Quando i Tesoro volevano comprare il Livorno
Livorno - Ve li ricordate i Tesoro? E' la famiglia di imprenditori siderurgici (padre e figlio, Savino ed Antonio) di origine meridionale che a marzo di questo anno si fece viva con Spinelli quando lo sciù era in preda ad un acuto attacco di demoralizzazione e desideroso di cedere il Livorno. I Tesoro sono proprietari della Pro Patria (Seconda Divisione Lega Pro) ed arrivarono anche a visionare i libri contabili della società amaranto, con una fetta di tifoseria labronica che in preda al fuorore antispinelliano avrebbe visto di buon occhio l'avvicendamento. Qualche mese dopo i Tesoro alzarono l'asticella delle loro ambizioni decisamente più in alto cercando di convincere Cairo a cederli il Torino; il patron granata potrà avere tanti difetti, ma anche il pregio di volere conoscere bene chi ha davanti e lasciò perdere. Bene, i Tesoro se la stanno passando male facendo vivere dei bruttissimi giorni alla squadra bustocca, in piena corsa per tornare direttamente nella ex C1 dopo l'onta della retrocessione: la società è in vendita, gli acquirenti latitano, ma la cosa più grave è che da mesi i giocatori non ricevono lo stipendio, altri sono al minimo sindacale, le linee telefoniche della società sono state staccate e solamente l'attaccante Ripa è riuscito a riscuotere alcuni arretrati. Domenica la protesta è culminata in occasione della partita contro il Montichiari in casa vinta per 1-0: spalle voltate per i primi trenta secondi e cori ostili alla proprietà da parte della tifoseria. Finita qui? No. E' seguito lo sfogo contro i Tesoro dell'allenatore Novelli, il deferimento alla Commissione Disciplinare e, precedentemente, la messa in mora della società che scadrà il 20 dicembre. Per i tigrotti la fine di un'illusione, per il Livorno molto probabilmente un incubo sventato.


