Giana-Livorno, le pagelle degli Amaranto
Gorgonzola – Al di là del punto conquistato, sono molti gli aspetti da salvare di una partita che, dopo la sconfitta di Alessandria, la vittoria di Como e la nuova sconfitta di Olbia, ha visto il Livorno conquistare il primo pareggio esterno del campionato. Ora, vediamo qui di seguito, i giudizi riportati dagli uomini scesi in campo agli ordini di Claudio Foscarini:
Mazzoni. Ha davanti a sé un reparto difensivo da esaurimento nervoso ed un attacco avversario capace di rendersi pericoloso come e quando vuole: se, nel primo tempo, può limitarsi a guardare con preoccupazione agli scampati pericoli, nel secondo tempo, è chiamato a dare il suo contributo e lo fa nel migliore dei modi. Voto: 6,5.
Morelli. Come spesso gli capita nelle ultime settimane, fa vedere le cose migliori in proiezione offensiva invece che in fase difensiva: nel tentativo di fermare Bruno lanciato a rete, rischia di provocare un primo calcio di rigore, quando la partita è ancora sul risultato di 2 a 1 per gli amaranto. Voto: 5,5.
Rossini. Rimpingua una prestazione tutto sommato mediocre con alcuni spunti da giocatore di categoria superiore: nel primo tempo, costringe Viotti ad una prodezza per impedire il raddoppio su un suo colpo di testa e, nel secondo tempo, compie uno straordinario recupero su Bruno lanciato a rete, per evitare di lasciare il centravanti della Giana Erminio solo davanti a Mazzoni. Voto: 6.
Lambrughi. Fatica da matti a governare un reparto che non è un reparto, ma una linea formata da quattro buoni giocatori che fanno spesso la prima cosa che viene loro in mente. Nel giro di due minuti rimedia due cartellini gialli, che sarebbero potuti costare moltissimo all’allenatore e alla squadra: può capitare anche a lui, se non è al massimo della forma. Voto: 5.
Gasbarro. Ha alti e bassi come molti suoi compagni, ma due sue chiusure in area di rigore (una più goffa ed una molto più elegante, su Bruno) salvano il Livorno dalla capitolazione. Voto: 6,5.
Marchi. Se il centrocampo amaranto non riesce a fare abbastanza filtro, la responsabilità è anche sua, per quanto rimanga spesso isolato nel portare la croce: non è ancora il giocatore che avevamo conosciuto prima del problema fisico patito nella settimana che ha preceduto la partita di Olbia. Voto: 5,5.
Luci. Foscarini lo propone nel ruolo di centrale di centrocampo al posto di Giandonato e lui lo ripaga, interpretando il ruolo in maniera più dinamica ma meno ordinata. Non rientra in campo dopo l’intervallo per una scelta tecnica dell’allenatore veneto. Voto: 6.
Giandonato (1’ st). Il centrocampista scuola Juventus è il pezzo che manca a Foscarini per completare il puzzle: il tecnico di Riese Pio X lo manda in campo al posto di Luci per avere un vero regista e provare a vincere la partita, ma lui viene inghiottito dalla linea mediana della Giana Erminio e si innervosisce presto, non riuscendo a fare nulla di quanto gli era stato chiesto. Voto: 5.
Ferchichi. Parte benino anche grazie all’assistenza di Gasbarro, che lo supporta in fase difensiva e gli detta spesso il passaggio, ma finisce per perdersi nel corso della partita. Della mezz’ala, non mostra né la capacità di inserimento in fase di costruzione né la “garra” in quella di interdizione. Voto: 5.
Toninelli (32’st). Con lui in campo, Foscarini passa alla difesa a tre, con l’ex difensore del Bassano a destra e Morelli a sinistra: dopo un minuto dal suo ingresso in campo, è subito in terra, ma non per un infortunio. Sospiro di sollievo. Senza voto.
Venitucci. Da una partita come questa, si comprende il ruolo del trequartista torinese nell’economia del gioco della squadra di Foscarini e la ragione per cui il tecnico veneto tenga tanto a lui. Si prende fin troppe libertà in termini di tempo e spazio, ma ogni pallone da lui toccato rappresenta un pericolo per gli avversari: il tiro cross con cui mette in difficoltà Viotti e provoca il gol di Murilo è l’emblema di tutto questo. Voto: 6,5.
Maritato. Non ha le stigmate del predestinato, ma fa un gran lavoro sporco di cui si avvantaggia tutta la squadra; tira pochissimo verso la porta difesa da Viotti, ma partecipa sempre alla manovra offensiva; conquista due punizioni negli ultimi dieci minuti di partita e termina l’incontro con i crampi. Aspettiamo di vederlo all’opera al fianco di un centravanti a cui possa far da “spalla”. Voto: 6.
Murilo. È vero: gioca per se stesso e pretende che la squadra si sacrifichi per lui, ma la doppietta con cui pone fine al suo digiuno di gol in maglia amaranto è da standing ovation. Il primo gol nasce da una sua invenzione; in occasione del secondo, invece, è bravo ad avventarsi e a credere in un pallone recapitatogli al centro dell’area da Venitucci. Voto: 7.
Borghese (24’st). Bravo perché, pur dopo qualche titubanza iniziale, riesce a far valere le sue caratteristiche peculiari e a opporsi come sa e come può all’assalto finale degli uomini di Albè. Voto: 6.
All.: Foscarini. Vi sono almeno tre motivi per accogliere con favore il punto guadagnato in classifica e la prestazione dei ragazzi di Foscarini oggi a Gorgonzola: 1) rispetto alla trasferta di Olbia, il Mister ha deciso di tornare sui propri passi, schierando una seconda punta accanto a Maritato, ed è stato premiato: ciò è tanto importante non perché non sia possibile giocare ad una sola punta, ma perché passare da uno schieramento a due punte ad uno schieramento ad una sola punta e lasciare due attaccanti in panchina vuol dire cambiare modulo soltanto perché non si ha abbastanza fiducia in chi non gioca e ciò legittima chi non va in campo a sentirsi “estraneo” alla squadra; 2) per la prima volta in questa stagione, il Livorno ha messo a segno due reti e non soltanto una come fin qui accaduto; 3) la squadra di Foscarini ha reagito all’espulsione di Lambrughi e al rigore trasformato da Pinardi, mettendo in campo un carattere ed una voglia che hanno impedito alla Giana Erminio, pur in superiorità numerica, di trovare il terzo gol. Tra le dolenti note, il fatto che, oggi come a Olbia, la linea difensiva abbia dimostrato di non essere ancora un reparto, ma un pugno di giocatori di discreta qualità che tendono a fare sempre la prima cosa che viene loro in mente: in questo modo, non soltanto è difficile per Lambrughi o chi per lui esercitare una leadership, ma diventa praticamente impossibile praticare adeguatamente la tattica del fuorigioco e tenere alta la squadra. Voto: 6.


