Allegri, storia di un vincente
Livorno - E' l'allenatore del momento e non potrebbe essere diversamente. Parliamo di Massimiliano Allegri, del "nostro" Allegri. "Acciuga", come lo soprannominavano qui ai tempi della sua militanza nel Livorno in anni in cui gli amaranto erano ben lontani dal fare l'altalena tra A e B e dove perfino pensare di militare in cadetteria un giorno, c'era il rischio di essere considerati dei pazzi. Venuto dalle fila della Cuoiopelli, primo viaggio con la maglia della sua città durato tre anni, svolti talmente bene che Romeo Anconetani (che di giocatori ne capiva eccome) decise di portarlo a Pisa dove però non fu fortunato. Il ritorno in quella che allora era la Pro Livorno gli permette di essere il leader di quel gruppo che, partito con ambizioni di promozione in C1 (fastosa presentazione all'hotel Palazzo con Sergio Brighenti) dovette raggiungere la permanenza in quarta serie solo all'ultima giornata. Allegri fu uno dei più positivi: 8 reti in 32 partite ed un caratterino niente male, come quando dopo aver messo al sicuro il risultato segnando il 2-0 in casa contro il Ponsacco: esultanza con gestaccio verso i tifosi della tribuna e schiaffo rifilatogli dall'allora mister Corrado Viciani. Se la fine del Livorno era comunque dietro l'angolo, la carriera di Allegri comincia ad esplodere: nel Pavia di Achilli in C, poi grande protagonista a Pescara con Giovanni Galeone che lo vuole a tutti costi e prima promozione in A nel 1993, obiettivo che avrebbe centrato anche a Perugia tre anni dopo; nel mezzo un biennio in massima divisione a Cagliari. Tra il '97 ed il '98 gira per un anno e mezzo tra Padova e Napoli, prima di ritornare per due anni a Pescara in B chiudendo con la piazza abruzzese nel 2000. A 33 anni affronta per l'ultima volta il calcio di livello con la Pistoiese per poi strappare l'ultimo contratto con l'Aglianese in serie D, ma contribuendo a portare i neroverdi per la prima volta nel mondo del professionismo. Ed è proprio nella cittadina che Allegri inizia la sua carriera di allenatore, cominciando a diventare il "conte Max": salvezza nel 2004, poi direzione Ferrara dove conduce gli estensi al nono posto e meritandosi le attenzioni del patron del Grosseto Camilli, noto mangiallenatori e che coltiva col mister labronico un poco simpatico rapporto di amore-odio per un biennio: 2005/06 e 2006/07 in C1, nonostante i risultati positivi, ma il merito della promozione in B se lo prende Cuccureddu. Ormai però Max ha fatto breccia ed il Sassuolo dell'ambizioso Squinzi gli affida la panchina per la stagione 2007/08: una cavalcata trionfale con accesso alla cadetteria per la prima volta nella storia del club modenese arrivato con 90' di anticipo. Vince il premio "Panchina d'oro Prima Divisione" per questo risultato. L'anno dopo avrebbe potuto trovare il Livorno appena sceso dalla A, dove invece Allegri approda grazie al fiuto di Cellino alla ricerca di un giovane mister motivatore in grado di lanciare il suo Cagliari. Due annate fotocopia, cominciate col freno a mano tirato e chiuse con altrettante salvezze a dir poco in carrozza. Altra panchina d'oro nel 2009. Durante l'ultima stagione in Sardegna le voci che lo vogliono su una panchina di grido si fanno insistenti; il Milan è favorito, nasce una diatriba con Cellino che non vuole lasciarlo libero, ma alla fine veste il rossonero con un contratto biennale. Gira voce che sia stato Galliani a convincere Berlusconi della scelta, poco convinto il cavaliere e più propenso ad un nome di grido che possa soddisfare la piazza. Livornese e con fama di essere di sinistra, i giornali provano a ricamarci sopra ipotizzando chissà quale tipo di rapporto col presidente del Consiglio, il quale gli avrebbe fatto giurare di non essere comunista. Il buono inizio non lo esenta da critiche, c'è chi lo reputa inadatto al Milan, qualche screzio col patron probabilmente c'è, se si pensa ad esempio alla vicenda Ronaldinho: osannato dal cavaliere, relegato senza tanti complimenti in panchina da Allegri che non lo vede pronto ed infine rispedito in Brasile a gennaio. Faccia tosta quindi, che serve quando si ha a che fare con un gruppo di campioni. Ed i risultati alla fine arrivano: all'unficesima giornata arriva il primato che non verrà più mollato fino ad oggi. Lo scudetto dopo 8 anni si appresta a tornare sulle casacche rossonere anche per merito del "conte Max", uomo che ha conosciuto la gavetta sul campo e in panchina ed è proprio per questo che si merita questo successo atteso da molto tempo dai tifosi milanisti.


