anche nei confronti dei nostri avversari. E’ un vento gradito e benevolo dal quale è piacevole farsi sospingere. Che duri il più possibile. Perché se ci facciamo trovare nelle giuste condizioni possiamo ancora veleggiare molto lontano.


