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Scritte contro la gestione pisana dei bar dello stadio d'ArdenzaTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca
lunedì 9 agosto 2010, 18:12Calcio
di Tony Faini
per Amaranta.it

Scritte contro la gestione pisana dei bar dello stadio d'Ardenza

Livorno – Tre scritte contro la nuova gestione dei bar dello stadio d’Ardenza, affidata ad una società pisana, sono comparse nei pressi dell'impianto sportivo intitolato ad Armando Picchi, rinnovando la rivalità fra Livorno e Pisa. Lo stadio è di proprietà del Comune di Livorno e la gestione è stata concessa a seguito di una gara svolta in virtù di un bando pubblico. La scritta più esplicita è "Giù le mani dal bar dello stadio" ed è firmata Curva Nord. In un'altra scritta, non firmata, viene invece insultato il dirigente del Comune che ha seguito le procedure di appalto. Nella terza, inoltre, c'è scritto "Pisani un se ne vogliano", con chiaro riferimento alla ditta Chiosco Marameo di Cascina che ha acquisito il diritto a gestire tutti i punti ristoro all'interno dello stadio, compreso lo storico bar posizionato sotto la tribuna coperta, che per sessant'anni è stato aperto tutti i giorni (uno dei pochi esempi in Italia) fino a divenire uno dei luoghi più frequentati dalla tifoseria amaranto. A gestire il tutto, fino a pochi mesi fa, è stato Mario Bianchi, ex giocatore del Livorno, che ereditò il bar sotto la tribuna dal padre e che in quattro decenni, fino momento della sua scomparsa, lo aveva fatto diventare una sorta di "piccolo museo" del calcio amaranto, grazie alle foto e ai cimeli che adesso sono tornati nella disponibilità della famiglia. Per qualche mese, dopo la scomparsa di Bianchi, i bar dello stadio sono stati sottoposti ad una "gestione temporanea" e grazie alla volontà di tanti sportivi era stato ricostituito quel "piccolo museo" che faceva sentire il tifoso amaranto, quando scendeva a prendere un caffé o un ponce, a casa propria. Ora invece la gestioone è stata affidata a una società di Cascina, piccola città alle porte di Pisa. Inevitabili sono scoppiate le polemiche, con fazioni di "pro" e "contro" l'operazione. E ancora non si sa bene come andrà a finire. Ma sia chioaro: la "guerra del bar", su cui nei giorni scorsi sono intervenuti anche i politici locali, è solo l'ultimo episodio di una rivalità che non accenna ad allentarsi. Nelle settimane scorse il centrocampista Cristian Amoroso, pisano, ha rifiutato il trasferimento al Livorno. E fra qualche settimana l'Ordine nazionale dei giornalisti, a Roma, dovrà pronunciarsi sul ricorso presentato da alcuni giornalisti livornesi che, dopo essere stati aggrediti e colpiti, furono addirittura dileggiati in diretta tivù da alcuni colleghi pisani nel corso di un derby giocato all'Arena Garibaldi, lo stadio di Pisa, ben otto anni fa, all'epoca della Serie C1. Il tutto mentre il vicesindaco di Pisa, Paolo Ghezzi, è tornato di recente a parlare di stadio unico per le due città, rilanciando un'idea che ogni tanto viene fuori e che in passato ebbe anche il patron neroazzurro Romeo Anconetani, che voleva fare una squadra unica, la Pisorno, con stadio a Tirrenia. Ma è un'idea che viene e va senza effettive conseguenze, almeno così è stato finora, per fortuna. Tanto che a Livorno, all'epoca di Anconetani, quando si parlò di Pisorno, qualcuno sarcasticamente commentò: "Se proprio squadra unica deve essere, si chiami Livorno, vesta l'amaranto e giochi all'Ardenza!".