La metodologia di Montella, anche in nove uomini: l'Aeroplanino non osa, compatta e vince
Matteo Calcagni
Prevalere in nove contro undici, dopo un mese di bocconi amari ingeriti, rappresenta qualcosa di eroico, di leggendario. Un'epicità che trascende le fredde valutazioni tecnico/tattiche. Eppure, al Dall'Ara, il Milan è riuscito a superare il Bologna non solo con grinta e determinazione, ma anche e soprattutto con la metodologia. Ritrovarsi prima in dieci e poi in nove, nella stragrande maggioranza dei casi, porta le squadre ad una sorta di apatica rassegnazione, tale a stendere metaforici tappeti rossi agli avversari. Il Diavolo ha saputo reagire e l'ha fatto con ordine, grazie soprattutto a Montella.
L'EQUILIBRIO DI MONTELLA - A Bologna l'Areoplanino ha dovuto fare i conti con tre "macro-inconvenienti": prima l'infortunio di Romagnoli che ha costretto il tecnico campano alla sostituzione con Zapata, poi il rosso a Paletta (e conseguente cambio Locatelli-Gomez) e infine l'espulsione di Kucka, tamponata con l'ingresso in campo di Poli al posto di Bacca. Dal 4-3-3 iniziale si è passati al 4-4-2 prima e al 4-3-1 dopo, unica possibilità per tentare di tenere in campo e provare a sfruttare le eventuali occasioni. E il Milan, di occasioni, ne ha avute in abbondanza anche in nove. Qualche altro tecnico forse avrebbe fatto scelte diverse, giocandosela con calciatori fuori ruolo nella speranza di avere maggior qualità in avanti, ma l'allenatore rossonero è stato saggio e ha fatto la scelta paradossalmente più coraggiosa.
LO SPIRITO GIUSTO - Montella è riuscito a compattare i suoi, formando un blocco di sette uomini in fase di non possesso palla, riuscendo a ripartire, con logica, una volta riconquistato il pallone. Con due uomini in meno sarebbe stato semplicissimo regalare varchi immensi all'avversario in determinate situazioni, ma il Milan non ha mai "esagerato", sfruttando i ribaltamenti di fronte con ordine, evitando assalti scriteriati, come più volte accaduto in queste ultime settimane (e anche nella prima parte di Bologna-Milan) Va lodata la straordinaria abnegazione di tutti gli uomini sul terreno di gioco, capaci di reggere il campo anche in inferiorità numerica. Deulofeu è stato il migliore in campo, ma non devono passare sotto traccia le prestazioni di Poli, Vangioni, Zapata, Gomez e lo stesso Pasalic, gol a parte, un vero e proprio motorino instancabile tra inserimenti e ripiegamenti. Questo spirito deve essere d'insegnamento per il prosieguo del campionato, per far sì che il traguardo europeo possa davvero materializzarsi.


