E se facessimo un passo indietro?
Fabrizio Tomasello
Piccolo momento autoreferenziale in apertura. Sono andato a ripescare un mio editoriale dello scorso 11 dicembre, era la vigilia di Roma-Milan e l'incipit era il seguente: “Ospite l’altra sera di una trasmissione televisiva, all’ennesima domanda su Roma-Milan ho accusato una vertigine: «Match scudetto o match Champions?». Pensateci, lunedì 12 dicembre il Milan giovane e sfrontato di Montella è chiamato ad uno confronto contro i giallorossi che probabilmente assegnerà il ruolo di anti-Juve ad una delle due squadre. Chi l’avrebbe detto ad inizio stagione?”.
Un episodio che mi è tornato in mente venerdì sera quando, ospite della stessa trasmissione televisiva, la domanda clou aveva decisamente cambiato colore: «Può il Milan dare fastidio alla Lazio nella corsa all’Europa League?».
Sembra passato un secolo e invece si tratta di appena due mesi fa. Otto settimane piene zeppe di emozioni, qualcuna esaltante come la vittoria in Supercoppa a Doha contro la Juventus, molte altre negative, vedi le troppe sconfitte a cavallo di gennaio-febbraio. Fino a mercoledì scorso, il giorno dell’epica vittoria a Bologna in 9 contro 11 che potrebbe di nuovo ribaltare il trend - ci perdoni Nanni Moretti - del percorso rossonero in campionato. Un match fondamentale e decisivo per mettere definitivamente a fuoco le reali potenzialità di questa squadra. Parliamo naturalmente di questioni tattiche, visto che la lunga lista di infortunati e squalificati (con Paletta al suo terzo personale cartellino rosso e Kucka sono già nove gli espulsi in stagione, record tutt’altro che lusinghiero), suggerisce di evitare approfondimenti tecnici, tipo la presunta inadeguatezza di alcuni rossoneri (ogni riferimento ad attaccanti colombiani con il numero 70 è puramente casuale).
La crisi di risultati dei ragazzi di Montella è iniziata proprio quel lunedì 12 dicembre, all’Olimpico contro la Roma, partita che ha segnato un cambio netto nell’approccio alle partite del Milan. Al bando quell’atteggiamento sparagnino - ma redditizio - che aveva portato la squadra al secondo posto, ad un tiro di schioppo dall’invincibile Juventus, e spazio ad una modalità di gioco più aggressiva e propositiva: baricentro della squadra più avanti di quasi 4 metri rispetto ad inizio stagione e via all’arrembaggio, con conseguenze destabilizzanti sia per la difesa che per l’attacco (vedi inizi shock con Torino, Napoli e Juve in Coppa Italia).
Intanto la fase difensiva: con la squadra non più schiacciata dietro a difendere e ripartire, ma proiettata in avanti per offendere e costruire gioco, la linea dei quattro davanti a Donnarumma si trova costretta a coprire una zona di campo decisamente più ampia. Inevitabile quindi una maggiore esposizione alle incursioni degli avversari e alle brutte figura in cui soprattutto Paletta è incappato nelle ultime due gare contro Sampdoria e Bologna.
Ma anche la fase offensiva sembra risentire di questa versione così spregiudicata. L'aspetto più appariscente è che la linea mediana di Montella pare non avere le indispensabili qualità tecnico-tattiche per soddisfare le ambizioni del tecnico, le skills necessarie per far girare la palla con velocità e creatività come si dovrebbe fare per imporre il proprio gioco agli avversari. Quindi la manovra è spesso lenta, prevedibile, involuta e a pagare dazio sono gli attaccanti, chiusi nella morsa di difese chiuse e in evidente difficoltà in spazi strettissimi.
Ed ecco allora il messaggio forte e chiaro arrivato dalla partita di ieri a Bologna. È bastato rispolverare la versione difensiva, oculata, parsimoniosa del Milan, forzata al Dall’Ara dalla contingenza di due espulsioni, per rivedere tutto il meglio mostrato dai rossoneri nella prima metà della stagione: linee serrate, spazi chiusi agli avversari, spirito di squadra da “Orizzonti di gloria” e praterie nella metà campo avversaria per le folate imperiose e geniali dei vari Suso, Delofeu, Pasalic, etc. etc.
Sarà interessante scoprire il pensiero di mister Montella in proposito e quale Milan vedremo lunedì sera a Roma contro la Lazio. La risposta tra 24 ore allo stadio Olimpico: in palio c’è un posto in Europa.


