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tmw / livorno / Editoriale
Un campionato buttato al ventoTUTTOmercatoWEB
© foto di Image Photo Agency
lunedì 23 maggio 2011, 15:18Editoriale
di Marco Ceccarini
per Amaranta.it

Un campionato buttato al vento

Livorno – Peccato non ce l’abbia fatta, perché da quanto mostrato nelle ultime gare avrebbe senz’altro meritato di giocarsi la roulette, ma di certo il Livorno non ha fallito l’accesso ai playoff perché ha perso a Padova, dove peraltro avrebbe meritato il pareggio, ma per quanto ha dilapidato durante tutto l’arco del torneo, quando ha perso all’Ardenza punti importanti, e talvolta partite cocenti, contro formazioni di medio o basso rango. E’ lì, infatti, che il Livorno ha buttato via il suo campionato. E lo ha fatto sia con Pillon che con Novellino in panchina, anche se fra i due vanno fatti dei distinguo.
A scanso di equivoci, e con il dispiacere nel cuore perché chi scrive all’inizio era entusiasta dell’allenatore di Preganziol, va detto che le responsabilità maggiori vanno attribuite al tecnico veneto, reo da una parte di non aver saputo infondere cinismo e determinazione alla squadra, dall’altra di non aver utilizzato appieno tutta la rosa a disposizione. Danilevicius, ad esempio, non sarà un fenomeno, ma nessuno può imputargli scarsità di impegno per la maglia che indossa, pertanto se meglio responsabilizzato poteva dare un contributo ben maggiore alla causa amaranto. Tavano, invece, quest’anno non è stato all’altezza del suo nome e nemmeno Novellino, a dire il vero, è stato in grado di rimotivarlo.
Ed eccoci a Novellino. All’inizio ha traballato anche lui, di certo non ha iniziato con il piede giusto nei confronti della tifoseria che lo aveva criticato per qualche scelta, ma c’è da chiedersi quanto il traballio iniziale della squadra, che anche con lui in panchina ha offerto alcune prove poco dignitose, sia da attribuirsi a sue responsabilità o quanto piuttosto al lascito della precedente gestione. A lui, difatti, va forse imputato di avere impiegato troppo tempo per imprimere ai ragazzi il suo carattere, ma alla fine c’è riuscito ed i risultati si sono visti. La squadra, alla lunga, è diventata grintosa e determinata, perfino cinica, ed è questo il vero successo di Novellino.
Sarebbe importante e utile, secondo il sottoscritto, che il tecnico di Montemarano rimanesse. Potrebbe concludere il lavoro iniziato. Inoltre, se rimanesse, vorrebbe dire che il presidente Spinelli guarda al futuro con un progetto concreto oltre che ambizioso. Il patron, d’altronde, lo scorso anno, al momento della discesa in B, non ha promesso di tornare subito in Serie A ma di voler costruire un progetto almeno biennale. Quanto fatto quest’anno, dunque, potrebbe essere il punto di partenza su cui perfezionare l’ambizioso programma. L’aver sfiorato l’accesso agli spareggi al primo tentativo, anzi, può essere considerato perfino un mezzo successo. E la conferma dell’artefice di questo mezzo successo vorrebbe dire, e chiaramente, di avere un programma serio e soprattutto di volerlo portare a termine.
Quel che dispiace, semmai, è avere la consapevolezza che, già quest’anno, sarebbe bastato veramente poco per fare meglio e centrare i playoff. E’ innegabile, infatti, che al Livorno sia mancato un vero punto di riferimento in attacco. Se, come evidente, su Danilevicius non si è puntato a pieno, perché non si è cercata una vera alternativa al lituano, invece di confermare in rosa l’argentino Cellerino che ha giocato con il contagocce e di prendere a gennaio il bulgaro Galabinov che ha dato l’impressione di non essere all’altezza? E ancora. Perché, dal momento che l’uruguaiano Surraco si è infortunato prima della chiusura del mercato di gennaio, si è ulteriormente impoverita la fascia destra mandando Perticone alla Sampdoria, invece di investire su un nuovo laterale? Sono tutte domande, queste, che non hanno una risposta plausibile e giustificata. Ed è tutto questo, in particolare, che lascia l’amaro in bocca. Perché c’è la netta sensazione, anzi la certezza, che il Livorno, alla fine, abbia pagato molto care queste mancanze. Con dei piccoli investimenti, probabilmente, ora la squadra di Novellino era a giocarsi e playoff. E poiché qualità e carattere non mancano, c’è da immaginare che anche gli amaranto potevano giocarsi alla grande gli spareggi per la Serie A.