Ciao "Gennarì". Ne varrà la pena?
Livorno - Dunque Gennarino se ne va. Ringraziandolo ancora per aver trasmesso quello spirito combativo tra maggio e giugno consentendoci di conquistare la serie A, ma ciò che molti avevano paventato già in estate si è puntualmente compiuto. Ci sarebbe da discutere sulle motivazioni, si dirà che serviva una scossa, ma la verità è che questa squadra ha raccolto molto, ma molto di meno rispetto a quanto seminato, non meritandosi affatto né come gioco e né come singole individualità l'attuale posizione ed il suo punteggio. Colpe di Spinelli? Anche qui ci sarebbe molto da dire, perché la difesa ed il centrocampo non sono peggiori di quelle visti nei precedenti quattro campionati in massima serie; manca spinta sulle fasce, questo è vero, e l'attacco rende molto di meno di quanto auspicato. Evitiamo di avventurarci nel ginepraio della cessione di Diamanti, dicendo soltanto che per firmare i contratti di cessione bisogna essere minimo in tre e ad agosto il pratese era uno di questi. Le motivazioni sono molteplici: distrazioni difensive, grossi errori in attacco, leziosità nell'impostare le azioni, l'ultima serie di infortuni di elementi importanti quali Mozart, Candreva e buon ultimo Tavano. Carenza nei rimpiazzi? Forse, ma vorremmo sapere quante delle squadre che dovranno evitare la B hanno delle controfigure tecnicamente uguali ai titolari. E adesso? Radio mercato dà vicino Cagni tallonato da Cosmi. Due buoni allenatori, di esperienza, abituati (per dirla alla Lucarelli) a lottare per il tozzo di pane, a salvezze importanti come quella di due anni fa dello stesso Cagni in quel di Empoli. Forse il tecnico umbro è più di carattere e questo ai livornesi piace; tra l'altro si porterebbe dietro come "secondo" Mario Palazzi, bomber del Livorno 83/84 che salì in C1 imbattuto. Entrambi ritroverebbero la serie A, anche se salvare una squadra a campionato iniziato non è mai facile, ma almeno per quello che riguarda Cagni la disponibilità già ci sarebbe. Vedremo se ne varrà la pena; l'allenatore, si sa, paga sempre per tutti ed a maggior ragione quando il mercato di riparazione è lontano ancora due mesi e mezzo. Quello che è certo è che l'esonero palesa il fallimento di una politica societaria sulla quale, oltretutto, in estate ci si sono persi pure giorni preziosi.


