Esclusiva. Bonura, Sansepolcro: “Noi in salute, il Livorno è costretto a vincere”
Sansepolcro – In vista dell'incontro di domenica 28 gennaio tra Sansepolcro e Livorno, la redazione di Amaranta ha deciso di interpellare il tecnico dei bianconeri Marco Bonura, che vestì la maglia del Livorno nella lontana stagione 1999/2000 e che condivide con il suo giocatore Alain Fremura lo status di ex della partita, avendo entrambi indossato la maglia amaranto, seppur in epoche diverse.
Mister, proviamo ad aprire il libro dei ricordi: nell’estate del 1999, tu avevi venti anni e, dopo un campionato di serie C2 a Gubbio, arrivasti a Livorno in occasione della prima campagna acquisti interamente condotta dal presidente Spinelli, insieme a giocatori del calibro di Igor Protti, Mario Bortolazzi ed Eupremio Carruezzo. Che ricordo hai del tuo arrivo a Livorno? Accettasti subito o ricevesti anche altre proposte prima di vestire l’amaranto?
Quando mi fu prospettata l’opportunità di approdare a Livorno, accettai subito e la mia scelta si rivelò azzeccata: quell’estate ero tornato al Milan, dopo un campionato di serie C2 in cui avevo collezionato 3 gol in 25 presenze, e, oltre a quella del Livorno, mi arrivarono offerte da squadre appartenenti allo stesso girone in cui avrebbe militato il Livorno (il girone A, ndr), a cominciare dal Brescello e da altre squadre. Arrivando a Livorno, trovai una squadra veramente importante perché, unitamente ai già citati Igor Protti, Mario Bortolazzi ed Eupremio Carruezzo, vi erano anche elementi del calibro di Richard Vanigli e di Alessandro Sturba.
Si respirava, tra voi giocatori, la sensazione che si fosse all’alba della costruzione di un progetto importante che avrebbe portato il Livorno a militare per tante stagioni nelle categorie superiori oppure no?
Sportivamente parlando, fu un anno brutto perché non centrammo neanche i playoff, però noi giocatori avvertivamo che, alle nostre spalle, stava nascendo una società importante e che avrebbe ottenuto dei risultati: quel primo campionato, certamente, non fu facile ma non era difficile comprendere che, a cominciare da quella stagione, si stava iniziando a porre le basi indispensabili per raccogliere futuri successi.
Obiettivamente, a Livorno non giocasti molto: collezionasti 12 presenze, di cui 4 da titolare, e la squadra amaranto si classificò al settimo posto in classifica. In che modo la tua esperienza a Livorno ti ha fatto crescere e ti ha consentito di districarti con profitto nei meandri del campionato di terza serie nelle annate successive?
Posso dire di essere stato un buon giocatore di serie C e l'esperienza di Livorno fu sicuramente molto importante per me: venendo in una piazza blasonata come Livorno, sapevo che avrei rischiato di giocare poco e così fu, ma mi consentì di scendere in campo, di confrontarmi fin da subito e di provare le giocate in una squadra formata da giocatori importanti, nonché di conoscere nuovi metodi di allenamento già a inizio carriera. Non posso negare che Livorno abbia rappresentato una tappa fondamentale per la mia carriera di giovane calciatore.
Nella tua carriera di calciatore, prima, e di allenatore, poi, torna spesso Leonardo Acori, un mister a cui, qui a Livorno, probabilmente non si è reso abbastanza merito per la promozione in serie A, al termine della stagione 2008/2009. Tu lo hai avuto come allenatore a Gubbio, a San Giovanni Valdarno e a Rimini e, una volta intrapresa la carriera di allenatore, sei stato suo “secondo” a Gubbio: puoi fornirci un ritratto di mister Acori? In quale misura ha pesato nella tua formazione di calciatore e di giovane allenatore la frequentazione professionale con mister Acori?
Ho avuto modo e maniera di apprezzare mister Acori sia dal punto di vista professionale sia dal punto di vista umano nei tre anni in cui l'ho avuto come allenatore: a Gubbio, a San Giovanni Valdarno, dove ho disputato uno dei miei migliori campionati, e a Rimini; è un allenatore, che ha dei valori e che è perfettamente in grado di trasmetterli alla squadra. Innanzitutto, è una persona positiva, che non si lamenta mai di chi ha e di chi non ha a disposizione: inoltre, è un tecnico che non si tira mai indietro se c'è da lanciare un giovane. A distanza di anni, credo che la scelta di esonerare Acori, con il Livorno in zona playoff, possa ritenersi non del tutto esatta.
Torniamo ai giorni nostri: mister, Tu sei al quinto campionato di serie D nelle ultime sei stagioni, ti stai affermando come un vero e proprio “specialista” del girone E e venti giornate di campionato rappresentano un quantitativo di partite sufficiente per esprimere un primo giudizio sulla stagione. Qual è il livello del campionato, secondo te?
Secondo me, il livello complessivo del campionato si è leggermente abbassato, anche rispetto alla scorsa stagione: ciò può essere dovuto al fatto che le "quote" da schierare sono ogni anno sempre più giovani, devono scendere in campo perché lo prevede il regolamento e non è sempre possibile reperire sul mercato giocatori all'altezza del campionato di serie D, che è comunque un campionato importante. Tolte le prime tre-cinque squadre della classifica che sono in lotta per il primato, si è già formato un gruppo di squadre, indicativamente fino al Poggibonsi, che possono ritenersi salve e, invece, dal Montevarchi in giù si lotta per non retrocedere.
Reduce da tre qualificazioni playoff nelle ultime tre stagioni e dalla vittoria della Coppa Italia di serie D al termine della stagione 2021/2022, lo scorso 31 ottobre hai accettato la chiamata del Sansepolcro quartultimo in classifica: cos’è che ti ha portato a Sansepolcro? Non riuscivi a stare fermo o è stata troppa la voglia di tornare a confrontarsi con una realtà, che avevi già conosciuto in categoria inferiore alla vigilia dell’epidemia di Coronavirus?
Entrambe le cose: non mi faceva piacere continuare a stare a casa e avevo una gran voglia di tornare a confrontarmi con una realtà, che avevo già affrontato in Eccellenza e di cui conoscevo ancora alcuni dirigenti. Grazie al lavoro svolto insieme alla società e al nuovo direttore sportivo, abbiamo potuto apportare qualche correttivo all'organico e risollevare una situazione, che rimane comunque difficile: ma a me piacciono le sfide e il fatto di avere una squadra giovane e che ha grande voglia, mi tranquillizza molto. Quella con il Livorno sarà certamente una sfida difficile, ma la squadra complessivamente sta bene.
Prima del tuo arrivo, il Sansepolcro aveva collezionato 2 vittorie, 1 pareggio e 5 sconfitte, segnando 6 gol e subendone 15; oggi, con te alla guida, sono arrivati 1 vittoria, 9 pareggi e 2 sconfitte e si può dire che, per la posizione in classifica che ricopre, la squadra segni poco (10 gol), ma subisca pochissimo (appena 12 gol). A che cosa è dovuta questa metamorfosi?
Premesso che non è giusto che io parli di chi era qui prima di me (Andrea Bricca, ndr), io sono partito dalla convinzione che, tanto per vincere i campionati quanto per evitare le retrocessioni, si renda necessario subire pochi gol: chiaramente, noi non scendiamo in campo per non subire gol o per imporre lo 0 a 0, ma, passando al 3-5-2, ho provato a dare alla squadra qualche certezza in più dal punto di vista difensivo. Veniamo da tre zero a zero fatti bene contro il Grosseto, l'Orvietana e il Tau Altopascio: è evidente che, per tirarsi fuori da una posizione difficile di classifica, bisogna raccogliere anche qualche vittoria importante, ma siamo sulla strada giusta: c'è da dire, inoltre, che, sotto la mia gestione, la squadra ha già colpito sei pali per cui non siamo neanche particolarmente fortunati.
Nelle ultime 6 partite, il Sansepolcro ha raccolto 8 punti e ha imposto il pareggio a Pianese, Grosseto e Tau Altopascio: inoltre, i tuoi ragazzi non subiscono gol dal 20 dicembre. Come sta la squadra?
La squadra sta bene sia fisicamente sia mentalmente: ma, purtroppo, ho qualche giocatore acciaccato e qualche altro squalificato per cui dovrò necessariamente inventare qualcosa. In tempi recenti, abbiamo raccolto punti anche contro degli avversari importanti: e, per quanto la partita di domani sia una partita difficile, è innegabile che si tratti di un match che si prepara da solo per cui il mio compito, in questa settimana, è stato perfino facilitato.
In vista della partita di domenica, mancheranno sicuramente tre difensori, in quanto squalificati: si tratta dei centrali Matteo Della Spoletina e Bernardo Mariucci nonché del terzino destro Marco Del Siena. Sei preoccupato per queste assenze?
Non sono preoccupato per chi scenderà in campo, ma sono preoccupato per il fatto di non avere ricambi nel reparto difensivo: spero che chi vestirà la maglia da titolare sia in grado di farlo per tutti i 90 minuti perché effettuare delle sostituzioni in quella zona del campo potrebbe rivelarsi un problema. Ho fiducia nei miei giocatori, ma sono preoccupato per l'economia della gara.
Personalmente, mi permetto di fare una menzione speciale per Adnane Essoussi e per Alain Fremura: il primo, malgrado i suoi 39 anni, ha collezionato quasi 100 gol in serie D e, in occasione della partita di andata, si rese non poco pericoloso; il secondo, invece, ha sempre giocato titolare da quando ha lasciato il Budoni e ha iniziato a vestire la maglia bianconera. Cosa pensi di questi due giocatori?
Nonostante l'età avanzata, Essoussi è un top player per il Sansepolcro e per la categoria: si allena bene, è integro fisicamente, ha un curriculum importante e, soprattutto, è un punto di riferimento sia per me sia per i suoi compagni di squadra, dentro e fuori il rettangolo di gioco; per quanto mi riguarda, Essoussi sarà sempre una risorsa e non sarà mai un problema. Diversamente, Fremura è un giocatore che avevo già allenato per due anni al Follonica Gavorrano e che ho deciso di chiamare non appena ho assunto la guida tecnica del Sansepolcro perché è un ragazzo che ha delle caratteristiche importanti: è forte fisicamente, si allena da professionista, è sempre positivo, ha già una discreta esperienza nonostante la giovane età e, soprattutto, è un buon giocatore.
Hai seguito il Livorno in questa stagione? Ti aspettavi di vederlo in una posizione migliore di classifica?
Il Livorno è partito bene e credo sia che Favarin abbia svolto un buon lavoro sia che, nel complesso, la squadra amaranto sia una squadra migliore rispetto a quella dello scorso campionato: purtroppo, però, Livorno è una piazza esigente e spesso, alle prime di difficoltà, ci si lascia prendere dalla frenesia di cambiare allenatore. Non conosco i motivi del cambio, ma chi pensava che il Livorno potesse vincere il campionato già a febbraio o a marzo, certamente sbagliava: vincere il campionato con tanto anticipo è impossibile non solo per il Livorno, ma per qualsiasi altra squadra, perché il campionato di serie D e, in particolar modo, il girone E è un campionato molto difficile ed equilibrato. Ora il Livorno ha un distacco di 7 punti da recuperare dalla Pianese e non è ancora tagliato fuori dalla lotta per il primato, ma, qualora dovesse perdere ulteriore terreno dalle prime, la situazione diventerebbe ancora più difficile, in caso di risultati negativi dagli altri campi.
Nel calcio, come nella vita, non bisogna avere paura di niente e di nessuno: tuttavia, a vederla da fuori, destano più preoccupazione le qualità tecniche o la voglia di rivalsa dei calciatori del Livorno?
Temo entrambe perché il Livorno è una squadra forte, formata da giocatori di esperienza che si allenano al mille per mille e che sono in grado di risolvere la partita in qualsiasi momento con una giocata: non solo, ha alle spalle una società che può considerarsi una società professionistica e una tifoseria che, probabilmente, la seguirà in buon numero anche qui a Sansepolcro. Per noi sarà una partita difficile perché il Livorno ha assoluto bisogno di dare il via a un filotto di risultati che lo potrebbe riportare in una posizione altissima di classifica: spero che il Livorno ci sottovaluti un po' (ride, ndr) perché, se i giocatori amaranto dovessero avere una voglia di rivalsa pari alle loro qualità tecniche, per noi sarebbe estremamente difficile riuscire a portare a casa un risultato positivo.


