Quei maledetti gironi di ritorno
Livorno - Ovviamente siamo solo ad un terzo del girone di ritorno, tuttavia queste prime sette partite stanno mettendo in allarme i tifosi: il Livorno ha raccolto otto punti, figli di due vittorie, altrettanti pareggi e tre sconfitte. Una media da play-out che sta mettendo a repentaglio il secondo posto, ma non ancora la speranza di partecipare agli spareggi promozione, di per sé un eccellente risultato visti gli obiettivi stagionali fissati la scorsa estate. Certo, però, è noto che l'appetito vien mangiando e vedere questa crisi che rischia di far svanire il sogno della promozione diretta fa venire il sangue amaro ai sostenitori, ma ciò che lo fa venire ulteriormente è il fatto che negli ultimi anni ci sono tantissimi precedenti di un Livorno che nella prima metà della stagione va a mille e nella seconda segna di brutto il passo. Si comincia col 2002/03: amaranto al primo campionato di B dal 1972 e l'effetto sorpresa porta a chiudere al secondo posto il girone d'andata con 32 punti. A gennaio partono Piovani, Gelsi e Ruotolo, arrivano i deludenti Cribari e Billio; morale della favola nel ritorno vengono collezionati 17 punti per un totale di 49 ed un decimo posto, ma Spinelli ha ancora l'appoggio totale della tifoseria e per stavolta può andare bene così. Serie A 2005/06, ossia la beffa più grossa per essa: andata a 35 punti e quinta piazza con la zona Champion's ad un tiro di schioppo. Durante il mercato si parla di Di Natale, ma arriva solo Argilli, mentre col disappunto di tutti parte Lazetic fino a lì decisivo ed oltre a lui fanno i bagagli rimpiazzi come Melara, Centi e Vigiani. Come se non bastasse si dimette Donadoni ed arriva il vegliardo Mazzone, il quale ha la disgrazia di passare alla storia per una striscia di sette sconfitte di fila. Al ritorno i punti sono 14, nono piazzamento in attesa di "calciopoli". 2007/08: al giro di boa il Livorno post-Lucarelli si trova nella parte destra della classifica, ma con sei punti di vantaggio sulla terz'ultima. Nel momento del mercato si rompono all'unisono Giannichedda e Bergvold, ma i rinforzi non arrivano. Solo nove punti nella seconda metà d'annata e ultimo posto con 30 punti che vuol dire ritorno in B. 2008/09, scintille nell'andata in cadetteria: amaranto primi con 41 punti e calcio-spettacolo di Acori. Per battere Parma e Bari servono almeno due uomini di spessore, ma arriva solo la meteora Cellerino; le altre non stanno a guardare ed il "Picchi" diventa terra di conquista per formazioni oltretutto di bassa caratura come Modena, Triestina, Ancona e Albinoleffe. I successi in trasferta mitigano parzialmente il crollo, ma non sono sufficienti ad evitare la discesa al terzo posto in classifica con 68 punti e la disputa dei play-off. La serie A del 2009/10 vede la squadra di Spinelli fare il medesimo campionato di due anni prima: discreta andata e nefasto ritorno con soltanto una vittoria. Gli arrivi di gennaio non sono all'altezza e si ritorna in B di nuovo da ultimi della classe con otto punti collezionati nel girone di ritorno. 2010/11: a metà anno quarto posto con 35 punti, un calciomercato che stavolta sembra positivo (arrivano D'Alessandro e Belingheri), ma pure stavolta si precipita con cinque sconfitte di fila e un resto di stagione a singhiozzo con i play-out che ad un certo momento erano lontani solo quattro punti. Si chiude con un beffardo settimo posto e 59 punti nel carniere. Ora la paura che per l'ennesima volta ci si ritrovi davanti ad un film visto e rivisto e molto poco divertente è tanta, anche se obiettivamente resta da capire quali siano i motivi dell'attuale calo. Questione fisica? Troppa pressione per i nuovi scopi da raggiungere? Solo sfortuna? Mancanza di adeguati ricambi? O magari niente di tutto questo o tutto ciò assieme? Certamente la strada da percorrere è ancora lunga, la buona sorte tra pali, infortuni e reti nei minuti finali subite sembra avere provvisoriamente abbandonato la barca livornese, ma è pure vero che alcuni giocatori ci sembrano in netto calo rispetto a prima della sosta natalizia con dirette conseguenze sulla manovra di gioco della squadra, diventata a nostro avviso più lenta e prevedibile. La speranza è che magari ci si trovi davanti a una flessione atletica in virtù dei richiami fatti a gennaio, in vista di uno sprint finale a primavera da fare a tutta. Attenzione però, perché il Verona non vuole perdere ulteriori occasioni e pure il Varese vorrà riprendere la marcia quanto prima. Due squadre, queste, alle quali il Livorno molto presto sarà chiamato a fare visita.


